Lettera aperta al Procuratore della Repubblica di Latina Dr. Mancini

18/08/2006

Lettera aperta al Procuratore della Repubblica di Latina Dr. Mancini a proposito della presenza mafiosa in provincia di Latina

Amico di Platone, ma soprattutto amico della verità. Ripetiamo l’affermazione di Aristotele a proposito di alcune dichiarazioni fatte dal Procuratore Capo della Repubblica di Latina Dr. Mancini. Non ci si può di certo accusare di essere contro la Magistratura; il nome che portiamo è eloquente in tal senso. Abbiamo difeso e continueremo a difendere la Magistratura, che per noi resta l’unico baluardo a difesa delle istituzioni e dello stato di diritto, dagli attacchi di Berlusconi, Bossi e quant’altri, ma siamo abituati a dire pane al pane e vino al vino, a chicchessia.

Non ci sono piaciute talune dichiarazioni fatte dal Procuratore della Repubblica di Latina Dr. Mancini a proposito delle infiltrazioni mafiose in provincia di Latina e, in particolare, nel sud pontino.

Il Dr. Mancini, per capire appieno il livello di tali infiltrazioni, dovrebbe leggersi il contenuto del fascicolo, trattato dalla Procura, relativo al caso Pandolfi a Formia; un caso, questo, che evidenzia nella sua brutalità come certi soggetti, provenienti dalla Campania e non solo, siano riusciti a penetrare nel nostro tessuto economico. Certo, se si vede il fenomeno mafioso dal vecchio punto di vista di ordine pubblico, esso non appare. Oggi la mafia ha adottato la strategia dell’inabissamento, del silenzio. Essa investe i suoi capitali, magari ricorrendo a prestanome “puliti”, li ripulisce ed occupa il territorio. Per avere contezza di ciò, bisogna fare indagini difficili, lunghe, pazienti, che accertino la “provenienza” sporca dei capitali investiti, capitali che, probabilmente, si trovano già al terzo, quarto passaggio e che, quindi, già sono stati ripuliti.

A quanto ne sappiamo, non sembra che tali indagini in provincia di Latina siano state fatte o che, comunque, ne siano state fatte molte.

C’è un’altra considerazione da fare. Il Dr Mancini sa meglio di noi che i reati associativi di stampo mafioso non sono di competenza delle Procure della Repubblica territoriali, ma della DDA.

Su tutto il Lazio-e, quindi, anche in provincia di Latina-è attiva (e per quanto è a nostra conoscenza, opera molto bene) la DIA.

Questa è tenuta a riferire i risultati delle indagini che svolge direttamente alla DDA e non alle Procure locali, che, di conseguenza, non sono in grado di avere una visione esaustiva della presenza mafiosa sul territorio.

Sono cose, queste, che stiamo ripetendo da anni ai Prefetti, invitandoli ad integrare, applicando le direttive di Napolitano, oggi Capo dello Stato ma prima ancora Ministro degli Interni, le Commissioni provinciali di Sicurezza e dell’ordine pubblico con un Magistrato della DDA o della DNA.

Ma fino ad ora i Prefetti hanno fatto al riguardo… orecchie da mercante.

Non se l’abbia, Dr. Mancini, ma queste precisazioni erano doverose per fare, speriamo definitivamente, luce sull’annoso dilemma: ci sta o non ci sta la mafia in provincia di Latina?

Per noi, ma non solo per noi (basta leggere i rapporti della DNA, della DIA, del Ministero degli Interni, delle Commissioni Parlamentari ecc. ecc. ), mafia, camorra, ’ndrangheta, sacra corona unita, mafie straniere e così via ci sono e sono anche ben insediate sul territorio pontino e laziale.

ASSOCIAZIONE REGIONALE LAZIO PER LA LOTTA CONTRO LE ILLEGALITA’ E LE MAFIE
“ANTONINO CAPONNETTO”

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