L’introduzione di Elvio Di Cesare al convegno a Civitavecchia di presentazione del libro di Mario Almerighi “Tre suicidi eccellenti”

L’INTERVENTO DI ELVIO DI CESARE IN OCCASIONE DELL’INCONTRO PER LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MARIO ALMERIGHI “TRE SUICIDI ECCELLENTI” (Sergio Castellari, Gabriele Cagliari, Raul Gardini) – “Ed. L’Unità”

Civitavecchia 10 ottobre 2008

Ancora una volta il “sistema”!
Lo stesso “sistema” di Gomorra, di Saviano!

Di recente un noto saggista, scrivendo della “anomalia” dello Stato italiano, da lui definito “bicefalo”, ha classificato il nostro Paese come quello che, al contempo, alimenta e reprime la criminalità.
Il nuovo libro di Mario Almerighi ci presenta uno spaccato della storia recente di questo Paese caratterizzato dalla corruzione, dagli intrecci affaristici, dalle mafie, dai misteri, dai grandi misteri.

“‘O sistema” uccide “chi non ci sta”, chi ne fa parte, chi lo ha alimentato ed alimenta, ma che, poi, non è più ritenuto “affidabile” perché minaccia di volerne uscire.
“Il sistema funziona in gran parte con i suoi protagonisti coinvolti in operazioni illecite. Questo coinvolgimento li pone in una posizione di ricattabilità e quindi li obbliga al silenzio e all’omertà, unica garanzia in ordine alla loro affidabilità. A volte tale posizione è utilizzata dal sistema come metodo di reclutamento”.

Sergio Castellari, Gabriele Cagliari e Raul Gardini facevano parte del “sistema” di un Paese, come il nostro, in cui “in gran parte la direzione e le scelte politiche sono condizionate dalle attività corruttive poste in essere dai centri di potere economico e finanziario”. Sono morti tutti e tre prima che parlassero, alla vigilia dell’interrogatorio da parte dei pubblici ministeri.

CASTELLARI era direttore generale degli affari economici del Ministero delle Partecipazioni Statali, poi consulente ENI.

Il 16 aprile del ’93 Carlo Palermo dichiara :
“Castellari ha un ruolo chiave nella vendita di elicotteri Augusta al governo belga sia nella sua qualità di direttore generale del ministero delle partecipazioni statali sia nella veste di consigliere di amministrazione dell’Ifim…”.

Sempre Carlo Palermo “parla poi del ruolo dell’EFIM e del coinvolgimento di Castellari, quale membro del consiglio di amministrazione di questo ente e dell’Augusta, in traffici di armi e di elicotteri da guerra con l’Iraq ed altri paesi mediorientali, che si sarebbero svolti negli ultimi tre anni di vita dello stesso Castellari…”.
“…Egli controlla i bilanci dell’IRI, dell’EFIM, …esercita attività di vigilanza del Ministero sugli enti pubblici economici di gestione e mette nel suo archivio una serie di notizie sugli alti funzionari del Ministero sotto la voce “Società segrete dei funzionari”.
Perfettamente inserito nel sistema. E’ uno di quelli che se parlano lo mette a rischio. La sua morte avviene il giorno in cui doveva presentarsi ai pubblici ministeri”.

Una strana morte, quella di Castellari,perché il suo corpo, ritrovato 7 giorni dopo la scomparsa, “è immune da processi putrefattivi. Gli abiti sono puliti”, pur avendo piovuto nella zona in cui esso è stato ritrovato…”. Entrambe le mani presentano amputazioni di alcune dita. La mano destra è appoggiata sul torace a contatto con la camicia. Neanche in tale punto la camicia presenta macchie di sangue. La pistola è infilata nella cintura dei pantaloni. Le scarpe sono sostanzialmente pulite sia nella parte superiore che nelle suole”. E poi “…la calotta cranica manca di un pezzo e dentro è vuota. Il volto è irriconoscibile”.
“Castellari era alto non meno di 1,85 eppure il corpo ritrovato sulla collina di Sarcofalo è più basso di almeno 10 centimetri…”; egli “prima di sparire ha distrutto tutte le foto che lo ritraevano…; le dita sono state amputate e non mangiate…; i consulenti hanno attribuito al morto l’età di 50 anni. Castellari ne aveva 60… Il 13 agosto 1994 il pubblico ministero ordina l’esumazione della salma del cadavere per ulteriori accertamenti medico-legali…; il 22 agosto ignoti trafugano il computer dall’interno dei locali dell’Istituto di medicina legale dell’ospedale A.Gemelli dove erano in corso gli ulteriori accertamenti…; il computer rubato conteneva i test sulla morte di Castellari”.
C’è il fondato sospetto che quello fatto ritrovare non sia il cadavere di Castellari, ma di altra persona. Si sospetta che in tutta questa oscura vicenda ci sia stato “lo zampino di quella parte dei servizi che era legata con lui nel traffico di armi”.

CAGLIARI, Presidente dell’ENI, viene arrestato per corruzione ed illecito finanziamento dei partiti.
“Con Gardini è protagonista della vicenda Enimont… La lunga permanenza in carcere lo rende non più affidabile al sistema. Se parla può metterlo a rischio.Anche lui muore in prossimità di un interrogatorio dinanzi ai pubblici ministeri”.
“La mattina del 20 luglio 1993, intorno alle ore 10,10, il corpo di Gabriele Cagliari giace sul pavimento del bagno annesso alla cella. Il suo capo è ricoperto da una busta di plastica legata intorno al collo… Cagliari presenta al volto, in regione zigomatica sinistra, due sfumate aree ecchimotiche di colore violaceo… scollato dal cuoio capelluto si nota un’intensa infiltrazione emorragica della sua faccia profonda per un’area di circa 5 x 2, disposta in regione parieto-occipitale sinistra, infiltrazione emorragica del piastrone sternale con frattura dello sterno a livello del terzo spazio intercostale… infiltrazione emorragica della faccia sterno-costale del pericardio… il cavo pericardio contiene circa 10 cc di liquido citrino limpido”.
Qualsiasi medico ci dirà che gli ematomi si formano solo se c’è circolazione sanguigna e che le ecchimosi si formano quando uno è in vita, non dopo morto.
“Ci sono pochissimi casi di suicidio di questo tipo. Ci vuole una volontà molto forte. L’istinto di sopravvivenza porta normalmente l’aspirante suicida, ad un certo momento, a strapparsi la busta di plastica dalla faccia”.

L’autore commenta:
“Vi sono impressionanti analogie di alcuni contenuti degli scritti di Cagliari con quelli delle lettere scritte da Castellari: i riferimenti alla necessità di salvare la dignità, i riferimenti all’estero, l’invito a non leggere le lettere, l’atteggiamento dei parenti, le analisi politiche e fortemente critiche e delegittimanti dell’operato dei giudici. Analogie che sembrano ispirate da un’unica regia”.

GARDINI “…è pienamente inserito nel sistema corruttivo del Paese. Anche lui, se parla, può mettere a rischio il sistema. Anche lui muore lo stesso giorno in cui doveva presentarsi ai pubblici ministeri”. Ed anche per lui si tratta di una morte strana.
Egli, secondo la versione ufficiale, si sarebbe sparato alla tempia mentre era disteso sul letto, ma nessuno dei presenti in casa ha sentito lo sparo. Inoltre la pistola con cui si sarebbe sparato non era sul letto, dove peraltro non sono stati rintracciati residui di polvere da sparo, ma sulla scrivania, a parecchi metri di distanza. Sulle cartucce non vengono rintracciate impronte di Gardini. L’ambulanza, senza aspettare l’arrivo del magistrato, ha subito portato via cadavere, cuscini e lenzuola e l’autopsia è stata fatta dopo 36 ore. Inoltre le ferite riscontrate non sono compatibili con la dinamica descritta.

Evidentemente “…qualcuno ha afferrato la testa di Gardini e gliel’ha sbattuta contro un corpo solido… Gardini è svenuto e poi gli hanno sparato sistemandogli la pistola in modo che sembrasse un suicidio?… Come mai sulla pistola non sono state trovate impronte di alcun genere? Chi l’ha pulita?”

Le considerazioni dell’autore sono amare :
“Di fronte alla dilagante illegalità che ammorba il nostro paese, la giustizia, il processo penale sono in stato preagonico. Quei giudici che sono riusciti in passato ad accertare crimini al di là della soglia gradita al potere sono stati dileggiati, criminalizzati, spiati. Ciò dimostra che il problema dei livelli di legalità che si vogliono perseguire nel nostro paese non può essere delegato solo alla polizia giudiziaria e alla magistratura.
Ieri chi assumeva questa delega veniva ucciso .Oggi sopravvive perché innocuo al sistema”.

E’, questa, una considerazione che non ha bisogno di ulteriori commenti, soprattutto da parte di chi, come noi di un’associazione antimafia, tutti i giorni ci troviamo a fare i conti con il… “sistema”.

Grazie, dr. Almerighi, per il suo coraggio e la sua onestà intellettuale!

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