“L’omertà più assoluta” Maxi blitz contro i clan nella Foggia criminale. L’OMERTA’ , IL MALE ASSOLUTO DI UN POPOLO  SERVO CHE HA PERSO LA DIGNITA’ E L’ORGOGLIO

La Stampa, 1 DICEMBRE 2018

L’omertà più assoluta” Maxi blitz contro i clan nella Foggia criminale

Trenta arresti, gli inquirenti: “Poche le denunce” Chiedevano il pizzo a negozi, edili e pompe funebri. Estorsioni per far giocare a calcio il figlio del boss

 

di VALERIA D’AUTILIA

 

Le mani dappertutto: dal calcio alle scommesse sui cavalli, dalle attività commerciali a quelle imprenditoriali. «Avevano inquinato i gangli vitali della società». Il silenzio delle vittime e di una città che- da decenni- convive con la criminalità organizzata squarciato dalle sirene di polizia, carabinieri e reparti speciali: trenta arresti a Foggia- alcuni erano già in carcere- nel maxi blitz contro i clan pugliesi. L’hanno ribattezzata «Decima azione»: tante le inchieste, ma per gli inquirenti questa è la più importante operazione antimafia degli ultimi anni. Estorsioni, tentato omicidio e infiltrazioni nel tessuto socioeconomico per quella che il gip definisce «mafia imprenditoriale»: gli arrestati chiedevano il pizzo a commercianti, edili, gestori di slot machine e persino a cliniche private e agenzie funebri, potendo contare su una rete di «omertà assoluta». I provvedimenti sono scattati nei confronti di appartenenti ai clan Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla che si contendono il controllo del territorio. Due «batterie rivali», inquadrate nella cosiddetta «Società Foggiana», associazione mafiosa con tanto di riti di affiliazione. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha impegnato oltre duecento uomini e si inserisce in un filone investigativo che ha portato a svariate sentenze su quella che viene considerata la quarta mafia più spietata d’Italia. Per i clan bisognava colpire chiunque fosse d’intralcio. Già nel 2016 volevano uccidere un ispettore capo di polizia: «Io sono un killer e quel cornuto lo devo sparare». Lo scenario intacca anche il calcio: emergono presunte pressioni e minacce all’ex allenatore del Foggia Roberto De Zerbi, all’ex ds Beppe Di Bari e al figlio del patron Antonio Sannella per ingaggiare un calciatore in Lega Pro e un giovane della Berretti. A loro sarebbero stati imposti gli ex calciatori Luca Pompilio e Antonio Bruno, figlio di Rodolfo, ritenuto vicino al clan Moretti e ucciso lo scorso 15 novembre. «Lungi da denunciare, come dovrebbe fare ogni vittima di estorsione- si legge nelle cartehanno preferito accettare supinamente le richieste formulate, abiurando anche a quei valori di lealtà e correttezza sportiva». Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho non ha dubbi: «Pochi e coraggiosi gli imprenditori che hanno denunciato». Rispetto alle estorsioni ai danni delle agenzie funebri, l’inchiesta ha evidenziato come i clan abbiano inquinato anche i settori amministrativi, potendo contare su notizie riservate- evidentemente trasmesse da dipendenti comunali- relative al numero giornaliero dei morti. «Comunque ho detto a noi non ce ne frega niente…ci devono pagare tutti quanti» e ancora: «Se qualcuno sgarra, lo devi uccidere». Per il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (magistrato in aspettativa) «l’organizzazione è attiva da più di trent’anni e, nonostante i tanti processi, mai si è riusciti a interromperne veramente l’attività»

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