L’ombra della mafia sui partiti nel Lazio

L’OMBRA DELLA MAFIA SUI PARTITI

Il problema è di estrema attualità.

Lo ha riproposto con forza Roberto Saviano ieri su “ Repubblica” in un ampio servizio che riguarda la situazione della Campania.

Ma il discorso investe anche il Lazio, dove, a parte i casi acclarati di Nettuno e Fondi, ormai i tentacoli della piovra si sono estesi in moltissime aree sia del nord che del sud della regione.

E’ difficile, oggi, con la legislazione attuale, dare del “mafioso” al mafioso. Se non c’è una sentenza definitiva della Cassazione si corre il rischio di essere citati per danni.

Ma la mafia c’è, è presente massicciamente, è attiva ed incide sulla vita economica, politica ed istituzionale di moltissimi comuni.

Laddove gli apparati investigativi e giudiziari sono efficienti e il livello di attenzione da parte della società civile è alto, si riesce a bloccarne l’avanzata.

Ma dove, come da noi, le difese sono fragili o inesistenti, il fenomeno diventa irreversibile.

Purtroppo c’è sia nelle istituzioni che nella politica un’area grigia, una zona zuccherosa, dai contorni indefiniti ed indefinibili, che, soggettivamente od oggettivamente, collude con la mafia. Un’area costituita da uomini delle istituzioni, dei partiti politici, delle professioni ed anche di cittadini comuni, che, in un modo o in un altro, fanno affari con le mafie.

E’ ormai una subcultura mafiogena che ha preso il sopravvento nel nostro territorio. Talché, quando “ a pignata ava vugghiri ppi tutti”, va bene a tutti: politici, amministratori pubblici, politici e cittadini comuni. Non tutti, ovviamente, perché ci sono ancora tantissime persone perbene che si battono perché il cancro non divori l’intero corpo.

Oggi tutta l’attenzione è incentrata sul “caso Fondi”, come ieri lo era su Nettuno ed Ardea.

Chi conosce la situazione, però, sa molto bene che Fondi rappresenta solamente un lato della medaglia. Esistono tanti altri punti sensibili: Terracina, Formia, Gaeta, Itri, Sabaudia e, poi, Fiuggi, Cassino, Ostia, Civitavecchia, Tarquinia, Montalto di Castro, Bracciano e così via. Non parliamo della Capitale!

Quello che inquieta è quell’atteggiamento di fastidio che noti quando parli di questa situazione alla maggior parte degli uomini politici, di destra come di sinistra. Come se fosse un problema irrilevante, di secondaria importanza. Lo stesso atteggiamento assunto dai sindacati dei lavoratori, ad esclusione della CGIL, e degli imprenditori, le prime vittime dell’invasione mafiosa.

Ma è sui partiti politici e sulle articolazioni del potere che le mafie tentano sempre di mettere le mani, riuscendoci spesso.

Noi stiamo sempre aspettando gli sviluppi giudiziari della “Formia Connection” e non capiamo le ragioni di tanto ritardo. Dalle intercettazioni vennero fuori nomi eccellenti della politica pontina. Fuori quei nomi!

Nomi che contano, come quelli dell’operazione “ Damasco” su Fondi e. , probabilmente, delle altre operazioni che si dovranno fare in altri comuni vicini e lontani, sempre nel Lazio.

La classe politica, almeno quella non corrotta e che crede ancora nei valori della democrazia e della giustizia, perché, come ha fatto a Fondi, anche se in ritardo, non accetta un confronto con noi tendente a far luce su tante situazioni oscure che, peraltro, la toccano direttamente?

Ai vari Pedica, Veltroni, Garavini, Picierno, Amici e quant’altri si stanno battendo da qualche tempo per il “ caso Fondi” stiamo dicendo con insistenza che esistono altri “casi” che stanno per esplodere: istituiamo un tavolo permanente di confronto (serio, però, con poche persone, operativo, non con soggetti compromessi ed abituati a fare solo passerella e vetrina) che esamini la situazione comune per comune e decida il da farsi per avviare quel processo di bonifica assolutamente necessario ad evitare che tutto il Lazio diventi… Fondi.

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