Liberiamoci dall’oppressione mafiosa. Un appello che ci viene da Rosarno

Il cammino verso la meta della libertà dall’oppressione mafiosa è ancora molto aspro, irto di ostacoli e difficoltà. Nessuno vuole nasconderlo: è necessario studio, riflessione, lavoro sodo e continuo. Ma quello gridato sabato dai giovani manifestanti è un segnale importante, ricco di speranza e di certezza. Nessuno potrà piegare la ferma volontà di futuro delle nuove generazioni generose e pulite della Calabria

I nostri compagni morti, i diseredati di Rosarno di sessant’anni orsono, quei braccianti e contadini poveri che con dure lotte occuparono mille ettari di bosco selvaggio e lo trasformarono in fertili giardini, nei giorni della caccia al nero africano e della cacciata dei neri africani, si sono rivoltati nella tomba, per la grave e criminale violenza inflitta a persone umili, povere ed indifese più di quanto lo erano stati loro. Quegli indimenticabili combattenti, che hanno scritto le pagine migliori e più importanti per la crescita sociale e civile di Rosarno, avrebbero certamente bollato l’aggressione selvaggia e criminale sugli immigrati come la pagina più brutta ed indegna della storia del paese.

Ecco perché sono certo che, se fossero ancora vivi e presenti, ringrazierebbero con tutto il loro generoso cuore tantissimi loro nipoti: le ragazze ed i ragazzi che sabato hanno dato vita alla bellissima manifestazione di Rosarno che ha attraversato le più importanti vie cittadine con striscioni e cori contro la ‘ndrangheta e si è conclusa in piazza Giuseppe Valarioti, con gli interventi delle protagoniste principali, la preside del ‘Liceo Piria’ Mariarosaria Russo, Anna Leonardi e Francesca Chiappetta.

Camminando dietro di loro e delle numerosissime ragazze presenti, mi sono tornati in mente le grandi lotte del passato, quando, all’arrivo di numerose donne alla testa dei cortei, saltavamo di gioia perché convinti che la loro combattività avrebbe determinato il successo e la vittoria della lotta.
Certo, è ancora solo un primo passo, il cammino verso la meta della libertà dall’oppressione mafiosa è ancora molto aspro, irto di ostacoli e difficoltà. Nessuno vuole nasconderlo: è necessario studio, riflessione, lavoro sodo e continuo. Ma quello gridato sabato dai giovani manifestanti è un segnale importante, ricco di speranza e di certezza. Nessuno potrà piegare la ferma volontà di futuro delle nuove generazioni generose e pulite di Rosarno e della Calabria. Un futuro senza mafie, violenze e razzismo . Un futuro di lavoro onesto adeguatamente retribuito per tutti, di accoglienza ed integrazione con quanti, molto più sfortunati di noi, arrivano da terre lontane. Questo futuro sarà più vicino ad essere raggiunto, quando i cittadini onesti e laboriosi, che sono la stragrande maggioranza, si stringeranno attorno ai giovani e costituiranno insieme lo strumento capace di abbattere la ‘ndrangheta ed ogni altro ostacolo.

Giuseppe Lavorato

(Tratto da Aprile Online)

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