L’opera di bonifica dei territori avvelenati va accompagnata dall’arresto dei colletti bianchi responsabili diretti o indiretti

Il problema dell’avvelenamento di ampie zone del nostro Paese con l’interramento di rifiuti tossici non può essere licenziato con una semplice richiesta di bonifica, ammesso che questa sia possibile, in quanto c’è una responsabilità da parte di interi apparati dello Stato che va tutta individuata e perseguita.
Richiedere semplicemente la bonifica, mantenendo in piedi quegli apparati e chi li ha diretti, significa correre il rischio di far mangiare, senza risolvere i problemi, due volte quei lupi famelici che, di fronte alla suggestione dei soldi, non si sono minimamente preoccupati della salute psicofisica di milioni di cittadini e loro stessa.
Non vorremmo trovarci alleati in tale richiesta la stessa camorra che, attraverso l’opera di disinquinamento, ha già intravisto la possibilità di fare affari miliardari ancora una volta.
C’è una parte dello Stato che per decenni ha tollerato, se non incoraggiato, quei traffici di morte.
Ci sono prefetti, magistrati, questori, ministri, presidenti ed assessori di regioni, sindaci, esponenti delle forze dell’ordine, parlamentari, dirigenti di enti, di grandi aziende ecc. che hanno visto e non sono intervenuti o che, addirittura, come nel caso di questi ultimi, si sono resi direttamente responsabili, in connubio con la camorra, di quei loschi traffici che hanno portato la morte in ampi territori del centrosud.
Probabilmente i reati da loro commessi sono quasi tutti prescritti e non potranno, quindi, essere perseguiti.
Ma una risposta lo Stato deve pur darla se vuole salvaguardare la sua immagine e la sua dignità.
Parlare ad uno per dare una lezione a tutti gli altri.
Qualcuno va arrestato e messo dentro per decine di anni.
Ma non il solito fesso, ma qualcuno che “conta” e che ha ricoperto ruoli importanti.
Poi facciamo tutte le bonifiche che si vuole, anche se qualche specialista ci ha fatto notare che queste sarebbero impossibili in quanto sono stati avvelenati i terreni fino a 50-60 metri di profondità.
Ci dicono che ancora oggi i camion della morte continuano a girare ed a sversare veleni nei territori.
Non vorremmo che sotto la spinta emotiva delle comunità che hanno cominciato finalmente a ribellarsi qualcuno stia tentando di cavalcare la rabbia collettiva facendo finta di voler cambiare tutto per non cambiare niente.
Ecco perché noi chiediamo segni concreti rappresentati, a nostro modo di vedere, solo dalla cattura e dalla punizione di alcuni responsabili di questa immane tragedia.

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