L’intervento dell’On. Granata che chiede alla Commissione Parlamentare Antimafia di aprire un’indagine approfondita sui rapporti mafie-politica in provincia di Latina.

L’intervento dell’on. Granata sulla Commissione Parlamentare Antimafia per l’apertura di un’inchiesta a 360 gradi sui possibili rapporti mafie-politica in provincia di Latina.

Finalmente la politica, quella parte della politica che non è compromessa con le mafie, si riappropria del suo ruolo di interprete delle esigenze della collettività, oltre che di servizio alla comunità.

E’ da tempo che si sentiva l’esigenza di una voce determinata e forte che chiedesse di scovare nei meandri del malaffare, di una politica ridotta a bordello, al ladrocinio, alla commistione con gli interessi di persone e clan.

E che andasse al cuore dei problemi.

Quello che pone Granata è un interrogativo inquietante:

come mai tutti coloro che si sono in un modo o in un altro battuti contro le illegalità e le mafie in provincia di Latina sono stati estromessi, rimossi, emarginati?

C’è una regia del malaffare?

E’ l’interrogativo che ci poniamo noi da anni, mai ripreso finora da chicchessia.

Noi abbiamo avuto casi di alti esponenti delle istituzioni, oltreché della politica, che ostinatamente hanno negato l’evidenza dei fatti.

Anni fa noi stessi fummo invitati a… non… infangare la provincia di Latina descrivendola come una provincia di mafia, per evitare che… industriali e turisti fuggissero altrove…

Un modo come un altro per dire: non scomodate il manovratore!!!

Quell’area gelatinosa, zuccherosa, scivolosa, cui abbiamo sempre fatto cenno noi, non ascoltati da nessuno.

Nemmeno da coloro che istituzionalmente sarebbero tenuti a vigilare e non hanno vigilato come era necessario!

Chi ripaga oggi la comunità pontina degli onesti dei danni subiti dalla disattenzione (chiamiamola così, a non essere cattivi) di coloro che non hanno fatto il proprio dovere di servitori dello Stato?

Noi abbiamo apprezzato l’ennesimo intervento dell’on. Granata, come abbiamo apprezzato gli interventi degli onorevoli Veltroni, Pedica, Picierno e quant’altri sulla drammatica situazione esistente nel Basso Lazio e, in particolare, in provincia di Latina.

Una provincia ormai sotto il tallone di ferro di tutte le mafie.

Ma dobbiamo, con franchezza, dire che questi interventi sono arrivati tardi, troppo tardi, quando ormai ad essere marcio è quasi per intero il tessuto economico e sociale pontino.

Ci pesano come macigni le parole amare, i giudizi severi espressi, al momento del commiato da questa terra, dell’ex Presidente del TAR Dr. Bianchi.

Qualcuno si allontanò dall’aula per protesta contro quei giudizi… che erano giusti, azzeccati.

La legalità come optional.

Nessuno si interrogò, nessuno si chiese se il Dr. Bianchi avesse ragione o torto.

Nessuno si fece un esame di coscienza per accertare, qualora non le sapesse già, le ragioni di tanta amarezza da parte di un alto magistrato, di un servitore dello Stato fedele al giuramento fatto al momento di intraprendere la sua carriera.

Per non parlare della rimozione dell’ex Prefetto Vicario Dottoressa Ingenito, del Prefetto Frattasi e di tante altre cose ancora.

Qualche blanda, solitaria, dichiarazione e subito quelle parole finirono nel dimenticatoio.

Come sempre.

Quando noi parliamo del… problema dei problemi: le mafie bianche, i colletti bianchi, le mafie annidate nelle professioni, nei partiti politici, nelle istituzioni, fra gli stessi cittadini.

Il vero cancro, quello che ammorba il paese e lo sta corrodendo, pezzo dopo pezzo.

Continuando di questo passo, rischiamo di trasformare il Paese in un paese criminale, alla stregua di alcuni paesi del sud America o dell’est.

Rischiamo di consegnare ai nostri figli ed ai nostri nipoti un paese invivibile, dove la legalità è, appunto, un optional, roba da museo.

Chi ha taciuto, chi ha assistito finora senza far niente ha forse responsabilità maggiori di quelli che colludono con i mafiosi, che prendono soldi macchiati del sangue della povera gente e, forse, anche voti, dai mafiosi.

Non intendiamo fare di tutt’erba un fascio perché saremmo intellettualmente disonesti.

Ci sono state infatti, anche se flebili, alcune voci di dissenso rispetto ad un sistema di omertà e basato sull’inerzia.

Un passato, insomma, che pesa sulla coscienza di tanta gente, che, almeno ora, anche se i tori sono fuggiti dalle stalle ed abbiamo i mafiosi addirittura dentro casa nostra, deve avere il coraggio di ribellarsi, non solo gridando, protestando, lamentandosi, ma collaborando con forze dell’ordine e magistratura che, finalmente, stanno dimostrando di voler combattere sul serio le mafie.

Segnalando fatti, movimenti, sospetti, anche intuizioni.

Quando il governo Berlusconi non volle sciogliere Fondi, noi chiedemmo a qualche parlamentare dell’opposizione di occupare per protesta l’aula parlamentare della Commissione Antimafia.

Noi non potevamo farlo perché occupare un’aula istituzionale sarebbe stato reato, ma i parlamentari avrebbero potuto farlo, per accendere i riflettori di tutto il mondo su un comportamento vergognoso.

Lo facciano almeno ora, prima che sia troppo tardi!!!

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