Luigi Giuliano: il contrabbando a Napoli? Salto di qualità con Lucky Luciano

Luigi Giuliano: il contrabbando a Napoli? Salto di qualità con Lucky Luciano

L’ex padrino di Forcella (passato a collaborare con la giustizia): il traffico è stato spazzato via dalla droga

24 Settembre 2020

«Io sono nato nel contrabbando di sigarette, ho conosciuto tutti i grandi personaggi, a cominciare da quelli della mia famiglia. Il contrabbando è nato a Santa Lucia. Io ho cominciato fin da bambino a interessarmi e a essere ‘inserito’ nell’affare, era l’inizio degli anni Cinquanta». E’ quanto afferma Luigi Giuliano, ex padrino di Forcella (poi passato a collaborare con la giustizia), nel corso di un’udienza del processo Megaride (svoltasi il 17 aprile del 2012), a cui partecipa in qualità di testimone.

Ma come era gestito, a Napoli, il contrabbando di sigarette? Chiede il pm. E Giuliano risponde: «All’inizio era qualcosa di ‘spontaneo’, ognuno, naturalmente inserito nell’ambiente, poteva partecipare con le puntate, per acquistare le sigarette; le cose sono cambiate con l’avvento di Michele Zaza e della mafia, anche se Cosa nostra era quella che storicamente controllava il contrabbando a Napoli, lo faceva già ai tempi di Lucky Luciano. E’ con lui che avvenne il salto di qualità».

Il traffico, poi, verrà gestito direttamente dalla camorra, «che in accordo con Zaza e di conseguenza con i mafiosi siciliani – continua Giuliano – aveva imposto una tangente da far pagare ai contrabbandieri. C’è chi arrivava a versare perfino un miliardo di lire al mese. La tangente, poi, sarà imposta anche da Cutolo e dalla sua organizzazione, e questo fu uno dei motivi che ci portò a fare la guerra contro la Nco». Con quei soldi, spiega il pentito, «si compravano soprattutto delle armi e si rafforzava l’organizzazione». Giuliano, durante l’udienza, parla anche dei principali contrabbandieri dell’epoca e afferma: «Il re del contrabbando non è stato Zaza, bensì Mario Potenza (deceduto nel 2012), detto ’o chiacchiarone (il chiacchierone, ndr), poi c’era la famiglia Giuliano».

Il pm chiede al collaboratore di giustizia se, nel corso della sua carriera nel contrabbando avesse mai avuto rapporti col Montenegro: «Personalmente no, ma gli altri avevano rapporti con il Montenegro, ma anche con la Svizzera. Le sigarette, poi, venivano portate in Albania e da lì partivano le navi con i carichi destinati all’Italia». Il fenomeno del contrabbando, a Napoli comincia ad avvertire un calo sensibile, a metà degli anni Ottanta, quando «la capitale del contrabbando viene spostata a Brindisi, e quando comincia a diffondersi sempre di più la droga», racconta il pentito.

Fonte:stylo24.it/

 

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