L’interrogazione bomba che centra i problemi veri della provincia di Latina e del Basso Lazio.Essa parte dai problemi relativi al “caso Sperlonga” – Alberghi “Tiberio” e “Ganimede,Piano integrato,Porto,Marina di Bazzano,imprese casertane,presenze probabili della camorra nei lavori,- per allargarsi ai temi della Giustizia pontina ed al modo di procedere di questa e passare alla parte più delicata e complessa che riguarda “le vicende riportate evidenziano l’esistenza, a Sperlonga e nella provincia di Latina, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività giudiziaria, investigativa ed istituzionale, con intrecci di infiltrazioni campane gravate da possibili collegamenti con la criminalità organizzata”.Un quadro che impone una visione globale dei problemi e che non giustifica la “parcellizzazione” del “caso” in tanti filoni.La materia,questa,più delicata sulla quale l’Associazione Caponnetto é determinata ad andare fino in fondo. Ecco il testo ufficiale dell’interrogazione da noi rilevato dal sito ufficiale del Senato:

Resoconto stenografico della seduta n. 781 del 09/03/2017
GIARRUSSOPUGLIASANTANGELOBUCCARELLALEZZIMORONESECAPPELLETTIPAGLINI – Ai Ministri dell’interno e della giustizia – Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

negli anni ’80, la cittadina di Sperlonga, in provincia di Latina, era denominata la “perla del Tirreno” ed era meta di indiscusso richiamo turistico nazionale ed internazionale; negli ultimi anni, è invece purtroppo sempre più all’attenzione della cronaca nera locale e nazionale, per via di un continuo susseguirsi di inchieste della magistratura che vanno dagli scandali edilizi alle gravi e persistenti illegalità tecnico-amministrative, inchieste che, facendo perno sul Comune di Sperlonga, coinvolgono in maniera sempre più evidente anche la Provincia di Latina ed i suoi intrecci, non sempre cristallini, con la capitale;

Sperlonga dagli anni ’90 si è drammaticamente involuta tra un centro storico sempre più chiuso, la realizzazione delle colate di cemento del piano integrato, un’incredibile gestione del demanio marittimo e delle concessioni balneari sul litorale (a cominciare dall’incredibile vicenda della marina di Bazzano), l’inquietante vicenda del porto, la realizzazione di un’improbabile pista ciclabile;

sin dagli inizi degli anni ’90 Sperlonga è stata totalmente controllata, politicamente ed amministrativamente, da Armando Cusani, che ne è stato a lungo vice sindaco e sindaco. Il controllo di Cusani sul territorio è stato così stringente da permettergli agevolmente di far candidare alla carica di sindaco di Sperlonga, durante il suo incarico alla presidenza della Provincia di Latina, suoi fidi collaboratori e diretti esecutori. Recentemente l’inchiesta “Tiberio” ha ancora una volta identificato in Cusani, già pregiudicato, la figura intorno a cui ruota il “sistema Sperlonga” e ha comportato l’arrestato di quest’ultimo per turbativa d’asta e corruzione insieme a imprenditori e funzionari pubblici locali (RGNR n. 1713/15 del 10 gennaio 2017 del giudice per le indagini preliminari Cario); in merito a tale procedimento giudiziario risulta agli interroganti che il pubblico ministero De Luca sarebbe interessato a richiedere il giudizio immediato;

lo scorso anno il pubblico ministero Giuseppe Miliano ha chiuso l’indagine sul piano integrato di Sperlonga, dopo un maxi sequestro del 2015, procedendo alla richiesta di rinvio a giudizio per lottizzazione abusiva nei confronti di Cusani, allora sindaco in carica, del progettista Luca Conte e dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola;

il piano integrato, che avrebbe potuto e dovuto rappresentare un’occasione per dotare Sperlonga di opere e servizi per i suoi abitanti, ingloba un’area di circa 143.000 metri quadrati per un valore di circa 100 milioni di euro;

secondo la Procura della Repubblica, il piano integrato sarebbe stato formalmente giustificato con il perseguimento di un pubblico interesse, ma avrebbe in realtà autorizzato interventi di edilizia residenziale speculativa prevalenti per volumetria e superfici rispetto alle opere di edilizia residenziale pubblica; ciò, per l’accusa, anche grazie all’inserimento della “fittizia” volumetria di un’area agricola (il comparto C1);

da quanto riportato dal quotidiano on line “Latina oggi” il 29 ottobre 2016, il programma del piano integrato sarebbe da ritenersi illegittimo e illecito e sarebbe stato utilizzato “artatamente” per eludere la procedura ordinaria di variante generale al piano regolatore; di conseguenza, ad avviso degli interroganti, anche i permessi di costruire rilasciati ai privati sarebbero illegittimi e illeciti, in quanto basati sulla procedura ritenuta dalla Procura contraria alla normativa vigente;

in particolare, dai numerosi articoli apparsi sul quotidiano “Latina editoriale oggi” del 17 luglio 2015, appare sorprendente come, nel corso dell’inchiesta, non si sia fatta ancora luce: sulle motivazioni che hanno portato numerose imprese del casertano ad acquistare inizialmente le aree dei lotti coinvolti; sulle modalità di esecuzione dei lavori; sul perché buona parte degli intestatari delle nuove abitazioni del piano integrato siano campani che hanno spostato la loro residenza e votano a Sperlonga; sulla proprietà del nuovo albergo “Ganimede”, inserito anch’esso nel piano integrato (tra l’altro citato come luogo d’incontro di “affari” nel procedimento dell’inchiesta “Tiberio”);

l’albergo “Grotte di Tiberio”, di proprietà dello stesso Cusani e del suocero, per il quale è già intercorsa sentenza definitiva in Cassazione per abuso edilizio nei confronti di Armando Cusani, del suocero Aldo Erasmo Cusani e dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola (sentenza n. 43102 del 10 settembre 2015), è ancora da anni sotto sequestro;

da questo albergo partirebbe tra l’altro l’operazione “Tiberio”, che evidenzierebbe la presenza di episodi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio per il complesso alberghiero, per il quale non si sarebbero mai adottate le ordinanze di ripristino dell’abuso, nonostante la sentenza definitiva, e con totale inerzia, secondo gli interroganti, dei vari responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Sperlonga succedutisi nell’incarico, e nello specifico Massimo Pacini e Isidoro Masi;

un altro scandalo riguarderebbe la marina di Bazzano, dove parte significativa della proprietà della famiglia Del Vecchio-Scalfati è sotto sequestro da parte della Procura di Latina dal mese di agosto 2011, a seguito di un esproprio intentato contro la proprietà sempre dal Comune di Sperlonga; per questo procedimento (n. 948/11, pm Falcioni, poi Spinelli) sono stati rinviati a giudizio nel marzo 2015 Massimo Pacini, all’epoca responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, l’assessore per l’ambiente Joseph Maric e l’allora delegato all’urbanistica Toni De Simone;

la richiesta della proprietà di costituzione di parte civile contro il Comune è stata accolta alla prima udienza dal collegio giudicante; la prossima seduta di giudizio sarebbe fissata per il 9 maggio 2017; sulla stessa vicenda insiste un ulteriore procedimento a proposito del falso dichiarato dal Comune per ottenere un cospicuo finanziamento regionale di 1,5 milioni di euro (n. 11004/13), per il quale, solo il 27 gennaio 2017, il pm Giuseppe Miliano avrebbe presentato richiesta di giudizio immediato per falso ideologico contro l’attuale vice sindaco di Sperlonga Francescantonio Faiola, l’attuale consigliere comunale Lorena Cocodda e l’ex segretario comunale Vincenzo Freda; la richiesta segue al rigetto da parte del giudice indagini preliminari Cairo (maggio 2016, RGNR n. 753/15) dell’iniziale proposta di archiviazione; in quella occasione, il gip, all’evidenza dei fatti, oltre a rigettare l’archiviazione, ordinava l’iscrizione per falso ideologico;

risulta agli interroganti che la vicenda della marina di Bazzano, contesa da più di 10 anni per un parcheggio, nascerebbe in realtà da un primo esposto della proprietà del lontano maggio 2006; da questo esposto scaturiva solo nel giugno 2012 la condanna in primo grado dell’allora responsabile dell’ufficio tecnico Antonio Faiola, per aver bocciato con false motivazioni il progetto di pubblico parcheggio per la balneazione proposto dalla proprietà;

lo stesso Faiola veniva poi assolto in appello perché il fatto non sussiste, con una sentenza dalle motivazioni a parere degli interroganti illogiche e contraddittorie; la proprietà predisponeva ricorso in Cassazione ad oggi fissato per il 18 luglio 2017;

a giudizio degli interroganti, per completare il quadro delle principali aree di Sperlonga avvolte da strani misteri, non si può poi dimenticare quanto avvenuto in questi anni intorno al fantomatico porto di Sperlonga; esso è stato negli anni privatizzato senza nessuna procedura di evidenza pubblica che, di partecipazione in partecipazione, ha superato anche i confini provinciali e regionali, sino ad arrivare a due società di diritto inglese con sede a Londra;

risulta agli interroganti che la società “Porto di Sperlonga srl” gestisce il porto in forza di una concessione demaniale cinquantennale risalente al 2008; essa si è occupata, con un investimento milionario, della costruzione degli approdi, a cui si aggiungono altri 3,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio con fondi europei, per la realizzazione delle opere a terra di ricostruzione e di ampliamento del porto;

la realizzazione dei progetti doveva essere pubblica, ma la disposizione è stata in qualche modo raggirata e la costruzione, il controllo dei servizi e la gestione sono stati affidati ad una società che aveva solo una minima partecipazione pubblica (una quota del 5 per cento del Comune di Sperlonga);

si apprende da notizie di stampa “Latina editoriale oggi” del 20 gennaio e del 22 settembre 2016 che il progetto originario dell’intervento prevedeva la realizzazione di un porto pescherecci di quarta classe in luogo del vecchio approdo; il porto pescherecci è stato finanziato come tale dalla Regione Lazio con un finanziamento di 3,5 milioni di euro, ma, nel giro di qualche anno, l’opera pubblica sarebbe stata completamente privatizzata (senza alcuna trasparenza) e oggi un gruppo di privati, non tutti identificabili, si ritrova realizzato un approdo palesemente turistico;

anche la situazione dei parcheggi e della sicurezza alla balneazione per la marina di Bazzano è sempre bloccata dal Comune, quando avrebbe potuto essere risolta a spese della proprietà sin dal lontano 2006. Il parcheggio è anch’esso stato menzionato come progetto “da attenzionare” dalle intercettazioni emerse dal procedimento dell’inchiesta “Tiberio”;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

quanto descritto evidenzia l’esistenza di uno stato corruttivo del sistema istituzionale locale, che non ha più nulla a che fare con la legalità e con i principi fondamentali della nostra Costituzione;

le vicende riportate evidenziano l’esistenza, a Sperlonga e nella provincia di Latina, di una lobby affaristico-istituzionale o politico-malavitosa atta a condizionare l’attività giudiziaria, investigativa ed istituzionale, con intrecci di infiltrazioni campane gravate da possibili collegamenti con la criminalità organizzata;

quanto è emerso dalle intercettazioni, in particolare dalle frasi chiaramente intimidatorie e minacciose pronunciate da Cusani e dall’ex generale Palombo nei confronti del nuovo comandante della stazione dei Carabinieri di Sperlonga, lasciano certamente prevedere pesanti tentativi di condizionamento delle indagini in corso;

è necessario sottolineare come, perseguendo i singoli casi senza una visione globale, accade che tutti i reati compiuti nel “sistema Sperlonga” continuino ad essere rubricati come reati individuali e di criminalità comune, attribuiti ai soli esecutori materiali delle singole azioni, attraverso procedimenti non coordinati e condotti, tra l’altro, con esasperante e poco comprensibile lentezza, così da incorrere in prescrizione;

in questo modo, si alimenta a Sperlonga e nel sud pontino la sfiducia dei cittadini che, piuttosto che denunciare inutilmente, tacciono, per non esporsi alle proterve ritorsioni che questo sistema marcio e corrotto sa mettere in campo;

considerato infine che:

il Comune di Sperlonga è stato ed è da molteplici anni interessato da innumerevoli sequestri e procedimenti giudiziari che coinvolgono sempre il sindaco (attualmente sospeso) e l’ex presidente della provincia di Latina Armando Cusani, i suoi amministratori e i funzionari pubblici, da lui stesso nominati ad hoc, come responsabili dell’ufficio tecnico di Sperlonga;

alla luce delle innumerevoli illegalità contestate negli anni al sindaco di Sperlonga Armando Cusani, ai suoi amministratori e ai funzionari che si sono succeduti al Comune di Sperlonga e soprattutto, alla luce del controllo delle autorità giudiziarie da esse esercitate sugli atti della pubblica amministrazione negli ultimi decenni per condizionarne la funzionalità e assoggettarla ai propri voleri e utilità;

nonostante l’evidente e documentata natura dei coinvolgimenti esterni riportati anche dalla stampa locale, la Procura di Latina non si è mai premurata di allertare la Direzione nazionale antimafia per competenza, silenziando un’evidente collusione del territorio con la criminalità organizzata,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se il Ministro dell’interno intenda attivarsi con iniziative di competenza, affinché sia disposta, tramite la Prefettura di Latina, la nomina di una commissione di accesso, al fine di evidenziare la sussistenza di eventuali collegamenti tra amministratori, funzionari pubblici e possibili personaggi appartenenti alla criminalità organizzata, che potrebbero coinvolgere le società private che hanno acquistato lotti di terreno nell’ambito del progetto “Sperlonga 2” attraverso atti illegali, come quelli evidenziati dalla sentenza della Corte di cassazione riguardo alle lottizzazioni abusive del piano integrato di Sperlonga;

se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi presso il Tribunale di Latina, al fine di verificarne il modo di operare che, a parere degli interroganti, appare tardivo, contradditorio e assolutamente mal coordinato, e di dissipare ogni possibile dubbio circa eventuali violazioni di legge, anche con riferimento all’esercizio obbligatorio dell’azione penale, nonché le condizioni di chiara terzietà e serenità di giudizio dei collegi della Procura stessa;

se non intenda valutare i presupposti per attivare la procedura di cui all’articolo 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), al fine di verificare la sussistenza di violazioni di legge, nonché di fenomeni di infiltrazione mafiosa o elementi di condizionamento dell’amministrazione da parte di cosche mafiose;

quali iniziative intenda intraprendere per riportare la legalità nel territorio pontino, nonché il regolare funzionamento dei servizi.

(3-03570)

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