llettino OSSERVATORIO SULLA LEGALITA’ Onlus. Estirpiamo le mafie dalle Istituzioni e dalla Politica

Estirpare la mafia dalle Istituzioni : colloquio con il dott. De Grazia

Lo anticipavo qualche giorno fa, in occasione delle esternazioni di Berlusconi riguardo al ridimensionamento del parlamento: quella che sarebbe davvero necessaria, in Italia, e’ una riforma di sostanza, non di facciata, e la sostanza e’ riscattare le Istituzioni del Paese dai gioghi delle lobby e delle mafie. Mi soffermo oggi in particolare sulla questione del condizionamento mafioso, rischio che riguarda non soltanto il parlamento, ma anche le amministrazioni locali.

Sono circa 150 i consigli comunali sciolti per inquinamento mafioso in Italia negli anni scorsi. Guida la classifica la Campania, dove la camorra ha condizionato 72 consigli comunali, segue la Calabria, in cui la ‘ndrangheta si e’ infiltrata in 46 comuni, la Sicilia, dove Cosa Nostra ha inquinato 41 consigli comunali, e la Puglia, dove e’ stata la Sacra Corona Unita a condizionare 7 Comuni. Ma non sono esenti da questo fenomeno altri comuni, come alcuni del Lazio (Ardea, Nettuno) o in altre regioni, anzi, la piaga si va estendendo, e questa e’ solo la punta dell’iceberg. Infatti stiamo parlando solo dei comuni nei quali l’infiltrazione e’ talmente clamorosa che si creano le condizioni per l’applicazione dell’art. 143 e seguenti del d. Lgs. n. 267 del 2000, che dispone lo Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, commissariando l’ente locale.

Quindi il problema c’e’, ma le misure per contrastarlo sono provvedimenti a posteriori che rendono difficile l’onere della prova (come la normativa sul voto di scambio) o che – come il decreto citato – oltre ad intervenire quando il danno e’ fatto sono anche ingiusti e lesivi della democrazia, visto che sciogliendo un consiglio comunale o provinciale si lede il diritto dei cittadini liberi da condizionamenti di essere rappresentanti democraticamente ed il diritto degli amministratori onesti di esercitare le proprie legittime funzioni.

La critica proviene in particolare dal dottor Romano De Grazia, presidente emerito aggiunto della Corte di Cassazione ed appassionato sostenitore del riscatto del sud del Paese tramite l’eliminazione preventiva del condizionamento mafioso dagli organismi elettivi. De Grazia, calabrese di Lamezia e fondatore del Centro regionale di studi “G. Lazzati” promuove da anni un pdl di iniziativa popolare che prevede il divieto di propaganda ai mafiosi riconosciuti.

Ma, andiamo con ordine e chiediamo al dott. De Grazia come nasce l’idea del progetto di legge.

“E’ nata dalla costatazione della situazione di degrado del meridione, con delitti rimasti impuntiti all’interno e all’esterno delle istituzioni, reati di concussione, concussione, ruberie sui contributi europei, tanto per citarne alcuni. Quindi occorre ripristinare la legalita’ all’interno ed all’esterno delle istituzioni, perche’ e’ inutile pensare ad un riscatto del meridione se non si ripristina la legalita’, se il territorio non appartiene allo stato ma vi domina la mafia. Come Centro studi, quindi, ci siamo posti il problema della legalita’, che non ha bandiere di partito o di appartenenza: la legalita’ non e’ ne’ di destra ne’ di sinistra, ma e’ un elemento fondante della societa’ civile. Senza legalita’ non c’e’ democrazia, ne’ liberta’, ne’ diritti. Ecco perche’ occorre ripristinare la legalita’ in una terra ad alto tasso di criminalita’ mafiosa”.

Il progetto di legge introduce il divieto di propaganda elettorale a persone ritenute socialmente pericolose e sottoposte alla misura di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, persone per le quali con il DPR 233 del 20 marzo 1967, art 2 e 3, e’ stata prevista la sospensione del diritto di elettorato attivo e passivo: “non sono elettori”, dice la legge.
La ratio del provvedimento proposto, quindi, mi pare si basi sulla considerazione della pericolosita’ del condizionamento elettorale da parte della mafia attraverso la propaganda elettorale e sulla constatazione dell’assurdita’ di impedire l’elettorato attivo e passivo ma non la propaganda.

“E’ un punto nodale da risolvere perche’ la malavita nel meridione e anche al nord, purtroppo, e’ entrata nella pubblica amministrazione attraverso il momento elettorale, piazzando i suoi uomini all’interno delle istituzioni elettive che gestiscono per loro il malaffare, attraverso la collusione con il mondo politico – economia mafia e politica – e combinano quei guasti che si cerca di contrastare con gli scioglimenti dei consigli comunali. Scioglimenti che sono provvedimenti generalizzati e pertanto iniqui, perche’ penalizzano chi e’ stato eletto democraticamente e chi non lo e’ stato, per cui vengono penalizzati coloro i quali hanno fatto ricorso in maniera pulita al consenso con grave lesione della democrazia. Peraltro e’ un provvedimento necessitato. Invece la legge Lazzati previene, perche’ opera al momento di raccolta del consenso e colpisce quelle persone che ricorrono all’apporto del voto malavitoso. Quindi previene gli scioglimenti indiscriminati, che penalizzano l’immagine di una comunita’.
Ad esempio, il Consiglio Comunale di Lamezia Terme e’ stato sciolto 2 volte per condizionamento mafioso: nel 1991 c’era un coalizione di centrosinistra e nel 2002 una di centrodestra. Qui e’ opportuna una riflessione, perche’ la ‘ndrangheta, la mafia non ha un’ideologia, non e’ di destra ne’ di sinistra: per entrare nella stanza dei bottoni si allea con il ‘contraente’, con la parte politica che in quel momento appare vincente. Perche’ la mafia fa un’operazione economica, al momento elettorale, ed allora e’ nel momento elettorale che bisogna intervenire, visto che i malavitosi non possono votare ed essere eletti ma paradossalmente possono fare propaganda elettorale. Ed infatti non costituisce reato il fatto che i boss girino casa per casa con i candidati a chiedere il voto”.

Quali sono i vantaggi rispetto alla normativa sul voto di scambio?

“E’ molto pu’ efficiente della normativa sul voto di scambio, perche’ questa fa riferimento al rapporto sottostante, che va dimostrato, mentre la normativa da me proposta prescinde dalla dimostrazione: il sorvegliato speciale, cosi’ come non puo’ votare o essere eletto, cosi’ non puo’ raccogliere il voto degli altri, cioe’ fare propaganda elettorale. E l’accertamento si ferma a questo punto, a prescindere dalle ragioni che hanno indotto un gruppo mafioso ad indirizzare il consenso verso un determinato candidato o un determinato sindaco”.

Ed e’ una misura preventiva.

“Ed e’ preventiva: il solo fatto che si faccia propaganda elettorale viola la prescrizione e il candidato che ne abbia fruito decade dalla carica.
Ecco perche’ fa paura: perche’ e’ un mezzo dirompente. Prescinde dalla prova, che e’ una probatio diabolica del rapporto sottostante, che impone di provare quale impegno e’ stato preso, e’ difficile e lungo da provare, mentre questa normativa consente di intervenire nell’immediato, durante la campagna elettorale.
E la proposta opera sulla base del fatto che la maggior parte dei malavitosi e’ sottoposta alla misura della sorveglianza speciale. Presso il Comune c’e’ l’elenco dei sorvegliati speciali (perche’ non votano), che in ogni comune sono dieci-quindici. Quindi alle Forze dell’Ordine si chiede di sorvegliare i sorvegliati speciali in quel particolare periodo, attraverso anche le intercettazioni. Ed infatti la sanzione prevista e’ da due a sei anni, il che consente l’intercettazione telefonica: questi limiti li ho posti non a caso, perche’ gli inquirenti devono poter disporre degli adeguati mezzi di indagine.
E poi c’e’ la sanzione della decadenza, ed e’ quella che fa paura. Da parte di qualche politico mi e’ stato chiesto se non si potesse eliminare la sanzione della decadenza, ma non e’ possibile, perhce’ senza di essa il progetto di legge diverrebbe carta straccia”.

Ed infatti questo progetti di legge, la cui promozione va avanti da quasi quindici anni, a dispetto dell’apparente consenso suscitato fra le forze politiche di ambo le parti, ha trovato molte resistenze, che chiamano a giustificazione la presunta incostituzionalita’ della norma.
Quali sono le principali obiezioni che sono state fatte con riferimento alla Costituzione e quali le risposte che si possono dare?

“Si e’ parlato del’art 21 della Costituzione, ma il progetto di legge non lo viola assolutamente, perche’ quando lede l’interesse pubblico, il diritto di opinione e’ sospeso.
A questi soggetti si sospendono i diritti piu’ fondamentali, come il diritto di voto, il diritto di locomozione, vengono sequestrati i beni sospendendo il diritto di proprieta’, e poi ci si aggrappa al valore del diritto di opinione! Ma quale opinione ha una cosca delinquenziale che attraverso il momento elettorale entra nelle istituzioni e ne determina poi lo scioglimento!?!
Va notato che la Consulta non ha mai ritenuto incostituzionali i provvedimenti che limitavano le liberta’ di cittadini pericolosi per l’ordine pubblico”.

Se non erro e’ stato sollevato anche il timore del rischio che si possa essere incriminati o fatti decadere dall’incarico per il fatto che sia stato trovato un proprio volantino elettorale presso l’abitazione di un mafioso.

“Ma nella normativa si fa riferimento al divieto di ‘propaganda elettorale’ e quello di propaganda elettorale e’ un concetto tecnico giuridico che non si risolve in un episodio singolo: occorre la struttura atta alla propaganda elettorale, la predisposizione di mezzi finanziari, di persone, reiterazione di atti.
Per esempio, se nella casa di un pregiudicato non trovano un solo volantino, ma quintali di volantini in favore di un determinato candidato. E poi ci sono le intercettazioni, e i sorvegliati speciali sono controllati nei movimenti: li vedono entrare nelle case con i candidati (gli inquirenti devono avere gli adeguati strumenti di indagine, poi spetta al pubblico ministero dimostrare il tutto).
Queste argomentazioni sono state sollevate ma non sono pubblicizzate, perche’ sono risibili: e’ nei corridoi che si semina il panico nei parlamentari, nei consiglieri regionali, sul rischio della decadenza dall’incarico qualora si venisse votati da qualche mafioso. E siccome non tutti sono in perfetta buona fede…”.

Dott. De Grazia, mi risulta che a livello di Consiglio regionale della Calabria ci sia stato appoggio alla proposta.

“Hanno fatto a suo tempo un atto formale per liberarsi della mia scomoda presenza, ma poi hanno remato contro, nonostante quella delibera”.

Ci sono stati tuttavia vari consensi al progetto di legge da parte di insigni giuristi ed altri personaggi di vaglia.

“Vittorio Grevi scrisse due articoli a sostegno della proposta, ed anche Federico Stella si espresse a favore in un suo scritto. Altro appoggio quello di Cesare Ruperto, presidente della Corte Costituzionale, che ha partecipato anche ad un incontro volto a presentarla.
Nel ’93 subito dopo che ero stato a San Luca, in Aspromonte, per spiegare ai mafiosi che non dovevano fare propaganda elettorale (per questo il dott. De Grazia subi’ anche intimidazioni pubbliche, ndr) anche Gianfranco Fini si dichiaro’ un sostenitore della mia proposta. Ma ancora oggi non e’ diventata legge”.

Sul Corriere della sera del 22 marzo 1993, nell’articolo “Politica e malaffare“, Vittorio Grevi, ordinario di Diritto processuale penale presso la Facolta’ di Giurisprudenza dell’Universita’ di Pavia, cosi’ commentava la proposta di legge: “Non puo’ non stupire, in realta’, che le persone sottoposte a sorveglianza speciale di polizia in forza di apposito decreto del tribunale (…) siano per legge private dell’ elettorato attivo e passivo, ma rimangano del tutto libere di svolgere propaganda elettorale, e quindi di esercitare una loro influenza sul terreno politico. Circostanza, questa, che offre alle stesse persone ampi spazi di pressione, soprattutto nei piccoli centri, sugli orientamenti dell’ elettorato. E poiche’ si tratta di persone riconosciute socialmente pericolose e’ fin troppo evidente come, in ipotesi del genere (si pensi, soprattutto, in certe zone, ai fiancheggiatori di gruppi mafiosi), possano risultarne favoriti perversi intrecci di interesse tra le medesime e gli uomini politici a esse legati. E’ questo, per l’ appunto, cio’ che la proposta di legge vuole evitare(…). Sembra poco, ma si tratta di una proposta importante, che mira a colmare una lacuna del sistema, assicurando una piu’ efficace tutela della trasparenza nella vita politica”.

E il 15 ottobre 2006, sullo stesso quotidiano – in un corsivo intitolato “Ricordando Fortugno Sospetti di mafia ed elezioni inquinate” – il professor Grevi osservava: “Se si volesse, basterebbero pochi giorni perché tali proposte diventassero legge (a costo zero), e così si offrirebbe un segnale importante nel contrasto dello Stato contro ogni subdolo rapporto tra politica e ambienti criminali”.

Inutile dire che l’Osservatorio sulla legalita’ e sui diritti onlus sostiene questa proposta di legge, che ritiene rispettosa sia della Costituzione, sia delle Carte dei diritti europei ed in linea con la giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo.
Quest’ultima, nelle sue sentenze, delle quali anche il nostro Paese deve tener conto, fa esplicitamente riferimento a cio’ che e’ giusto in una societa’ democratica e spesso ha stabilito limiti ai diritti e alle liberta’ dei singoli per tutelare i diritti e le liberta’ dell’intera comunita’, considerati prioritari.
Ci pare proprio che al divieto di propaganda da parte dei mafiosi possa applicarsi perfettamente tale criterio dirimente.

Rita Guma, presidente nazionale dell’Osservatorio sulla legalita’ e sui diritti ONLUS

(Tratto da www.osservatoriosullalegalita.org)

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