Lo scandalo di Equitalia a Frosinone

Tax collector
Cartelle esattoriali sospese, 13 indagati

Effettuavano indebiti accessi informatici per sospendere il pagamento di cartelle esattoriali senza autorizzazione degli enti impositori. Il tutto per cancellare notifiche o per ritardare gli atti amministrativi concernenti l’esecuzione di procedure immobiliari in favore proprio, di parenti, amici e conoscenti e imprenditori avvalendosi della qualità di operatori di sistema informatico di Equitalia, la società di riscossione dei tributi della provincia di Frosinone. Dopo un anno d’indagini, il Nucleo di Polizia Tributaria, comandato dal capitano Giovanni De Luca e sotto il coordinamento del comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Giancostabile Salato, ha chiuso la seconda tranche di un’indagine partita più di un anno e mezzo fa su irregolarità sulle cartelle esattoriali. Sono tredici le persone complessivamente denunciate dalle fiamme gialle tra amministratori di società e pubblici dipendenti infedeli (accusati a vario titolo di frode informatica, abuso d’uffico e frode fiscale) nell’ambito dell’operazione denominata «Tax Collector» che ha riguardato le presunte irregolarità nella riscossione dei tributi in provincia di Frosinone. L’indagine, partita inizialmente dal dipendente Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dalla Polizia Postale di Frosinone e coordinata dalla Procura della Repubblica nella persona del sostituto procuratore Tonino Di Bona, a seguito di specifiche denunce presentate dall’amministratore pro-tempore della società di riscossione «Equitalia Frosinone S.p.A.«», si è articolata in varie fasi ed ha preso in esame la riscossione dei tributi nella provincia di Frosinone. Sono stati accertati oltre cento indebiti accessi informatici nel corso dei quali sono state sospese un centinaio di cartelle esattoriali ovvero cancellate le notifiche effettuate per le medesime evidenziando un danno all’erario per oltre 400.000 euro, nonché ritardi nelle procedure di riscossione mediante esecuzioni immobiliari per un valore di circa due milioni di euro. In particolare per alcune cartelle di rilevanti importi non erano state avviate le procedure di riscossione, in quanto risultavano scomparsi i singoli fascicoli intestati ad alcuni contribuenti, nei quali era custodita la documentazione predisposta per la riscossione (le cartelle esattoriali emesse, le notifiche effettuate e gli atti concernenti le procedure esecutive avviate). Nel corso dell’attività investigativa sono stati reperiti e sequestrati i fascicoli scomparsi dei contribuenti (dove erano custodite le cartelle esattoriali c.d. «incagliate»). Sono stati interrogati numerosi contribuenti morosi e persone informate sui fatti. Sono stati sviluppati i dati informatici inerenti le cartelle esattoriali ed effettuati accertamenti bancari e patrimoniali nei confronti di vari soggetti coinvolti nelle indagini. Nel mirino è finita una holding societaria di rilevanza nazionale con sede nella provincia di Frosinone, per la quali le cartelle esattoriali, di rilevante importo, risultavano «incagliate» ovvero non ancora riscosse in quanto non erano state avviate le rituali procedure esecutive. Di rilievo nello sviluppo delle indagini è stato il ritrovamento e sequestro dei fascicoli relativi a 49 contribuenti contenenti le predette cartelle esattoriali «incagliate», che risultavano come smarrite e di improbabile riscossione, per mancanza della documentazione cartacea afferente le notifiche e le procedure esecutive. Sulla scorta della documentazione acquisita e sequestrata è stato consentito di ottenere la riscossione di oltre 100 cartelle esattoriali «incagliate» e di avviare procedure per la rateizzazione delle medesime cartelle per un importo di circa 80 milioni di euro. Durante l’indagine penale la Finanza ha effettuato tre verifiche fiscali nei confronti di imprese di rilevanti dimensioni che hanno consentito di scoprire, occultati tra le pieghe di bilancio delle società verificate, una evasione ai fini delle imposte dirette pari a circa 43.000.000 di euro tra ricavi, ritenute ed Irap non dichiarati, nonché violazioni ai fini dell’Iva pari ad oltre 4.000.000 di euro. Per gli importi contestati è stato proposto all’Agenzia della Entrate, nei confronti di ciascun soggetto verificato, l’adozione delle misure previste dalla legge a tutela del debiti erariali. Sono stati deferiti, poi, per reati di natura tributaria (violazioni al D. Lgs. 10 marzo 2000, n. 74) i rappresentanti legali delle tre società verificate e diversi tra funzionari ed impiegati della «Equitalia Frosinone».
Pietro Pagliarella

(Tratto da Il Tempo)

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