L’illegale ciclo del cemento che sta assassinando tutto il Lazio e, in particolare, il sud pontino

Alcuni elementi nell’ultimo Rapporto curato da Legambiente confermano le strategie di penetrazione mafiosa nel settore edilizio. Si può reagire
Mentre crollava a picconate il Muro di Berlino nel 1989, invece di fare complicate analisi geopolitiche o immaginare interventi miracolistici, la robusta vena imprenditoriale dei clan mafiosi di ogni specie aveva già individuato nel ricco mercato immobiliare dell’ex Germania dell’Est uno dei luoghi ideali dove poter riciclare la massa di denaro accumulato con affari illeciti.
Per vedere all’opera questa tipologia di criminalità non c’è bisogno di attraversare il Brennero continuano a ripetere, da anni, gli uffici investigativi delle procure e della polizia. Un caso per tutti: il duplice omicidio consumato alle porte di Roma, ad Albano Laziale,a fine maggio 2011 secondo gli inquirenti sarebbe legato all’assassino, di Angelo Vassallo, sindaco ambientalista di Pollica, in provincia di Salerno per affari sulla gestione del porto e dei territori affini. Nel Lazio si registra, secondo il rapporto Ecomafia 2011, «un’ascesa irresistibile del ciclo illegale del cemento» con gangli che si allargano su tutto il territorio nazionale e che vanno«di pari passo con quanto sta accadendo nel ciclo illegale dei rifiuti», secondo i dati raccolti. La regione «balza al terzo posto» dopo Campania e Calabria con 721 infrazioni rilevate, il 10,4 per cento sul totale nazionale.  Nel solo Parco nazionale del Circeo, in provincia di Latina, sono stati accertati un milione e 200 mila metri cubi fuori legge di cui una parte è riconducibile, secondo gli investigatori, «direttamente o indirettamente a esponenti della malavita organizzata» e al relativo sottobosco politico ed economico. Il sud pontino «si rivela una delle zone più ambite “per lavare” e reinvestire denaro sporco, soprattutto in immobili con affaccio sul mare e in pieno parco».
Dalle indagini coordinate dalla Direzione antimafia di Napoli sul clan Mallardo si risale a ben due holding di controllo di circa trenta società poste sotto sequestro. Operazioni complesse che coinvolgono personaggi insospettabili che fungono da prestanome.  La penetrazione della logica mafiosa trova l’ambiente adatto nel Lazio dove vige una cultura diffusa che accetta passivamente una politica dissennata del territorio con l’aggressione al paesaggio, bene costituzionalmente garantito.  Il rapporto curato da Legambiente porta alcuni esempi eclatanti, e ben conosciuti nella cronaca locale, ma che messi insieme destano decisamente allarme. Ci sono i 35 mila metri quadrati totalmente abusivi, con tanto di case, ristoranti e impianti sportivi realizzati, nell’ultimo ventennio, nel territorio del comune di Ardea, in provincia di Roma, in cui la fuoriuscita dei residenti dalla Capitale ha comportato l’incremento della popolazione di oltre il 41 per cento. C’è anche noto maxi resort abusivo sul lago di Castel Gandolfo posto di recente sottosequestro anche per inquinamento delle acque.
Ma evidentemente è il sistema Paese che segna dei punti di sofferenza preoccupante se il “Primo rapporto sullo stato del territorio italiano” redatto dal Consiglio nazionale dei geologi denuncia una cementificazione che coinvolge anche fiumi e torrenti con un pericolo di frane e alluvioni che interessano 1 milione e 260 mila edifici tra cui 6 mila scuole e 531 ospedali.
Ci sono infine, nel rapporto Ecomafie, anche le buone notizie che ci portano sulle sponde del lago di Paola, ancora nel Parco del Circeo, dove una serie di opere abusive, tirate su in venticinque anni in una zona di tutela definita integrale, con tanto di boutique, scuole di sci nautico e ristoranti con rimessaggio per imbarcazioni, sono state abbattute grazie ad una lunga trafila giudiziaria che ha visto in prima fila Legambiente, Libera e i proprietari dello stesso lago. Quest’ultimi hanno pagato direttamente gli interventi di demolizione, visto che i responsabili dell’attività fuori legge hanno trovato il modo per rendersi irreperibili.
Un esempio di come una buona politica sia sempre possibile I vari tasselli del rapporto Ecomafia 2011 costituiscono un ulteriore conferma delle ultime dichiarazioni rilasciate dal Generale Carlo Alberto dalla Chiesa nell’agosto del 1982 a Giorgio Bocca: «la mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi o commerciali e magari industriali… mi interessa la rete di controllo che, grazie a quelle case, a quelle imprese a quei commerci, magari passati a mani insospettabili, sta nei punti chiave, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere». I Rapporti servono evidentemente, più che fotografare una situazione insostenibile, a smuovere le coscienze per non rimanere inerti.  
(Tratto da Città Nuova)
Archivi