Lotta alle mafie, arriva la Carta di Milano

Lotta alle mafie, arriva la Carta di Milano.CARTE SU CARTE,CODICI SU CODICI.MA SE POI  IL TUTTO RESTA INAPPLICATO ?   INSERITE  NELLA” CARTA “LA PENA DI 20 ANNI DI CARCERE PER CHI NON APPLICA  POI LE NORMA

La Stampa, 23 Novembre 2017

Lotta alle mafie, arriva la Carta di Milano

Il ministro Orlando: «Nuove direttive per combattere il crimine del XXI secolo»

di NICOLA GROLLA

«La mafia non ha vinto ma non ha nemmeno perso. L’amara verità è che sta cambiando, rischiando di risultare l’unico corpo sociale che ha resistito alla modernizzazione della società. Per questo dobbiamo darci nuove direttive per battere la mafia del XXI secolo». Con queste parole il ministro della Giustizia, Andrea Orlando ha dato inizio ai lavori degli Stati generali della lotta alle mafie, una due giorni di conferenze e tavole rotonde (23-24 novembre) al Palazzo Reale di Milano che sintetizzano il lavoro svolto sul territorio nazionale nell’ultimo anno: 16 tavoli di discussione gestiti da un Comitato scientifico di 30 esperti che hanno messo nero su bianco oltre 100 proposte. Il tutto per arrivare alla pubblicazione della «Carta di Milano».

La scelta del capoluogo lombardo è tutt’altro che casuale. Qui, nella capitale economica, la mafia mostra i vecchi e nuovi metodi del suo operare: dalla classica intimidazione alla transizione finanziaria passando per l’infiltrazione nel tessuto socio-economico. «Sappiamo che la mafia c’è ma ne facciamo un presupposto per il nostro operato», ha ribadito il sindaco Giuseppe Sala. Un esempio? Il forte utilizzo per fini sociali degli oltre 170 beni confiscati sul territorio milanese. «Il passo successivo – ha continuato Sala- sarà estendere le buone pratiche comunali a tutta l’area metropolitana senza che queste si trasformino in medagliette di merito, ma diventino occasioni di confronto».

Perché, prima ancora della lotta alla mafia, quel che serve è una presa di consapevolezza culturale del problema: «È una chiamata di corresponsabilità», ha rilanciato Orlando. Due i punti su cui, secondo il ministro, bisogna intervenire: «Il primo riguarda l’azione sul territorio. Il secondo passa attraverso il rilancio della cooperazione giudiziaria internazionale».

Per farlo, gli Stati Generali sono divisi in tre panel tematici. Il primo, su mafia e internazionalizzazione. Il secondo, su una nuova consapevolezza del pericolo mafioso che riesca ad andare oltre la solita retorica che separa illegalità e illegalità, Stato e antistato: «Le organizzazioni mafiose non sono isolate, si mescolano fra loro e si innestano nel tessuto socio-economico. Decidono di comune accordo chi dev’essere il comandate della barca piena di stupefacenti che parte dall’America latina e il porto in cui arriva in Italia», ha affermato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. Il terzo, sull’ordinaria azione di contrasto che non vuole essere solo presenza militare, ma costante impegno culturale.

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