Lo scandalo di Equitalia di Frosinone

Fascicoli di cartelle esattoriali scomparsi e poi ritrovati in un armadio, maxi evasione da 47 milioni di euro e tributi da pagare recuperati e in parte già incassati per un importo totale di 80 milioni di euro. Sono gli sviluppi dell’inchiesta ”Tax Collector” avviata più di un anno fa da Guardia di Finanza e Polizia Postale e incentrata su irregolarità nella riscossione dei tributi in provincia di Frosinone. Ora le indagini sono state chiuse con un bilancio di 13 denunciati, 12 dipendenti della ”Equitalia Frosinone Spa” accusati a vario titolo di frode informatica e abuso d’ufficio e l’amministratore di una holding di imprese, accusato di reati tributari. C’è da dire, però, che mentre sette dipendenti dell’agenzia incaricata della riscossione dei tributi sono stati rinviati a giudizio e un altro ha patteggiato, per altri due, che hanno dimostrato la loro estraneità ai fatti, la posizione è stata archiviata e per altrettanti il Gip ha disposto il proscioglimento.
Le indagini sono partite dopo una denuncia presentata dall’amministratore pro tempore di ”Equitalia Frosinone”. Secondo la ricostruzione degli investigatori, all’inizio erano stati riscontrati numerosi indebiti accessi informatici nell’archivio della Spa, nel corso dei quali erano state sospese un centinaio di cartelle esattoriali o cancellate le notifiche di pagamento (sarebbe emerso un danno all’erario per oltre 400 mila euro) e ritardati gli atti amministrativi concernenti esecuzioni immobiliari per un valore di circa 2 milioni di euro. Altre indagini hanno portato gli investigatori a scoprire che per alcune cartelle esattoriali di rilevanti importi non erano state avviate le procedure di riscossione poiché «risultavano scomparsi», cioè sembravano spariti, singoli fascicoli intestati ad alcuni contribuenti. Ma i finanzieri li hanno ritrovati e sequestrati: stando alle indagini, erano dentro un armadio della Spa e contenevano le cartelle esattoriali cosiddette ”incagliate”, cioè di «improbabile riscossione». Erano riconducibili a 49 contribuenti (persone fisiche e anche alcune società facenti capo alla holding). Gli inquirenti hanno così interrogato diversi contribuenti morosi, persone informate sui fatti ed effettuato verifiche bancarie e patrimoniali. Alla fine, sulla base degli accertamenti eseguiti e della documentazione acquisita, è stato possibile avviare le procedure per la riscossione di oltre 100 cartelle esattoriali ”incagliate” per un importo di 80 milioni di euro: sono state rateizzate. Nell’ambito della stessa indagine, al termine di tre verifiche fiscali nei confronti di imprese, è stata scoperta un’evasione di circa 43 milioni di euro di imposte dirette e di circa 4 milioni ai fini dell’Iva.

Stefano De angelis

(Tratto da Il Messaggero)

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