L’impianto investigativo che non va

PERCHE’ LE INDAGINI SU FONDI SONO STATE DELEGATE AL COMANDO PROVINCIALE DEI CARABINIERI DI LATINA E NON AL ROS O, COMUNQUE, AD UN CORPO CENTRALE SPECIALIZZATO, COME IL GICO, LA DIA, LO SCO ECC???

Con tutto il rispetto nei confronti degli Ufficiali e del personale del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, la domanda che ci assilla è:

perché indagini complesse e delicate quali sono quelle che hanno riguardato e riguardano Fondi (ma non solo) non sono state delegate ad un Corpo specializzato?

Se non ci fosse stata la relazione della Commissione di accesso istituita dal Ministero dell’Interno e dal Prefetto Frattasi sarebbero emersi gli elementi che sono emersi? e, ancora, sarebbero bastate le indagini dei carabinieri pontini per reggere ad un impianto difensivo agguerrito?

Il discorso sulla presenza mafiosa a Fondi ed in provincia di Latina è delicatissimo in quanto investe il livello che riguarda la qualità di tutto l’impianto investigativo messo in piedi in una provincia in cui quella presenza è fortemente radicata e rischia di condizionare ambiti significativi persino della politica e delle istituzioni.

Quello che non finisce mai di stupirci è quella sorta di indifferenza e di superficialità con le quali i Comandi Generali della Guardia di Finanza, dei Carabinieri ed il Capo della Polizia mostrano di guardare il “caso Latina”.

Evidentemente essi non si sono ancora resi conto della gravità del fenomeno della presenza mafiosa su questa terra.

Un fenomeno che richiederebbe l’impegno di operatori di polizia superpreparati.

Purtroppo, dobbiamo sempre assistere alla venuta a capo dei comandi locali di Ufficiali e dirigenti di Commissariato non dotati di quella esperienza in materia che è necessaria in terre di frontiera qual’è, appunto, la provincia di Latina, il cui territorio è letteralmente invaso da clan, ’ndrine, famiglie di ogni specie e di mafie anche straniere.

Brave persone, per carità, ma quasi tutte provenienti dall’Accademia, dai Comandi Generali e mai impegnate sul campo dell’antimafia.

Così, non si va da nessuna parte.

Questo uno dei motivi per i quali tutti i nostri appelli ad avviare finalmente un’azione investigativa sui patrimoni, sulle movimentazioni finanziarie, sulle compravendite e così via sono caduti e continuano a cadere nel vuoto.

Non vorremmo trovarci nei panni di quei poveri magistrati inquirenti, che, pur volendo operare, si trovano sovente senza quegli apporti che sono fondamentali per sviluppare un’azione giudiziaria efficace.

Colpa, tutto ciò, anche di tutti quei politici che, quando si parla di mafia e di mafie, preferiscono il bla bla, ma mai azioni concrete ed incisive.

Sono essi i primi responsabili di questa situazione.

Quando vogliamo affrontare a tavolino il problema della riorganizzazione delle forze in campo, stazione per stazione, brigata per brigata, compagnia per compagnia, commissariato per commissariato? Noi siamo pronti. Aspettiamo la risposta dei partiti.

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