Liste pulite, l’Antimafia stringe sui controlli

Il Mattino, Venerdì 11 Gennaio 2019

Liste pulite, l’Antimafia stringe sui controlli

Morra: fuori chi è accusato di reati contro la Pa, di corruzione e bancarotta

Traffico d’organi, la Lonardo chiede l’indagine della commissione

di Giuseppe Crimaldi

LA DECISIONE Maglie strettissime nella rete che dovrà filtrare le candidature in occasione delle prossime elezioni amministrative ed europee che si terranno in primavera. Da Palazzo San Macuto – dove ieri mattina si è riunito il Plenum dell’Antimafia – arriva una decisione che equivale a un indirizzo di trasparenza e rigore; una decisione che – di fatto – rende semmai ancor più rigido quel «codice» voluto dai componenti della precedente legislatura già di suo abbondantemente inflessibile.

LE NOVITA’

In sintonia con le nuove norme che inaspriscono i reati contro la pubblica amministrazione, la Commissione Antimafia presieduta dal senatore Nicola Morra, che così commenta: «Questo codice etico di autoregolamentazione accoglie le linee guida della legge spazzacorrotti, firmata proprio oggi dal presidente Mattarella. Abbiamo a lungo discusso e siamo giunti a una conclusione: in aggiunta alle regole già stringenti votate dalla precedente commissione presieduta da Rosy Bindi accoglieremo la valutazione sui reati di corruzione e comunque contro la pubblica amministrazione e quelli societari come la bancarotta fraudolenta, che poi sono i reati-spia di tutte le mafie. Gli elettori – conclude il presidente dell’Antimafia – hanno bisogno di candidati insospettabili. E questo codice offre tutti gli strumenti di trasparenza necessari».

I TEMPI

Le novità saranno valide a partire dalle elezioni amministrative ed europee di primavera, non prima. I tempi infatti sono troppo ristretti dal momento che si è deciso di sottoporre il nuovo Codice all’attenzione delle Camere, così come avvenne per l’ultimo Codice di autoregolamentazione in materie di formazione delle liste varato dalla Commissione antimafia nel 2014. Ciò significa che in occasione dell’imminente tornata elettorale delle elezioni in Abruzzo (10 febbraio) e Sardegna (24 febbraio) si procederà con il vecchio impianto regolamentare. Intanto «la prossima settimana – fa sapere la relatrice Dalila Nesci (M5S), già autrice della proposta di legge sulle «elezioni pulite» varato dalla Camera e in attesa dell’esame del Senato – contiamo di approvare il nuovo Codice riformato; poi il testo andrà alle Camere. La discussione oggi è stata articolata anche perché non tutti ravvisavano l’urgenza di adeguare il Codice alle novità legislative introdotte. Ma se non blocchiamo l’infiltrazione delle mafie e della criminalità della politica, non cambierà nulla, ecco perché vogliamo fare in fretta, in modo che già dalle elezioni di primavera i cittadini possano votare candidati puliti». Tra le novità proposte, l’incandidabilità dei soggetti destinatari di più sentenze o decreti penali di condanna quando le pene se cumulate superino i quattro anni. Si propone poi di estendere il novero dei reati ostativi alla candidabilità a talune fattispecie di particolare allarme, come i reati di caporalato, il «trafficking» (tratta delle persone), l’autoriciclaggio, la bancarotta fraudolenta, le false comunicazioni sociali e la corruzione tra privati.

LE REAZIONI

«Nulla osta a revisionare il Codice – ha affermato il capogruppo Pd in Antimafia Franco Mirabelli – ma il testo va poi portato nelle aule parlamentari anche per sollecitare i partiti a prestare maggiore attenzione al tema delle candidature. Inoltre è necessario consentire alle commissioni elettorali di avere i tempi e i mezzi per verificare le liste, ci sembra questo il tema più importante da porre, più ancora della introduzione di nuovi reati: il Codice in vigore è già molto stringente. I Cinque Stelle dovrebbero smetterla di fare inutili annunci». Giudizio sospeso anche dagli altri rapprasentanti dell’opposizione. A cominciare dai consiglieri Luigi Vitale (Forza Italia) e Antonio Saccone (Udc), i quali accusano Il Movimento 5 Stelle di «voler fare un pò di palco». «La Commissione Antimafia – osservano – dovrebbe occuparsi di mafia, dei miliardi mafiosi che entrano nella finanza e si riciclano nel volano imprenditoriale, dell’incremento del fenomeno dell’usura, di accelerare il processo di beni confiscati. E, invece, si decide di fare un po’ di palco, con una minestra riscaldata, senza assumere decisioni nel contrasto alla criminalità organizzata». Ieri, intanto, la senatrice Sandra Lonardo (Forza Italia) che dell’Antimafia fa parte ha chiesto che venga aperto un fascicolo conoscitivo sul caso del presunto traffico d’organi di cui sarebbero vittime donne nigeriane nella zona del litorale domitio, come denunciato da un’inchiesta del «Mattino».

 

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