Lettera aperta alla Regione Lazio

4 agosto 2006

Lettera aperta alla Regione Lazio

In nome di quale logica e buonsenso permettete si brucino i rifiuti?

Egregi rappresentanti dei cittadini, Presidente-commissario Marrazzo

mi scuso in anticipo della lunghezza, ma un problema enorme non è comprimibile oltre una certa misura.

Le politiche locali possono incidere in maniera preponderante nella gestione dei rifiuti. Oggi, c’è una consapevolezza precisa di come i “rifiuti”, o meglio i materiali post consumo, siano inscindibilmente legati all’energia e viceversa. Come se non ci fossero certezze scientifiche su questo, si vorrebbe far passare col gassificatore/inceneritore, uno “spreco di energia” come “recupero energetico”.
Incenerire i rifiuti provoca spreco energetico, dovendo ricreare continuamente prodotti ed imballaggi a perdere, in un circolo vizioso e del tutto antieconomico.
Ogni volta che bruciamo un oggetto, tutta l’energia per estrarne le materie prime, la lavorazione, il trasporto occorsi, si perdono per sempre, è banale intuirlo anche per chi non conosce l’argomento.
Quanto segue non è una valutazione personale, ma di ASM Brescia, che giustificava la sua rinuncia a partecipare all’inceneritore trentino, divenuto troppo piccolo.
Ottenere energia dai rifiuti è 8 volte più costoso che con le centrali tradizionali, lo ha ammesso ai giornali quell’ambientalista radicale il Presidente Capra (il più grande Inceneritore d’Europa) ***

Gli inceneritori hanno un rendimento patetico, e la sola ragione che ne garantisce la sopravvivenza è che per legge l’Enel è costretta ad acquistarne la (poca) energia prodotta a prezzi fuori mercato. Questo sovrapprezzo ricade su tutti i contribuenti italiani. Infatti, il 7% della bolletta Enel che i cittadini pagano, e che dovrebbe servire a sviluppare energie pulite, da più di 15 anni finisce per sovvenzionare “silenziosamente” gestori di inceneritori e petrolieri (per i quali era già prevista l’interruzione delle convenzioni entro il 2007), un affare quantificato in 2 miliardi di euro all’anno (come riportato nella seduta del 6/11/2003 della X Commissione permanente della Camera, Presidente On. Tabacci).
Bruciare rifiuti conviene, e non sempre come sotto si evidenzia!, solo ai gestori degli inceneritori: si ottengono circa 50 euro a tonnellata di rifiuti bruciati via Enel e Contributi Conai
In cambio la collettività senza esserne informata ottiene solo danni, sommati ai costi.

“Nei casi di una produzione giornaliera di rifiuti inferiore a 400 tonnellate (140. 000 -150. 000 ton/anno), i costi di investimento dei forni di incenerimento del tal quale sono così elevati che il maggiore ricavo della produzione di energia elettrica (Cip 6, certificati verdi) non è sufficiente a rendere conveniente questa soluzione” ***
fonte: Unione Nazionale Aziende produttrici energia elettrica. Conferenza nazionale Energia e Ambiente. Roma, Novembre 1998.

Ecco il motivo del raddoppio dei vecchi inceneritori e il gigantismo dei nuovi.
Ecco perché gli inceneritori di Colleferro da 107. 000 e 94. 000 tonn/anno, hanno contribuito ai debiti del Consorzio Gaia, e le perdite nette sono arrivate a 40milioni di euro. Errare è umano, perseverare…
“L’emergenza” dichiarata o sostanziale, non è un fatto casuale, ma una concatenazione di scelte errate e sottovalutazioni e superficialità protratte nel tempo.

L’Italia è, disgraziatamente, l’unico paese nell’Unione Europea che considera gli scarti di raffineria petrolifera e i rifiuti non biodegradabili come “risorse rinnovabili” (prima con la legge L. 9 09/01/1991 con atto amm. vo Cip 6; oggi grazie ad un improprio recepimento della direttiva 2001/77/CE). In questo modo vengono incentivati solo i gestori degli impianti, sottraendo risorse vitali all’adozione di pratiche a minore impatto ambientale e sanitario, quali la raccolta differenziata, il riuso e riciclaggio dei rifiuti.
Un uso improprio di fondi pubblici che non ha eguali in Europa, un vero e proprio scandalo per un Paese come l’Italia che è fanalino di coda nella gestione dei rifiuti oltre che nella produzione di energia rinnovabile (come eolica e fotovoltaica), quella necessaria ad una società lungimirante, che prima ancora di produrre, deve ridurre in maniera sostanziale gli sprechi energetici che la stanno sobbarcando di costi inutili onerosissimi e immorali.

Oggi, questa Regione, ha una grande opportunità, quella di far subito proprie tali istanze, precedendo e orientando le scelte che verranno fatte a livello nazionale, con la doverosa fine dei sussidi agli inceneritori. In questa Regione, la raccolta differenziata è su livelli davvero irrisori, i soli impianti di ineludibile necessità sono quelli per il compostaggio, affiancabili al lavoro chiesto ai cittadini, per separare gli scarti organici di cibo direttamente in casa. Ognuno deve essere responsabile, è un diritto-dovere, come andare a votare:
i rifiuti si possono ridurre solo col porta a porta non con nuovi cassonetti e inceneritori.
Chi dice il contrario non sa di cosa parla: sposta l’inquinamento da una matrice solida ad una gassosa, ottenendo in più il 30% di scorie tossico nocive. NON riduce i rifiuti, li rende solo più pericolosi.

La raccolta differenziata dovrà poi essere incentivata in modo sostanziale, in particolare per quanto riguarda quella domiciliare. Solo con la partecipazione diretta della cittadinanza si potrà, infatti, vincere questa sfida, con tutte le ricadute in termini economiche e sociali, grazie anche alla creazione di nuovi posti di lavoro e di attività imprenditoriali dedicate al riciclaggio.

Non possiamo girare intorno al problema: o si paga una tariffa proporzionata alla produzione di rifiuti, o il sistema NON può funzionare. Banalizziamo, che i media riprendano questi dati o meno (non potrete dire di non sapere), con una domanda semplice: Perché devo pagare la stessa cifra del mio vicino di pianerottolo, se produco solo 200kg di rifiuti all’anno e non 500 come lui? Perché sono un cittadino “virtuoso”? (leggasi: pirla?)
Chi dice il contrario deve spiegare come possiamo avere una tariffa personalizzata se non si avvia il porta a porta; cosa facciamo, mettiamo di guardia ai cassonetti l’Esercito per evitare che chiunque passi di li possa infilarci (o accatastare attorno) tutto quello che gli pare, come avviene TUTTI I GIORNI a Roma?

Disponibile ad essere audito dalle Commissioni attività produttive e ambiente della Regione Lazio.
Cordiali saluti, Roberto Pirani
rinnovabili@libero. it
tel. 328 301 99 52

ALLEGATI LEGALI E FONTI DI DOCUMENTAZIONE

Già nel novembre 2003 Loyola De Palacio, commissario europeo per i Trasporti e l’Energia, in risposta ad una interrogazione dell’On. Monica Frassoni al Parlamento Europeo, aveva ribadito il fermo no dell’Unione Europea all’estensione del regime di sovvenzioni europee per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili all’incenerimento delle parti non biodegradabili dei rifiuti.
In Italia produciamo circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, il cui smaltimento costa circa 75 euro per tonnellata, con punte che possono arrivare anche a 135 euro. Ci sono Paesi Europei dove l’incenerimento dei rifiuti è gravato da tasse (per scoraggiarlo!!) di 71 Euro a tonnellata.

Opzioni per la gestione dei rifiuti e cambiamenti climatici:

. nel documento commissionato dalla Unione Europea, intitolato ” Waste management options and climate changes” (Opzioni per la gestione dei rifiuti e cambiamenti climatici), presentato nel 2001 e consultabile in rete, sono riportati i bilanci di gas serra derivanti da diverse strategie di trattamento dei MPC. (materiali post consumo)
La tabella che segue riporta in sintesi le stime conclusive, in particolare i chili di anidride carbonica equivalenti risparmiati per ogni tonnellata di MPC trattati:
1) – riciclaggio e compostaggio: – 461 kg
2) – trattamento meccanico biologico e segregazione in discarica: – 366 kg
3) – incenerimento con produzione di elettricità: -10 kg

L’interpretazione corretta di questi dati è che per ogni tonnellata di MPC che è incenerita invece di essere riciclata, si aggiungono 451 kg di gas serra all’atmosfera del nostro pianeta, nonostante la promozione dei rifiuti a fonte energetica rinnovabile, realizzata per Legge nel Decreto che istituisce i Certificati Verdi.
Questa differenza è dovuta al fatto che l’incenerimento dei manufatti, dopo il loro consumo, costringe il sistema produttivo globale a produrre ex novo gli stessi oggetti, utilizzando materie prime vergini ed energia non rinnovabile.
I dati della tabella dicono anche che le comunità che danno la reale preferenza al riciclo e al compostaggio dei loro MPC, dovrebbero poter mettere in vendita, come prevedono gli accordi di Kyoto, una quantità di crediti “gas serra”, nettamente maggiori di quelli delle comunità che privilegiano l’incenerimento.

Il costo della Co2 emessa contravvenendo il Protocollo di Kyoto, ha raggiunto una quotazione di 20euro a tonnellata!.

Pronto a qualunque confronto sul merito dei fatti che semplicemente si riporta, senza avere alcun tornaconto se non la difesa dell’interesse pubblico rispetto al profitto di quei pochi che, tacendo, ammettono indirettamente di sfruttare a loro vantaggio leggi inique e senza futuro.
“L’incenerimento è il profitto di pochi utilizzando finanziamenti pubblici”. Sarebbe un buon titolo di giornale, se i media decidessero di verificare i fatti invece di registrare le opinioni di questa o quell’altra parte politica.
L’avete mai letto sul Corriere della Sera per caso?, o sentito dire nelle trasmissioni che ospitano i vari rappresentanti, che sprechiamo a favore di incenerimento di rifiuti e scorie petrolifere fondi pubblici per 2mld di euro all’anno, ogni anno, dal 1991?
E non finisce qui, volendo approfondire.
I soli costi esterni che un inceneritore grava sulla collettività, sempre da studi condotti dalla comunità europea, equivalgono a 44 euro a tonnellata, paragonabili alle più obsolete centrali a carbone, e sono costi pagati dal servizio sanitario nazionale, non sono costi eludibili.

Ma del Protocollo di Kyoto e di tutti i costi qui evidenziati, a chi gestisce un inceneritore non importa nulla. Non è SUA la responsabilità. è delle amministrazioni che glielo permettono.

In questo “muro di gomma” di chi è la responsabilità di puntare i riflettori su questo sistema sciagurato, delle associazioni di cittadini come la Rete nazionale rifiuti zero di cui faccio parte o di chi è stato eletto per rappresentare tutti i cittadini e il bene comune?

Se l’Ecomafia spa fattura miliardi di euro in questo Paese vorrà dire che il sistema ha qualcosa che non funziona o no?

Io sono a vostra disposizione, per cambiare, come lo è la Rete nazionale rifiuti zero

e per cambiare la prima cosa è la volontà politica: bipartisan
siate consapevoli che le scelte che state per compiere avaranno dirette conseguenze su tutti i viventi, attuali e delle prossime generazioni.

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