Lo Stato non ha più il controllo del territorio di Formia e del sud pontino. Spadroneggiano ormai i clan che tentano addirittura di mettere le mani anche sul governo dei Comuni.

Siamo all’attacco finale, quello più sfrontato, aperto, arrogante, allo Stato di diritto, alle istituzioni democratiche.
Le mafie vogliono stare ” DENTRO”, con uno status riconosciuto, ufficiale, non più “per il tramite di”, mimetizzate.
Vogliono gestire direttamente, personalmente, la cosa pubblica.
Vogliono farsi STATO, lo Stato italiano, convivendo, magari in un primo momento, con l’attuale Stato, per, poi, sopprimere questo e diventare esse lo Stato, unico, quello ufficiale.
Si tende sempre più a depotenziare la legislazione antimafia.
A livello centrale si punta a dimezzare le pene per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ad eliminare le intercettazioni, a rendere la Commissione Parlamentare Antimafia uno strumento di intralcio al lavoro della Magistratura inquirente, a rendere sempre più difficile e macchinosa l’applicazione delle pene.
A livello locale si registra l’irruzione sfacciata nella vita pubblica, nel tentativo sempre più arrogante di impossessarsi delle dinamiche del controllo dei governi locali.
Stiamo seguendo in questi giorni gli avvenimenti della campagna elettorale a Formia, un comune importante del Lazio collocato in una posizione strategica fra Roma e Napoli dove nelle varie liste abbiamo individuato decine di candidati “sospetti”.
Il Lazio, la regione della Capitale d’Italia, è da decenni sotto assedio delle mafie.
Nel sud della regione, nelle province di Latina e Frosinone, c’è un clima asfissiante per il radicamento che queste sono riuscite a realizzare nei territori.
Quello di Formia-Gaeta è fra questi.
Ed è proprio a Formia che si ha la presenza di TUTTI i clan della camorra, dai Casalesi ai Mallardo ed a tutti gli altri.
Lo Stato, con le sue articolazioni locali, NON C’E’, quasi a voler lasciare intendere di aver rinunciato al controllo del territorio in favore della camorra…

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