L’inchiesta dell’Antimafia su Castellammare: i carichi di droga a Scanzano arrivavano in ambulanza

L’inchiesta dell’Antimafia su Castellammare: i carichi di droga a Scanzano arrivavano in ambulanza

I grossi carichi di marijuana da Gragnano a Castellammare viaggiavano a bordo delle ambulanze. Sirene accese per fingere il soccorso a un paziente, possibilità di raggiungere qualsiasi angolo della città senza destare sospetti, un sistema ritenuto sicuro dai capi del clan D’Alessandro, che come dimostrano le indagini gestivano, attraverso dei prestanome, il servizio delle ambulanze sul territorio stabiese.Il retroscena emerge dalle migliaia di pagine allegate agli atti dell’inchiesta Cerberus, condotta dai carabinieri della compagnia stabiese tra il 2010 e il 2015, che ha portato all’avviso di conclusione delle indagini a carico di 35 persone, tra capi e gregari del clan D’Alessandro.Nel 2013 gli investigatori, coordinati dalla Procura Antimafia, intercettano un dialogo tra Antonio Rossetti e Michele D’Alessandro, figlio del boss Luigi, alias Gigginiello.L’oggetto della discussione – che avviene davanti alla casa di Rossetti – è trovare un modo sicuro per far arrivare a Castellammare un grosso quantitativo di droga da recuperare a Gragnano. Gli investigatori ipotizzano che Antonio Di Martino, figlio del boss Leonardo ‘o lione, principale fornitore di sostanze stupefacenti dei D’Alessandro, debba consegnare una grossa partita di droga (probabilmente marijuana) e bisogna trovare un modo per eludere i controlli e gli eventuali sequestri che provocherebbero un grosso danno economico all’organizzazione criminale.Così è Rossetti a proporre la soluzione giusta a Michele D’Alessandro: «Come facemmo l’ultima volta. Mi deve scendere la marijuana, è pericoloso là. Lo facciamo portare nell’ambulanza, hai capito?», questa la frase intercettata in ambientale che lascia poco spazio ai dubbi.Secondo gli investigatori, l’organizzazione criminale ha difficoltà a far trasportare la droga da Iuvani – frazione al confine tra Gragnano e Pimonte – fino a Castellammare. C’è una sola strada e la possibilità d’incrociare posti di blocco è alta. Con l’ambulanza che magari sfreccia con le sirene accese, invece, il gioco è fatto. E come si percepisce dalle stesse parole di Rossetti, il sistema è già stato utilizzato più volte.D’altronde, secondo l’Antimafia, il clan D’Alessandro aveva messo le mani sulla Croce Verde, società di Alfonso Arpaia, che lavorava in convenzione con l’Asl Napoli 3 Sud in quel periodo e anche con alcune cliniche private. Un affare gestito direttamente da Antonio Rossetti, alias ‘o guappone, come testimoniano le centinaia d’intercettazioni registrate dagli investigatori. Il ras di Scanzano incassava una parte dei guadagni delle ambulanze e si preoccupava anche di fornire nuovi clienti con i quali stipulare convenzioni. Chi lavorava per lui sul territorio aveva il compito di tenere lontana la concorrenza, spendendo se necessario il nome dei D’Alessandro. Un sistema collaudato che garantiva alla cosca la possibilità di riciclare soldi e utilizzare a proprio piacimento, anche per il trasporto di droga, mezzi di soccorso sopra ogni sospetto.

Fonte:https://www.metropolisweb.it/2022/04/11/linchiesta-dellantimafia-castellammare-carichi-droga-scanzano-arrivavano-ambulanza/

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