Lettera aperta ai Ministri Amato e Matella: “Che state facendo?”

L’ALLARME DEL PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI ROMA E DELLA DNA SULLE INFILTRAZIONI MAFIOSE NELL’ECONOMIA DEL LAZIO. I MINISTRI AMATO E MASTELLA CHE STANNO FACENDO AL RIGUARDO???

E’ la risposta più puntuale e migliore alla continua, perdurante azione di… ”minimizzazione” (stavamo usando… altra parola… ) operata da alcuni vertici istituzionali e politici locali, da operatori del mondo dell’informazioni disattenti e superficiali, da gente prezzolata, se non collusa.

Stiamo parlando di quanto denunciato dal Presidente della Corte di Appello di Roma, dr. Giovanni Francesco Lo Turco, durante l’Assemblea Generale della Corte di Appello di Roma svoltasi il 27 gennaio 2007.

Stralciamo dalla Relazione generale, a pagina 47, la parte relativa al problema delle infiltrazioni mafiose sul nostro territorio:

“Infiltrazioni mafiose, denuncia il Presidente della Corte di Appello di Roma, specialmente nei settori degli appalti e delle estorsioni, persistono, oltre che a Roma, nel Lazio meridionale e, in particolare, nella provincia di Latina e sul litorale laziale rientrante nel circondario di Velletri (Anzio, Nettuno, Ardea e Pomezia); sono state applicate numerose misure di prevenzione personale e sono in corso complesse istruttorie per misure patrimoniali.

Quanto ai reati contro la pubblica amministrazione, si mantiene elevato nel distretto il numero dei procedimenti, ma viene segnalato dalla Procura di Roma un decremento delle notizie di reato a carico di “noti”, che riguarda particolarmente i reati di cui agli artt. 316 e 322 del c. p.

Fra i reati di maggiore allarme sociale, stabile è il numero degli omicidi volontari e costante appare, specie nel Lazio meridionale, il dato relativo alle estorsioni ed alla rapine, segnatamente in danno di Tir, banche e gioiellerie; in aumento le rapine nel territorio di Latina.

Roma continua a rivelarsi l’epicentro di organizzazioni particolarmente efficienti, in grado di movimentare ingenti quantitativi destinati sia al mercato locale che a quello di altre zone e regioni.

Le indagini rivelano la presenza di organizzazioni dotate di una discreta stabilità sia per lo spaccio locale, in quartieri o aree delimitate, sia per l’approvvigionamento all’estero.

Si registra, inoltre, con particolare intensità, sia nel territorio romano che nel Lazio meridionale, la presenza di relazioni stabili di interscambio tra le organizzazioni locali e quelle camorristiche.

Rilevante è il numero dei reati commessi da cittadini stranieri, in particolare extracomunitari; si tratta spesso di clandestini, facile preda delle organizzazioni criminali nelle quali vengono prontamente arruolati. ”

Ma, all’allarme lanciato dal Presidente della Corte di Appello di Roma, si aggiunge quello, più dettagliato ed agghiacciante, della Direzione Nazionale Antimafia. Venti pagine sono dedicate al Lazio. In esse emergono “le nuove alleanze tra i gruppi di Cosa nostra con settori della pubblica amministrazione”.

Nel Lazio ci troviamo tutti, dai Rinzivillo che operano a Civitavecchia ed in altri comuni, ai Morabito, ai Gallace-Novella, a Nicoletti ed altri dell’ex banda della Magliana, dai Casalesi particolarmente presenti nelle province di Latina e Frosinone, ai Bardellino, Fasciani e così via.

Ma questi sono i… ”noti”. Poi ci sono i sottopancia, quelli.. non noti e non ancora individuati, compresi i… ”colletti bianchi”,… i “locali”, coloro che noi da anni stiamo chiedendo di individuare. Il sottobosco, fatto di insospettabili, di collusi e fiancheggiatori, di coloro che… ”minimizzano”, non informano in maniera dettagliata. I “disinformatori”, li definisce un nostro caro amico che… ha naso.

Nella nostra Regione si è saldata una consorteria politico-burocratico-mafiosa, nella quale ci troviamo di tutto, dalla massoneria, a dirigenti bancari, funzionari di vario livello, politici ed esponenti delle istituzioni
(citiamo quanto riportato dal Corriere della Sera del 10 febbraio 2007 nella cronaca di Roma, da Civitavecchia, con un servizio da titolo IL FACCENDIERE AL PRESIDENTE DEL PORTO: ”QUELLO E’ SISTEMATO”. Negli atti del processo sugli appalti vinti a Civitavecchia dal clan Rinzivillo c’è anche il nome di Gianni Moscherini (Moscherini è colui che due anni fa ci ha scritto, come ha fatto oggi il Sindaco di Santa Marinella Pietro Tidei, chiedendo di conoscere… chi… finanzia la nostra Associazione, ndr), il presidente dell’Autorità portuale del Lazio al centro delle polemiche in questi giorni di aver fatto cadere la giunta e in predicato di una probabile corsa alla carica di Sindaco. Il manager, che non è stato mai indagato, viene nominato da Angelo Canale, un faccendiere che, chiamando a raccolta in un Ufficio ai Parioli gli imprenditori che vogliono lavorare, millanta senza sapere di essere intercettato l’importante conoscenza per impressionare i presenti “Gianni Moscherini è un mio personale amico, lo dovrei vedere anche stasera”

Di sicuro qualche volta i due parlano al telefono, ascoltati dalla DIA: ” Caro Gianni, come stai?” “Chi è? “Piero Canale” “Oh, ciao Piero” “L’amico tuo è sistemato, te l’ha detto, sì?”, domanda il faccendiere. “A quale ti riferisci?” “Ceccacci” “Sì, lo so, me l’ha detto”

“T’abbraccio”. ).

C’è bisogno di commenti???

Nella relazione della Direzione Nazionale Antimafia, poi, si parla di intrecci “tra gruppi mafiosi, settori della pubblica amministrazione e soggetti delle forze dell’ordine”.

E’, questo, l’aspetto che ci interessa e ci inquieta più di tutti.

Noi non vogliamo accusare chicchessia, né vogliamo fare, come qualcuno ci ha accusato,… ”allarmismi”…

Ma ci sta angosciando l’inerzia del Ministro degli Interni Amato relativamente alle situazioni da noi denunciate e che riguardano il Comune di Ardea e la Prefettura di Latina. E quella di Roma!Su entrambe queste due situazioni ci sono state varie interrogazioni parlamentari, alle quali l’On. Amato non ha nemmeno risposto. Questo è gravissimo. Poi c’è anche, tutta aperta, la situazione della Giustizia a Latina, per la quale ci sono state, proprio in questi giorni, ben due interrogazioni parlamentari dell’Unione e una risposta sui giornali del Procuratore Capo.

A questo punto, è necessario ed urgente che i Ministri Amato e Mastella rompano il silenzio e, di concerto, comincino a monitorare seriamente le situazioni. E a decidere, di conseguenza!!!

Associazione Regionale Lazio “Antonino Caponnetto”

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