LETTERA APERTA AL COMANDANTE PROVINCIALE DEI CARABINIERI DI LATINA A PROPOSITO DELLE DICHIARAZIONI FATTE DAL SINDACO DI ITRI NELLA RIUNIONE DI FEBBRAIO SCORSO DELLA COMMISSIONE SICUREZZA DELLA REGIONE LAZIO

LETTERA APERTA DALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO AL COLONNELLO VITAGLIANO,COMANDANTE PROVINCIALE DEI CARABINIERI DI LATINA, A PROPOSITO DELLE DICHIARAZIONI FATTE DAL SINDACO DI ITRI NELLA RIUNIONE DI FEBBRAIO SCORSO DELLA COMMISSIONE SICUREZZA DELLA REGIONE LAZIO CON LA RICHIESTA DI CHIARIMENTI.

Gentile Colonnello,

le trasmettiamo per opportuna conoscenza copia di un articolo scritto a febbraio scorso da Latinatu a proposito di una riunione svoltasi alla Commissione Sicurezza della Regione Lazio dei sindaci di alcuni comuni interessati dal fenomeno delle infiltrazioni mafiose.

Fra quei sindaci era presente quello di Itri il quale nel suo intervento sostenne che avrebbe avuto assicurazioni dai Carabinieri di Itri circa la non presenza sul suo territorio di fenomeni camorristici.

Le saremmo grati se volesse cortesemente verificare la fondatezza o meno di quanto dichiarato e,in caso positivo,ci facesse conoscere gli elementi in base ai quali si sarebbe pervenuti a tali conclusioni.

La ringraziamo e salutiamo

Il Segretario nazionale dell’Ass.Caponnetto

Dr.Elvio Di Cesare

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TRA ASSENTI E “NEGAZIONISTI” SOLO FORMIA SCUOTE LA COMMISSIONE ANTIMAFIA

21 Febbraio 2019

di Adriano Pagano

Si è svolta questo pomeriggio la commissione regionale antimafia, presieduta dal presidente Rodolfo Lena, e convocata appositamente per avere in audizione i sindaci di Anzio, Formia, Gaeta, Itri, Minturno, Fondi, Terracina, Castelforte, Santi Cosma e Damiano e il presidente dell’Osservatorio sulla legalità e la sicurezza Dott. Cioffredi, circa le attività antimafia da parte delle autorità preposte. La richiesta di convocazione era stata fatta dalla consigliera regionale Valentina Corrado, sostituita però dalla collega del MoVimento Cinque Stelle Gaia Pernarella, che ha introdotto i lavori ponendo l’accento sui fatti concreti che devono seguire alle parole dei tavoli di confronto, specie alla luce di alcuni passaggi cruciali della Dia rilanciati dalla consigliera.

Un appuntamento importante che richiamava a raccolta i principali Comuni di una delle zone più calde d’Italia sotto il profilo dell’azione dilagante delle mafie su quei territori. E invece sono stati appena tre i sindaci intervenuti, Paola Villa di Formia, Antonio Fargiorgio di Itri e Giancarlo Cardillo di Castelforte. Il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli ha delegato il consigliere Gennaro Orlandi. Assenti quindi i sindaci di Gaeta Cosmo Mitrano, quello di Fondi Salvatore De Meo – che ha comunicato la propria assenza congiuntamente al consigliere regionale Giuseppe Simeone che è proprio di Formia -, e poi il primo cittadino di Anzio Candido De Angelis, quello di Terracina Domenico Procaccini e infine assente pure quello di Santi Cosma e Damiano Franco Taddeo. Insomma una scarsa partecipazione incompatibile con ben altro impegno che pure meriterebbe il tema. Tutti luoghi che solo pochi giorni fa, al contrario, la Dia evidenzia nella sua periodica relazione come città ad alto impatto criminale. Ma su questo torneremo.

Il tema, esclusa la sindaca di Formia Paola Villa, anche per i restanti tre comuni presenti non pare affatto così emergenziale. Per Itri e Castelforte è un fenomeno marginale – che non lascia emergere fatti rilevanti (hanno parlato più che altro della chiusura del Tribunale di Gaeta e dei reati predatori) – per Minturno addirittura non risultano esserci episodi di racket ed estorsioni eppure è lo stesso Comune a confermare di essere meta dell’approdo di esponenti della criminalità campana. Cosa vengano a fare a questo punto viene da chiedersi, ma rimarremo con l’eterno dubbio. È stato piuttosto sconcertante e addirittura imbarazzante assistere a una commissione regionale antimafia e vedere così tante sedie vuote e su quelle occupate ascoltare così tante ovvietà o sentire parlare addirittura di videocamer di sorveglianza, educazione scolastica e lotta al commercio abusivo. Quando proprio nelle Istituzioni in questa nuova epoca criminale si annidano le principali roccaforti mafiose.

l luogo dove Campanale ha perso la vita investito dall’auto di Di Caprio. Campanale è morto di fronte all’attività di surgelati del presunto omicida.

Di ben altro raggio l’intervento della Villa che ha snocciolato una lunga serie di fatti di cronaca accaduti in città. A partire dalle minacce al bar Tirreno e a quella stessa palazzina dove abita la famigliaEsposito-Giuliano, e dove sono già avvenuti un incendio e una rissa tra Bardellino ed Esposito, fino al tentato omicidio del giovanissimo Pasquale Vastarella nei confronti di un coetaneo. E ancora le case confiscate ai Bardellino così difficili da assegnare specie a seguito dei caffè intimidatori della famiglia offerti ai dipendenti comunali, l’amicizia di Katia Bidognetti con esponenti politici formiani (Erasmo Merenna), e poi le operazioni contro De Angelis, i fratelli Dell’Aquila e gli Ascione. E per la Villa non è nemmeno un caso che Cristiano Campanale, ucciso brutalmente a Minturno con un investimento, fosse fidanzato con la figlia di Luigi Ascione. Per Minturno nulla di tutto questo.

Infine un altro episodio accaduto proprio oggi, mentre la sindaca raggiungeva la Pisana: racconta lei stessa di aver incrociato a Formia un’auto dalla targa strana di fronte ad un negozio in febbrile movimento per una nuova apertura. Un locale da dove entrano ed escono Angelo, Calisto e Gustavo Bardellino, ma il negozio non è intestato a loro. “È difficile – ha detto la Villa – seguire le richieste e le documentazioni perché puntualmente i rapporti burocratici sono intrattenuti da persone dalla fedina penale limpida. Ogni Comune deve compiere una serie di controlli, specie in quell’area grigia dove operano i professionisti che fanno da trait d’union tra la classe politica e i clan, con moltissima difficoltà”. Un fiume in piena la Villa che ha dato sostanza ad una seduta che senza di lei non avrebbe avuto nessun significato.

La conferma circa la gravità della situazione nel sudpontino arriva dal presidente dell’Osservatorio regionale Antimafia Gianpiero Cioffredi, che ha sottolineato come “non esista in tutta Italia una Provincia – relativamente piccola come quella di Latina – dove sia possibile assistere alla pax mafiosa stretta tra mafia, camorra e Ndrangheta”. Ma c’è di più, perché secondo Cioffredi esiste – come diceva la Villa – un vero e proprio laboratorio criminale che produce cellule autoctone di criminalità organizzata. E Cioffredi poi cita Fondi e Anzio, però assenti, dove esiste una presenza radicata. “Latina – continua Cioffredi – è l’unica provincia del Lazio ad avere aumentato le operazioni finanziarie sospette nel 2018”. Ma il vero campanello d’allarme Cioffredi lo suona per il gioco d’azzardo, con Formia che nel 2017 spende 71 milioni di euro (1890 euro pro capite in un anno), Gaeta 23 milioni, Itri 9 milioni e Anzio 76 milioni: un business che ha palesi interessi della criminalità organizzata.

In definitiva allora cosa fare? Le proposte le fa solo la Villa: una sezione distaccata della direzione distrettuale antimafia o della Squadra Mobile di Latina nel sudpontino, utili alle indagini, specie quelle patrimoniali. Qualsiasi supporto utile fornito alle forze dell’ordine sul territorio è utile, affinchè le denunce dei fatti, dei nomi e dei cognomi, non restino lettera morta, ma trovino il giusto supporto nella lotta alla criminalità organizzata, che resta purtroppo ancora oggi appannaggio dei soliti pochi noti.

Fonte:www.latinatu.it

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