L’immagine falsata che viene fornita delle mafie

“La mafia è mafia perché ha un organico ed irrinunciabile rapporto con la politica”, ha scritto Renda.

Lo abbiamo anche scritto sul frontespizio del nostro sito web.

Mafia e politica sono, quindi, come il mare ed i pesci: non c’è il primo se non ci sono i secondi.

Possiamo dire che spesso, almeno in alcune aree del nostro Paese, la mafia ha rappresentato e rappresenta essa stessa il potere.

Negarlo o, comunque, non ammetterlo è riduttivo, se non mistificatorio.

Si fa un gran parlare e scrivere di mafia in maniera impropria e da parte di soggetti che non ne hanno la minima conoscenza.

C’è chi la romanza, nobilitandola anche se involontariamente, per scriverci dei libri e venderli; chi lo fa per motivi politici per costruirci sù una carriera nel proprio partito; chi perché ha fatto dell’antimafia un vero e proprio mestiere.

Ci è piaciuto che Andrea Meccia ed Anna Bisogno abbiano affrontato l’argomento citando nella recente antologia “ Strozzateci tutti” quanto ha scritto al riguardo Andrea Camilleri.

Lo riportiamo perché lo riteniamo estremamente utile veramente a TUTTI, a cominciare da noi stessi e dai tanti nostri iscritti e simpatizzanti:

“Secondo lo scrittore Andrea Camilleri si può scrivere di mafia o raccontarla per immagini a patto che si rimanga ancorati ai fatti e che ci si basi esclusivamente su materiali forniti da magistrati e poliziotti, sulle inchieste di giornalisti specializzati, sui libri delle persone che la mafia hanno sempre combattuto e che, perciò, conoscono dinamiche, relazioni e personaggi.

E’ in virtù di questo giudizio che lo scrittore agrigentino dà il suo imprimatur al racconto-inchiesta di Roberto Saviano, Gomorra, alla docufiction di Claudio Canepari sulla cattura di Provenzano, alle inchieste giornalistiche di Francesco Licata e ai libri dei magistrati Ayala e Scarpinato.

Al contrario, sostiene Camilleri, ”romanzando” la mafia, come pure la camorra e gli altri fenomeni connessi alla criminalità organizzata, si corre il grosso rischio di nobilitare, anche non volendolo, le figure dei boss”.

Come, purtroppo, accade spesso in taluni incontri organizzati in ambiti e con finalità politici da gente che non sa nemmeno cos’è la mafia.

Uno dei motivi per i quali noi – che ad un’antimafia fatta di parole abbiamo scelto, sin dalla nostra nascita, un’antimafia fatta di azione, di investigazione e di denuncia di fatti, situazioni, soggetti specifici – abbiamo delle riserve nei confronti di talune iniziative, sta proprio nel fatto che, essendone autrici persone incompetenti, o, comunque interessate ad altre cose, temiamo che esse non servano ad altro oltre che a perpetuare un’immagine delle mafie sbagliata e deviante, facendo il gioco di quanti nel Paese da decenni hanno scatenato la più grossa campagna di disinformazione e di manipolazione della realtà.

Parlare e scrivere, oggi, di mafie, senza parlare e scrivere dei suoi intrecci con la politica, con le istituzioni e con la cosiddetta società civile (molti professionisti, architetti, ingegneri, commercialisti, notati, avvocati ecc. , che ne curano gli interessi), è riduttivo e deviante.

E, oltretutto, fa proprio il gioco delle mafie perché se ne perpetua un’immagine falsata, come quella che ci viene fornita dalla maggior parte dei media.

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