Lettera del Dr. Arturo Gnesi, componente del Consigliol Direttivo dell’Ass. Caponnetto e Sindaco di Pastena, in occasione del convegno a Frosinone di Legambiente sulle ecomafie

“SCONFIGGERE LE ECOMAFIE PER RILANCIARE IL LAZIO”, FROSINONE, 27 OTTOBRE 2011

Sarò presente perché non è un appuntamento salottiero, ad esclusivo interesse di acculturati e dotti, ma è un problema terribilmente cresciuto nella nostra provincia e la presenza a volte suadente e altre volte minacciosa si materializza anche dentro i palazzi della politica.

Da qualche anno anche la chiesa ha tentato di alzare il livello di attenzione provando a scuotere le coscienze dei credenti e la sensibilità dei laici scrivendo già oltre un ventennio fa che “esiste una mafiosità di comportamenti quando i diritti vengono barattati per favori “ e quando per debolezza culturale o per convenienze personali il libero consenso viene trasformato in voto di scambio.

E’ infatti in questo patto anomalo il tarlo che insinuandosi nelle istituzioni corrode la democrazie e fa saltare tutte le regole che dovrebbero consentire alla società civile di essere giudice imparziale e corretto che controlla l’operato dei rappresentanti del popolo. Invece è accaduto il contrario, si chiedono i favori per la propria carriera, per l’azienda, per la propria ditta, per l’impresa e in cambio si concede qualcosa a chi facilita incarichi e il flusso di denaro. In questo intrigo si sacrificano tutte le norme etiche e i sani principi che dovrebbero mettere la politica al servizio del bene comune.

Chi ha potere in questo modo ha anche risorse finanziarie disponibili per far crescere la propria leadership utilizzando spazi mediatici altrimenti inaccessibili, ha imprese che possono allargare il giro dei favori a parenti ed amici e acquisisce un virtuale pacchetto azionario di ogni azienda con il quale poi decide quali progetti finanziare a quali tecnici assegnarli e a quali aziende farle realizzare.

E’ chiaro che pur di spendere denaro pubblico che rafforza il legame tra politici, imprenditori e tecnici si finanziano opere inutili, inservibili e a volte incomplete e quando realizzate sono deficitarie per sicurezza e persino di stabilità strutturale. Basta guardarsi intorno, dappertutto e gli esempi ce ne sono a migliaia. Questo modo di concepire la politica ha consentito ad industriali spregiudicati di non rispettare le norme sia di sicurezza ambientale e sia di quella sul lavoro e sapendo che la classe politica era ricattabile hanno inquinato e costruito senza regole e senza il timore di essere perseguiti penalmente. In queste cricche a volte volgari e raffazzonate, a volte raffinate e colte si sono inseriti coloro che fanno dell’intimidazione e della corruzione l’arma vincente, ovvero la criminalità organizzata che aveva il bisogno da concludere affari e di riciclare il denaro sporco e questo l’ha potuto fare perché le istituzioni non hanno mai fatto una riflessione approfondita su questo tema, anzi al contrario sono state sempre infastidite e riluttanti a parlarne pubblicamente.

Abbiamo così consentito che le mafie venissero nella nostra provincia ad investire a camuffarsi nel tessuto sociale, politico e imprenditoriale fino al punto da essere integrate e irriconoscibili. Sarà per questo che la nostra regione ospita la “quinta mafia” e nessuno si meraviglia se condiziona fortemente la politica e gli investimenti che questa fa sul nostro territorio.

E’ ora di fare dei passi in avanti sperando che non siano solo i singoli a combattere le mafie, ma siano le istituzioni, e ci siano nuove tecniche, nuovi modi per analizzare, investigare e arrestare il fenomeno mafioso che sovrasta, nel silenzio, e contando sul silenzio degli altri, gran parte delle attività della nostra provincia. Uscire allo scoperto per rompere il muro dell’omertà è un passo importante e ineludibile perché oggi la mafia non appare, non urla, non spara, ma nell’ombra e nel sottobosco dei palazzi tesse le sue trame per raggiungere l’unico obiettivo che le interessa: stare dentro lo Stato e crescere dentro le sue istituzioni.

Pastena 27.10.11 Arturo Gnesi

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