L’omicidio di Itri. In provincia di Latina –la “provincia di Casale”, come la definisce la camorra-gli apparati investigativi e giudiziari locali sono estremamente lacunosi ed impreparati

L’omicidio ad Itri
Non intendiamo assolutamente azzardare giudizi sull’efferato delitto avvenuto ieri ad Itri, in provincia di Latina, anche se riteniamo che le modalità con le quali esso è stato perpetrato siano visibilmente ed esclusivamente di stampo mafioso.
Aspettiamo che le indagini svolte dalla Procura della Repubblica di Latina e dai carabinieri portino a qualche risultato e ci auguriamo che questa volta questo sia positivo.
Ci fermiamo qua, per ora.
Ma qualche considerazione è d’obbligo.
Intanto, purtroppo, esso conferma la bontà del nostro convincimento che nella “provincia di Casale”, come l’ha definita anche recentemente Carmine Schiavone, lo Stato ha perso il controllo del territorio.
Punto.
Se localmente ci stesse un efficiente apparato di intelligence certi fatti non si verificherebbero.
Una persona non viene ammazzata senza che a monte non ci sia un’attività, un comportamento che danno fastidio a bande criminali organizzate.
Ci auguriamo che le indagini sappiano far luce su questo aspetto fondamentale.
Ed è proprio questo il punto.
Sono anni che noi stiamo gridando a tutti i venti ed a tutte le latitudini che il quadrilatero Formia-Gaeta-Itri-Sperlonga, al quale, poi, va aggiunto quello di Fondi-Terracina-San Felice Circeo-Sabaudia, sono invasi da mafiosi di ogni specie e fortemente condizionati da clan e ‘ndrine che hanno trovato solide connivenze autoctone.
Gente campana e calabrese soprattutto, ma con profondi e solidi legami con parte di quella del posto, politici, imprenditori, professionisti, cittadini comuni.
Qualche rara inchiesta che è stata fatta dagli organismi investigativi locali – come la “Formia Connection” e la stessa “Damasco”- ha portato a qualche risultato in questo senso, ma non è stata poi supportata dagli approfondimenti necessari e tutto è rimasto come prima, se non peggio di prima.
Dobbiamo essere grati ai Corpi speciali di Roma e di Napoli -DIA e GICO in particolare – ed alle DDA, sempre di Roma, di Napoli e di Reggio Calabria, se si è arrivati e si arriverà a dei risultati positivi nell’azione di contrasto della criminalità mafiosa, ma ci rendiamo conto che la situazione è ormai così compromessa che sarà estremamente difficile bonificare completamente questi territori stanti soprattutto le profonde radici piantate negli apparati politici e nell’economia dai camorristi e dai loro alleati.
Ritornando ad Itri, noi non possiamo che gridare la nostra rabbia in quanto sono anni che noi stiamo chiedendo di controllare concessioni edilizie, varianti urbanistiche, condoni, edilizia abusiva diffusissima dovunque, per individuare se fra tutti gli attori o
beneficiari ci siano camorristi e loro familiari e se fra professionisti locali, amministratori e funzionari comunali, impresari ecc. , ci siano o meno persone che, direttamente od indirettamente, coscientemente o incoscientemente, oggettivamente o soggettivamente, si siano rese complici di atti, comportamenti e quant’altro disdicevoli o illegali.
Inascoltati come al solito.
Ecco i risultati!
Quando il Capo della Polizia ed i Comandi Generali si decideranno a prendere il toro per le corna e a mandare in “provincia di Casale” qual’è quella di Latina, gente esperta e brava nel lavoro di intelligence e nelle indagini patrimoniali ed economiche sarà sempre tardi!

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