Lo gnommero italiano

In ben 12 dialoghi, Platone argomenta che, per fondare la democrazia, bisogna allontanare dalla città retori e sofisti, che non dimostrano ciò che sostengono, ma persuadono le folle a partire dalla mozione degli affetti, dai dettati ipnotici che propongono con i loro effetti discorsivi, cioè in un modo del tutto irrazionale. La democrazia si fonda su elementi razionali, su chi vigila cosa, sulla decisionalità partecipata, non su elementi irrazionali

In ‘Quer pasticciaccio brutto de via Merulana’, romanzo ideato a partire dal 1945, che narra di una indagine, condotta dal commissario della Squadra Mobile di Polizia ‘Don Ciccio’ Ingravallo su un furto di gioielli, ai danni di un’anziana donna di origini venete, la vedova Menegazzi, in un tetro palazzo di via Merulana 219, noto come ‘Palazzo degli Ori’, a due passi dal Colosseo, dove in seguito viene uccisa la moglie di un uomo facoltoso, la signora Liliana Balducci, dalla quale Ingravallo è attratto, lo scrittore italiano e giornalista RAI Carlo Emilio Gadda scrive: “Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Ma il termine giuridico «le causali, la causale» gli sfuggiva preferentemente di bocca: quasi contro sua voglia”.
Il giallo non ha soluzione e non si chiude con la scoperta del colpevole: Gadda stesso sosteneva di non sapere chi fosse; secondo la sua concezione, la realtà è troppo complessa e caleidoscopica per essere spiegata e ricondotta ad una logica razionalità, la vita è un caos disordinato, un “pasticciaccio” di cose, persone e linguaggi. Il “pasticciaccio” è “brutto” proprio perché è uno “gnommero”, un gomitolo, una matassa ingarbugliata, inestricabile, inscindibile, che rappresenta uno spaccato della società italiana.

Veronica Lario, nome d’arte di Miriam Raffaella Bartolini, tra i principali azionisti del quotidiano ‘Il Foglio’, diretto da Giuliano Ferrara, e attrice italiana che, durante una rappresentazione al teatro Manzoni di Milano nel 1980 ne conobbe il proprietario Silvio Berlusconi, intraprendendo con lui una relazione, martedì sera 28 aprile 2009, con una e-mail all’Ansa, in risposta all’articolo dal titolo “Donne in politica: il ‘velinismo’ non serve” di Sofia Ventura, pubblicato sul periodico on line della ‘Fondazione Farefuturo’, presieduta da Gianfranco Fini, proprio nel mezzo della campagna elettorale per le europee, stigmatizzando duramente le belle donne candidate nel PdL e criticando il comportamento del marito, dopo aver partecipato in una discoteca napoletana alla festa per i diciotto anni di Noemi Letizia, una ragazza di Casoria, scriveva:
“Non posso più andare a braccetto con questo spettacolo. Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. […]. Tutto in nome del potere. Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica. E per una strana alchimia, il Paese tutto concede, tutto giustifica al suo Imperatore. […]. Mio marito insegue lo spirito di Napoleone, non di un dittatore. Il vero pericolo è che in questo Paese la dittatura arrivi dopo di lui, se muore la politica, come temo stia succedendo. Io ho fatto del mio meglio, tutto ciò che ho creduto possibile, ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene, è stato tutto inutile. Credevo avessero capito, mi sono sbagliata”.

La donna, anima sensibile, motivo di elevazione, riesce a cogliere immediatamente particolari e sfumature che gli uomini, forse, neppure dopo una vita intera riusciranno a capire, la razionalità narcisistica del maschio è messa a soqquadro dalla libertà dell’intelligenza emotiva della donna, la donna sa leggere ‘tra le riga’, la donna riesce a leggere lo spazio tra una frase scritta e l’altra, l’uomo no. Chi meglio di una donna può capire un uomo che, nella fattispecie, ha avuto accanto per 29 anni? La signora Lario, che Vittorio Feltri, nell’editoriale di ‘Libero’ del 30 aprile 2009, definì “donna stravagante, forse eccentrica”, “velina ingrata” che “sicuramente è pericolosa per Berlusconi … uomo che non può essere distratto dai capricci rumorosi della moglie”, decise di rivelare in modo pubblico un fatto privato per tutelare la sua “dignità di donna”, per dare “l’esempio di una donna che sa tutelare la propria dignità”, perché “quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza, la mancanza di ritegno del potere e questo va contro le donne in genere, soprattutto contro quelle che sono sempre state in prima linea e ancora lo sono, a difesa dei propri diritti”. Il messaggio della signora Lario è un inno alla femminilità, una esaltazione della bellezza intellettuale della donna, una esclamazione di dignità, le sue parole, troppo velocemente dimenticate dai media, troppo celermente messe in soffitta, costituiscono un monito a vigilare.

Il suo gesto e il suo comportamento rappresentano uno scacco verso il sistema, che offre carni vergini in pasto ai draghi, che “sfrutta la donna-tangente come bustarella in carne ed ossa, che crea omertà e salda amicizie virili a poco prezzo, l’ultima invenzione della creatività imprenditoriale rampante” (da ‘L’infedele’, programma di approfondimento di Gad Lerner, del 12 febbraio 2010 dal titolo: ‘Bertolaso, forse ti è sfuggito qualcosa?’). Le parole della signora Lario rappresentano il grido di una donna rivolto a tutte le donne, alla loro intelligente femminilità, non al corpo, ma alla persona, non alla donna oggetto della bramosia, del possesso del maschio dominante. La donna si può sfiorare, ma non possedere, la donna si può accarezzare, ma mai ingabbiare, snaturerebbe l’ontologia della femminilità. Ma quella che Feltri bollò come colei che si esibiva “a torace nudo sul palcoscenico del teatro Manzoni (Milano) dove Silvio la conobbe, innamorandosene”, voleva anche anticipare una riflessione sullo stato di salute mentale del marito? Cosa sarebbe l’Italia, se fosse governata da un Capo del Governo “che non sta bene”? E’ previsto nella Carta Fondamentale della Repubblica italiana un organo preposto a vigilare sullo stato di salute mentale del Capo del Governo? Quando in una famiglia uno dei membri vive in uno stato di sofferenza psichica, tutta la famiglia ne risente, tutto il sistema-famiglia vive la dimensione del malessere del singolo. L’Italia in questi anni, in questi giorni, è simile ad un atleta che non si allena più da tempo, in affanno, in crisi, con tutta la rabbia in corpo di volere ritornare ai livelli agonistici di un tempo. L’Italia è un Paese che vive in una condizione di sofferenza e malessere psichico, perché è governata da “una persona che non sta bene”?

L’editoriale del 4 settembre 2009, dal titolo ‘Peligro público’, de ‘El País’, periodico non sportivo a maggior diffusione in Spagna, che fa parte del conglomerato mediatico del ‘Grupo Prisa’, diretto da Jesús de Polanco, che nel 1989 ha avviato collaborazioni con altri giornali europei e che partecipa ad una rete di risorse comuni con ‘La Repubblica’ in Italia e ‘Le Monde’ in Francia, riferendosi all’imprenditore Silvio Berlusconi, così concludeva: “Oltre a controllare i media pubblici, Berlusconi è il maggiore imprenditore della comunicazione dell’Italia. Adesso vuole liquidare i media, nazionali ed esteri, che resistono al suo dominio. Ha chiesto anche agli imprenditori di non pubblicizzare i loro prodotti in quei periodici che lo criticano. Quest’uomo è, come ha detto sua moglie, “ridicolo”; ma è anche un pericolo pubblico”.

Il 10 settembre 2009, durante la conferenza stampa congiunta del Presidente Silvio Berlusconi e del Presidente José Luis Rodríguez Zapatero, al termine del Vertice intergovernativo italo-spagnolo, tenuto sull’isola de La Maddalena, alla domanda di Miguel Mora, giornalista de ‘El Pais’, concernente la richiesta di spiegazioni sul giro di prostituzione, di veline alle sue feste e sulla necessità di rassegnare le dimissioni da Primo Ministro “per tranquillizzare un po’ gli animi”, con il suo solito sorriso sardonico, lo stesso sorriso che Omero dipinge sul volto di Ulisse, nel libro XX dell’Odissea al verso 302, quando sta per scagliarsi contro i Proci, Silvio Berlusconi, mostrando il suo machismo al mondo e con il suo solito spirito da conquistadores, affermava: “E’ invidioso è, abbiamo molte turiste straniere che hanno prenotato per le vacanze del prossimo anno. […]. Io dico che alzi, tra i maschi miei colleghi, qualcuno qui presente, la mano a dire che non è una cosa gradevole quello di sedersi ad un tavolo e, invece di trovarsi soltanto persone lontane dall’estetica, se invece gli occhi si possono posare su delle presenze femminili gradevoli e simpatiche […]. Quando io sono stato vittima di un attacco di una persona che ha voluto creare artatamente uno scandalo, io mi sono comportato come si deve comportare, secondo me, ogni padrone di casa, che non sia diverso dalla normalità delle persone, ma anche da lì è venuta fuori la prova che io non ho versato una lira, un euro, per avere una prestazione sessuale e allora confermo, aldilà di questo, che nella mia vita io non ho mai neppure una volta dovuto dare dei soldi a qualcuno per una prestazione sessuale e le dico anche perché, perché da chi ama conquistare, la gioia e la soddisfazione più bella è la conquista, se tu paghi, mi domando, che gioia ci potrebbe essere”.
La ‘Libertad Digital Televisión’, canale disponibile attraverso il servizio di ‘Internet Protocol Television Zattoo’, una Internet Protocol Television peer-to-peer, attualmente disponibile in Svizzera, Danimarca, Gran Bretagna, Spagna, Germania e Norvegia, commentava che Berlusconi ha dedicato gran parte della conferenza stampa congiunta con Zapatero per “hablar de sus problemas personales” (“per parlare dei suoi problemi personali”).

Il 12 settembre 2009 il Primo Ministro spagnolo Zapatero, rispondendo ai giornalisti, a margine del suo incontro a Parigi con il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, in merito al comportamento di dominanza assunto da Berlusconi, durante la conferenza congiunta di due giorni prima, affermava: “Se mantengo il silenzio è per un segno di rispetto e cortesia istituzionale”. Elena Salgado Méndez, Secondo Vice Presidente del Governo spagnolo e Ministro dell’Economia e delle Finanze, affermava di non aver gradito molto il commento di Berlusconi sulle donne del governo spagnolo e il suo sarcasmo.

In un’intervista, pubblicata il 18 settembre 2009 sul quotidiano spagnolo ‘El Pais’, rilasciata al corrispondente da Roma Miguel Mora, dal titolo “No será la Iglesia la que acabe con Berlusconi” (“Non sarà la Chiesa a farla finita con Berlusconi”), il maestro Andrea Camilleri, dipingeva l’oscurità del panorama politico italiano, chiamando Silvio Berlusconi “buffone delirante perché riflette il peggio di ciascuno di noi e suscita l’invidia che ogni italiano prova nei confronti delle motociclette che non rispettano nessuna regola del codice della strada”. Camilleri, che definiva il Partito democratico “un monstruo de dos cabezas” (“un mostro a due teste”), argomentava che gli italiani amano così tanto Berlusconi “perché si guardano allo specchio e sono uguali. Impera una maleducazione insopportabile”. E della signora Lario, esempio di “civismo femminista”, Camilleri diceva: “Non è mai stata una velina, era un’attrice di teatro e anche abbastanza dotata. E’ una donna offesa che non ne può più, che non può parlare con suo marito e decide di farlo attraverso i media. Mia moglie, se facessi una cosa simile, mi butterebbe giù dalla finestra. Ciò che risulta davvero offensivo è l’esibizionismo di papi, così poco serio. Sei un nonno di 72 anni! Se vuoi farlo, fallo con discrezione, cosciente di ciò che sei. E poi, che figuraccia! Se dici di frequentare minorenni è già un orrore, ma le escorts…”. Nell’intervista il maestro del romanzo noir parlava di una situazione italiana “sul punto di un’implosione” e concludeva asserendo che “non sarà la Chiesa a farla finita con Berlusconi. Spero siano i cittadini a farlo”.

Nell’intervista raccolta dal giornalista di ‘Anno Zero’, Stefano Maria Bianchi, andata in onda durante la puntata del programma di Rai Due del 17 dicembre 2009, Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista, pochi giorni dopo l’aggressione al Premier del 13 dicembre 2009 in Piazza Duomo a Milano, così affermava: “A me non pare che ci sia una correlazione tra le campagne di odio e i gesti. Nel senso che l’odio e l’amore sono gli indotti di coloro che detengono il potere con strumenti di tipo carismatico. Non c’è dubbio che Berlusconi è una persona carismatica, quindi produce amore e odio. Amore e odio sono sentimenti e come tali si muovono nello scenario dell’irrazionale e se uno non controlla i propri sentimenti automaticamente compie dei gesti. Allora il problema è che il clima d’odio è proprio una inevitabile conseguenza di tutte le leadership carismatiche, così come le dimensioni d’amore. Alla stessa maniera che si dice ‘meno male che Silvio c’è’, così si crea anche una controparte di odio. Non è l’odio il mandante, il clima d’odio il mandante, ma è il carisma che prepara il terreno a che queste cose accadano”.
Ancora, spinto dal giornalista Bianchi ad una riflessione sul fotogramma, che ritrae Berlusconi, quando esce, “come un leone”, dalla macchina, sporgendosi dal predellino, rivolgendosi alla sua gente con un atto di grande coraggio, Umberto Galimberti affermava: “E’ un gesto molto forte quello di apparire al proprio popolo con la faccia rovinata, martirizzata, se poi teniamo conto che noi italiani abbiamo nel sottofondo psichico della nostra cultura questa apologia e devozione del martirio, questa figura inevitabilmente gli creerà un ulteriore consenso e alla stessa maniera gli creerà un ulteriore contrasto emotivo. Quello che io voglio sottolineare e che se una leadership, se un potere si regge sulle basi emotive è molto molto pericoloso, abbiamo già passato la linea di demarcazione della democrazia. La democrazia funziona per argomenti, prima ci sono i fascini, ci sono i carismi, ci sono i plagi, ci sono le adorazioni, quindi c’è anche l’odio”.

In ben 12 dialoghi, Platone argomenta che, per fondare la democrazia, bisogna allontanare dalla città retori e sofisti, che non dimostrano ciò che sostengono, ma persuadono le folle a partire dalla mozione degli affetti, dai dettati ipnotici che propongono con i loro effetti discorsivi, cioè in un modo del tutto irrazionale. La democrazia si fonda su elementi razionali, su chi vigila cosa, sulla decisionalità partecipata, non su elementi irrazionali. La democrazia, di per sé, non è segno di benessere e di cura del bene comune, la democrazia è uno strumento, è un metodo, il miglior metodo possibile messo a punto dall’uomo finora per aver cura della cosa pubblica. La televisione è la massima espressione dell’evento retorico, dove si vince o si perde a partire dall’effetto che un discorso fa, dalla capacità di essere pronti, spiritosi, con la battuta immediata: tutto ciò non appartiene al genere dell’argomentazione, tutto ciò non costruisce la democrazia. Infatti il rischio è di una deriva telecratica, vale a dire passare dalla democrazia a ‘qualcosa d’altro’. La discussione politica si è spostata dal Parlamento, sede della democrazia, alla televisione, sede della retorica, una sorta di sospensione dell’evento democratico a favore dell’elemento retorico, che si basa sulla dimensione irrazionale.

Il 10 febbraio 2010, Robert Maggiori, giornalista di ‘Libération’, chiamato ‘Libé’ dai suoi lettori, storico quotidiano francese la cui sede è situata nel III arrondissement di Parigi, fondato nel febbraio del 1973 da Jean-Paul Sartre, Serge July, Philippe Gavi, Bernard Lallement e Jean-Claude Vernier, in un articolo dal titolo “L’Italie de Berlusconi, un pays en voie de barbarisation” (“L’Italia di Berlusconi, un Paese in via di imbarbarimento”), disegnando un ritratto impietoso del nostro Paese, al tramonto del ventennio berlusconiano, asseriva: “L’Italia è un Paese normale? L’anomalia rappresentata da Berlusconi – il fatto che concentri in sé il potere politico e mediatico, che utilizzi il Parlamento come un’azienda destinata a fabbricare leggi che lo salvino dai tribunali, che vomiti insulti sulla magistratura, che critichi continuamente la Costituzione, che riduca la politica a un cumulo di barzellette e dichiarazioni istrioniche, che porti con sé il peso dei suoi scandali sessuali – tutto questo spingerebbe a rispondere di no. Ciò che colpisce, ad esempio, è il fatto che dopo essere stata considerata il laboratorio-avanguardia dell’idea di Europa, l’Italia è oggi regredita a uno status ‘provinciale’. La sua stessa classe politica è provinciale, viaggia poco, soltanto di rado parla inglese. Il ruolo centrale ancora attribuito alla televisione immobilizza il Paese agli anni ‘80. Tutto è intrattenimento, pubblicità, talk show urlati, fondi schiena e merletti, le trasmissioni di inchiesta sono rarissime e di conseguenza quelle a cui potrebbero partecipare filosofi, storici, sociologi, psicanalisti o uomini di scienza praticamente non esistono. […]. Berlusconi è un uomo di televisione vecchio stile, per il quale Internet è un mezzo pericoloso, incontrollabile e fuori dal suo impero. Ma è a livello sociale che la regressione è più netta. Berlusconi catalizza talmente l’attenzione che all’estero non si percepisce come il fatto più importante sia piuttosto una leghizzazione della società, che porta con sé una degradazione morale e civica, un imbarbarimento dell’Italia”.

La democrazia non può e non deve finire, è un metodo perfettibile dal punto di vista ‘accidentale’, ma non dal punto di vista ‘ontologico’, senza dubbio siamo in un epoca di forte ‘rivoluzione concettuale’, si assiste alla transizione da un paradigma concettuale ad un altro, si sta dischiudendo la strada verso una forma di democrazia più evoluta, densa, appassionata e partecipata, quale è la ‘democrazia postmoderna’. Una democrazia postmoderna spinge alla partecipazione, spinge ad una cittadinanza attiva, ad un impegno civico propositivo, ad una azione risolutiva, a scendere in piazza liberamente e disarmati, la democrazia postmoderna è disarmata e disarmante, è una democracy botton-up (‘democrazia dal basso verso l’alto’), non più popolo, come serbatoio di voti, bensì cittadinanza partecipata. La politica al maschile è fallita, superata, il machismo politico ha fatto il suo corso. Un nuovo paradigma socio-politico preme per essere accettato. Questi argomenti risultano incomprensibili alla politica vecchia maniera, sono duri da intendere al politico ancorato all’ancien régime, vi è in atto uno scontro di paradigmi politici, il nuovo che preme porta con sé novità cognitive. Premono nuovi verbi che si scritturino nello spazio della polis. Solo con una ventata di novità il Belpaese si salverà, solo con l’immissione in modo incisivo del femminile in politica guarirà la politica nostrana, perché ora è ammalata e rischia di abituarsi a questa malattia. Solo con una grande novità, l’Italia potrà svincolarsi da una deriva di banlieue culturale in cui è entrata e riacquistare la posizione centrale di cui è degna dal punto di vista socio-storico.
È il tempo giusto, il tempo opportuno, il tempo speciale, è il tempo sociale per un Presidente del Consiglio dei Ministri donna.

Nicola Palumbo

(Tratto da Aprile online)

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