LO ABBIAMO GRIDATO PER ANNI CHE A LATINA L’APPARATO INVESTIGATIVO – E NON SOLO – NON ANDAVA. ORA BISOGNA CAPIRNE IL PERCHE’

ANTIMAFIA. PRESTIPINO: “A LATINA C’ERA UN APPARATO INVESTIGATIVO INADEGUATO”. SUL PORTO DI SPERLONGA NESSUNA INDAGINE

30 Gennaio 2020

di Bernardo Bassoli

Caso Latina: nella serata di ieri sono stati auditi in Commissione Antimafia i magistrati della DDA di Roma, Michele Prestipino e Corrado Fasanelli, più il sostituto Luigia Spinelli

A fare la parte del leone, presso l’Aula del V piano di Palazzo San Macuto, in seno alla Commissione Antimafia e di fianco al Presidente Nicola Morra, è stato il Procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino. E non poteva essere altrimenti dal momento che è lui il responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma in cui, da tempo, è stato incardinato un pool speciale dedicato ai fatti mafiosi della provincia pontina. Non era solo Prestipino, ad accompagnarlo il sostituto procuratore di Roma Luigia Spinelli, con un passato alla Procura di Latina, ed esperta dei fatti pontini in particolare sul lato dei clan sinti (è lei l’accusa, insieme all’altro pm Claudio De Lazzaro, nel processo Alba Pontina), e l’altro sostituto della DDA romana Corrado Fasanelli

Prestipino non è uomo da fronzoli e passa in rassegna, in maniera stringata, la situazione pontina dove, a farla da padrone, storicamente, sono la ‘ndrangheta, la camorra e i clan autoctoni. Ma prima precisa che, già nella scorsa legislatura, in Commissione Antimafia, aveva parlato dell’inadeguatezza delle forze dell’ordine sul territorio pontino, sia dal punto di vista dell’organizzazione che della qualità.
Erano inadeguate, secondo Prestipino, proprio perché si doveva far fronte a 
una criminalità complessa nell’Agro, una mala che si presenta sia di natura autocotona che tradizionale con clan e pezzi di clan meridionali che mantengono legami con le loro terre natie, da Reggio Calabria alla provincia casertana.

Oggi, invece, Prestipino dichiara che, partendo da quelle criticità, si è avviato un processo di riorganizzazione sia della magistratura che delle forze dell’ordine. E la ricetta ha dato i suoi frutti.

Per esplicitare ancora meglio la nuova fase dell’investigazione nel territorio pontino, Prestipino ha spiegato che alla DDA romana ci sono 11 magistrati che non hanno competenze territoriali, mentre su Latina, per necessità, è stato costituito un pool: i sostituti Corrado Fasanelli e Barbara Zuin e la collaborazione del magistrato della Procura di Roma, per l’appunto Luigia Spinelli, un tempo a Latina e quindi esperta delle dinamiche criminali pontine, eppoi tutti i sostituti procuratori di Latina che si occupano, nelle loro indagini, di episodi dove sono presenti organizzazione criminali (o almeno dove vi sono spie che riconducano ad esse). Un vero e sistematico scambio di informazioni: uno studio combinato, così lo ha definito il giudice.

Un rapporto di collaborazione si è instaurato vieppiù con la Procura di Napoli che si occupa di camorra poiché, nel territorio pontino, ci sono pezzi di quei clan che esportano risorse economiche e le investono.
Ma 
il vero salto di qualità – così lo chiama Prestipino – è stato quello di ottenere massima attenzione da Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, con una menzione speciale al Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato. Ciò che è più importante per il Procuratore aggiunto – “una questione che mi sta molto a cuore” – è il coordinamento tra magistratura e forze dell’ordine.

Il problema più grave, che Prestipino vedeva sin dalla scorsa legislatura quando fu audito dalla precedente Commissione Antimafia, era la forte territorializzazione del personale degli organi investigativi, un aspetto che si mostrava deficitario nel compimento delle indagini, ovviato dall’impiego delle forze centrali e da un ricambio negli apparati della dirigenza. Un’evoluzione che ha consentito un apparato meno permeabile, proprio perché meno inzuppato nel territorio, tanto che, secondo quanto detto dal Procuratore, nelle indagini sono state accertate delle condotte non proprio edificanti da parte di appartenenti delle forze dell’ordine e sono stati presi provvedimenti in sede amministrativa e disciplinare. Tutto questo ha permesso di avere, ora, un personale più all’altezza e adeguato rispetto alla gravità della situazione pontina.

Negli ultimi due anni Latina ha avuto Questori che hanno operato fianco a fianco con la Squadra Mobile, ha ribadito Prestipino: le investigazioni e le indagini sono andate avanti, però, superando momenti di difficoltà dovuti all’individuazione nella struttura investigativa di uno degli elementi che si ritenevano “memoria storica, un totem…poi scopri che in realtà ha dei lati oscuri.
Ora “
quel tipo di fughe di notizie non ne abbiamo più registrato, anche se non si può dire in modo assoluto“.

E in fondo è proprio questa la notizia, al di là dell’excursus storico e attuale delle indagini antimafia sul territorio pontino. Prima, come da tempo scandiscono a chiare lettere alcuni dei rappresentanti della società civile in terra pontina, a Latina e provincia era difficile raggiungere risultati importanti nelle inchieste. Una realtà che non può più essere sussurrata o lasciata alle sirene usuali della riserva indiana dell’antimafia civile. È un dato oggettivo e a certificarlo è stato il responsabile dell’Antimafia romana in persona.

MAFIE TRADIZIONALI, CLAN AUTOCTONI E INDAGINI IN CORSO

Secondo Prestipino, ci sono tre processi e tre clan che costituiscono il battesimo dell’antimafia pontina. Il processo Damasco e il clan ‘ndranghetista dei Tripodo che era riusciti a condizionare e alterare le attività del Mof, il Mercato Ortofrutticolo di Fondi (“uno spaccato che contiene tutti gli ingredienti di una mafia tradizionale…la capacità del clan Tripodo di avere un sistema di relazioni con pezzi dell’amministrazione locale, la politica locale, che danno la misura della forza di penetrazione di queste organizzazioni mafiose“); gli Schiavone-Noviello, dall’unione della figlia di Carmine Schiavone e Pasquale Noviello, originario di Minturno, che esplosero, nel vero senso del termine, la loro presenza nel territorio quando, a Cisterna, si consumò il famigerato agguato nel 2008, a colpi di kalashnikov, avvenuto lungo l’Appia nel corso del quale tre persone rimasero ferite; eppoi la ‘ndrina Gallace di Guardavalle tra Anzio e Nettuno coinvolta in svariate operazioni. 

LE INCHIESTE PIÙ SIGNIFICATIVE SUL TERRITORIO PONTINO

Il Procuratore ha tenuto a sottolineare 4 operazioni su tutte.

CRUPI (2016) – Legati alla ndrangheta, i Crupi sono stati accusati di traffico internazionale di cocaina tra Amsterdam e la Calabria (a luglio 2019, la Corte di Appello li ha assolti), tramite la loro principale attività nel settore floro-vivaistico: camion che viaggiavano tra l’Olanda e Latina per cui la DDA romana si coordinò con la Procura di Reggio Calabria e l’autorità olandese. “Abbiamo scoperto – ha detto Prestipino – che questi signori sul mercato di Amsterdam, con i fiori, svolgevano attività di condizionamento da 416 bis, ma i colleghi olandesi non riuscivano a inquadrare giuridicamente…quello che per noi era mafia, per gli olandesi era inadempimento contrattuale civilistico“. Al che Prestipino ha detto di aver fatto presente agli investigatori olandesi che “facendo così (i Crupi) avrebbero espulso tutti gli imprenditori a forza di inadempimenti!

D’ALTERIO A FONDI, GANGEMI AD APRILIA – Su queste due inchieste (Aleppo per i D’Alterio e il processo per estorsione col metodo mafioso nei confronti dei Gangemi), Prestipino ha voluto soffermarsi sopratutto sui fratelli Gangemi, descrivendo una realtà dove esiste una vera commistione tra colletti bianchi e criminali da strada, nel senso che non si comprende quale sia il confine di chi indossa la cravatta e chi spara. Per tale ragione, oltre a menzionare il sequestro dei beni con l’operazione GerionePrestipino ha ricordato il famigerato video e le immagini degli assalti imputati ai Gangemi, nel relativo processo, in cui si vedono caschi e fucili che sparano contro una proprietà privata. 

CLAN DI SILVIO – Naturalmente non poteva essere tralasciata l’operazione Alba Pontina che ha visto contestare, per la prima volta nella storia pontina, il reato di associazione mafiosa a un clan sinti del capoluogo. Inoltre, ha rimarcato Prestipino, è stato dato grande lustro all’inchiesta poiché, per la prima volta, ci sono dei pentiti che hanno portato un grande apporto alle indagini. Per lui, che è stato giudice a Palermo, è stato molto grave vedere che il clan Di Silvio si concentrava su estorsioni non tanto per arricchirsi quanto per affermare sul territorio la loro presenza e il loro dominio. Le estorsioni agli avvocati, poi, lui, non le aveva mai viste neanche in Sicilia con Cosa Nostra. Ecco perché una menzione d’onore è andata all’Ordine degli avvocati di Latina che ha denunciato alcuni episodi inquietanti i quali, in effetti, sono entrati nelle carte dell’indagine e nel conseguente processo Alba Pontina. 

Per quanto riguarda i cosiddetti reati elettorali, nel giorno stesso in cui l’ex consigliere regionale del Lazio, Gina Cetrone, è stata arrestata per estorsione compiuta col metodo mafioso e per alcuni illeciti elettorali, Prestipino ha spiegato che ogni dichiarazione o elemento in fase di indagine hanno necessità di essere riscontrati. A ogni riscontro, ci sarà il conseguente provvedimento come per Gina Cetrone la cui informativa della Polizia è datata giugno 2019, la richiesta di arresto della DDA romana risale a ottobre 2019, e l’arresto accordato dal Gip Minunni è di gennaio 2020. Tempi che Prestipino ha definito veloci, la qual cosa, per chi non è avvezzo ai meccanismi procedurali, è sembrata poco comprensibile. E anche agli stessi commissari di cui si è ascoltato qualche commento o brusio di stupore.

Ad ogni modo, il Procuratore ha rivelato che ai raggi X ci sono quattro competizioni elettorali: regionali 2013amministrative 2011 e 2016 a Latina, e amministrative 2016 a Terracina, più tutta una serie di vicende e di minacce rivolte ad alcuni amministratori locali.

D’altra parte, come ha ricordato Prestipino, anche le indagini, spesso, non hanno un percorso preciso: basti pensare che le inchieste più importanti sul mondo dei clan sinti sono iniziate ascoltando, in un processo minore, un personaggio marginale.

GLI INTERVENTI DEI PARLAMENTARI

A parte la domanda di Stefania Ascari (M5S) sul processo Arpalo che vede come primo imputato Pasquale Maietta, giudicata da Prestipino fuori contesto – è un’inchiesta della Procura di Latina, mentre loro potevano rispondere esclusivamente delle attività della DDA romana -, gli interventi probabilmente più interessanti sono stai due.

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