Lettera aperta ad iscritti e simpatizzanti dell’Associazione Caponnetto

La sensazione,amici,é che anche fra di noi tarda a farsi strada il convincimento che il “problema mafie” è il PRIMO, più importante problema del Paese.

Forse anche fra noi c’è chi fa fatica ad acquisire piena consapevolezza del fatto che le mafie rappresentano sempre di più, oltre che un gravissimo pericolo per la sopravvivenza delle stesse istituzioni democratiche, soprattutto un freno allo sviluppo del nostro stesso territorio, di quello dove ognuno di noi abita.
Dove ci sono le mafie nessun imprenditore serio andrà ad investire i propri capitali ed è, quindi, inutile parlare di sviluppo se prima non si”bonifica” il territorio.
“Bonificare” significa far arrestare mafiosi e corrotti e far sottrarre ad essi i beni accumulati illecitamente e sul sangue della povera gente.
Se non si fa questo, ogni piano, economico, urbanistico o di qualsiasi altra natura che riguardi gli interessi della collettività, è destinato a non decollare ed a fallire.
Questa è la base dalla quale ognuno di noi DEVE partire se vuole SERIAMENTE impegnarsi sul fronte della lotta alle mafie.
Lotta alle mafie che non può, pertanto, essere considerata come un impegno residuale rispetto ad altri, non centrale e semplicemente marginale.
Comprendiamo che ci sono molte ragioni ostative perché a tutti possa essere richiesto lo stesso impegno in quanto il livello di maturazione e di coscientizzazione individuali varia da una persona all’altra ed impedisce l’assunzione da parte di tutti delle stesse responsabilità.
A ciò vanno aggiunte, peraltro, tante altre ragioni, da quelle eventualmente familiari, economiche ed a tante altre ancora.
Diventa, quindi, impossibile pretendere che quello della lotta alle mafie diventi in ognuno l’impegno esclusivo della propria esistenza extrafamiliare come è avvenuto ed avviene per chi ci ha addirittura rimesso la vita o rischia tutti i giorni di rimettercela.
Ma a chi presume di volersi distinguere dalla massa, militando – accettando o, addirittura, chiedendo di far parte della sua classe dirigente – in ‘associazione che lotta contro le mafie non in maniera retorica e parolaia, qual’è la Caponnetto, è richiesta l’assunzione della più PIENA consapevolezza della “centralità “dell’impegno che egli assume.
Il “modello” di antimafia che noi abbiamo scelto sin dalla nostra nascita, quindici anni fa, ci ha indotti e ci induce ad essere “diversi” rispetto a tanti altri.
“Diversi” nel senso che la nostra azione DEVE puntare a farci essere ” quelli del giorno prima” e non del “giorno dopo”; quelli che non si limitano a raccontare i fatti accaduti ma, al contrario, a saperli “leggere” prima che essi avvengano, PREVENIRLI, ANTICIPARLI E – ove si dovessero ravvisare in essi elementi tali da destare sospetti e preoccupazioni – CONTRASTARLI, denunciandoli agli organi preposti a verificarne la correttezza, in uno spirito di collaborazione con questi e facendo proprio l’ appello di Paolo Borsellino che sosteneva che “é un errore imperdonabile pensare che tutto il peso della lotta alle mafie debba essere accollato sulle sole spalle della magistratura e delle forze dell’ordine”.
Ma anche per fare questo occorrono prudenza, estrema ponderazione e profonda conoscenza delle competenze e della “salubrità “degli ambienti e dei soggetti con i quali si entra in contatto, considerato soprattutto il livello di inquinamento generale che non risparmia ambiente alcuno.
E’ necessario anche qui essere accorti nel saper individuare e raccordarsi con le parti sane e non infedeli e corrotte delle istituzioni, tenuto appunto conto dell’alta soglia di immoralità che ha colpito tutti gli ambiti del Paese.
Ecco il motivo per il quale noi ci siamo mostrati sempre contrari ad iniziative autonome, che, se non concordate con la Segreteria ed il Consiglio Direttivo, potrebbero portare a spiacevoli sbocchi a danno di singoli iscritti.
Il livello della delicatezza e dell’importanza dell’azione che noi svolgiamo impone un raccordo strettissimo, sinergico e sistematico fra tutte le espressioni di un’Associazione qual’è la Caponnetto.
Ciò, anche a tutela dei singoli suoi rappresentanti e del ruolo e dell’immagine del sodalizio.
Tutti per uno ed uno per tutti, insomma, a combattere in prima linea e non come un corpo senza strategia ed organicità in cui la mano sinistra non sa quello che fa la destra e viceversa.
Una sorta di… un esercito di Franceschiello!
Sono tantissime le persone che da tutta Italia ci manifestano la loro disponibilità ad avvicinarsi all’Associazione Caponnetto ed ad iscriversi ad essa.
Anche qua, rifuggendo da qualunque tentazione di elitarismo, giova mostrare molta prudenza e puntare più sulla “qualità” che non sul “numero” dei militanti.
Noi abbiamo bisogno, proprio per la particolarità e la delicatezza del lavoro che facciamo – un lavoro basato su tre piedistalli: INDAGINE, DENUNCIA e PROPOSTA, la nostra bandiera- di ” COMBATTENTI”, di persone convinte, motivate, disposte a “sporcarsi le mani”, senza interessi economici o politici, come talvolta è avvenuto e, non per ultimo, stando attenti a possibili tentativi di infiltrazione di elementi vicini ad ambienti malavitosi, come pure già si è verificato in passato.
L’Associazione Caponnetto, per l’alto prestigio di cui gode e per la “qualità ” e “tipicità” del lavoro che svolge, è considerata dalla criminalità organizzata particolarmente “appetibile” e molto “pericolosa” e, in considerazione appunto di ciò, essa corre sempre il rischio di possibili infiltrazioni, siano essere malavitose ma anche politiche.
Ecco il motivo per il quale è vitale essere estremamente SELETTIVI nell’accoglimento delle richieste di adesione – compito, questo, deve essere svolto esclusivamente dal
Consiglio Direttivo Nazionale – e puntare appunto sulla “qualità” e mai sul “numero” degli aderenti.
Noi non siamo un partito politico o un club sportivo o letterario e, quindi, non debbono interessarci soggetti inattivi o che magari pensino più ad altri fini che non a quelli esclusivi della lotta alle mafie.
Abbiamo sempre detto e diciamo, senza lasciarci, però, andare a facili generalizzazioni, che la politica e, quindi, le istituzioni, oggi, sono in gran parte corrotte e colluse con le mafie ed in altra parte impreparate e disattente o animate da interessi di potere estranei alla nostra cultura ed alle nostre finalità e che, di conseguenza, proprio nei loro ambiti, troviamo i nostri peggiori avversari.
Dobbiamo, di conseguenza, non consentire ad alcuno commistioni, sovrapposizioni o subordinazioni di sorta ed essere AUTONOMI da tutto e da tutti, nella piena consapevolezza che fare antimafia non è come vendere bruscolini o patate.
Sentiamo il dovere di ribadire a gran voce e pubblicamente questi concetti alla vigilia dell’apertura dei termini per l’operazione “tesseramento” all’Associazione Caponnetto per l’anno nuovo, animati dal fine di renderla sempre più una spina dolorosa nel fianco di quell’armata infinita di corrotti e mafiosi che stanno devastando le nostre città ed il Paese intero.
Un caro saluto a tutti.

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