Lettera aperta a Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, e all’avvocato Repici a proposito della morte a Viterbo del medico Manca

Note a margine della manifestazione di Viterbo in memoria di Attilio Manca.
Ieri sono stato alla manifestazione in memoria di Attilio Manca. Purtroppo sono andato via prima e non ho potuto assistere fino alla fine, ma alcune considerazioni sono d’obbligo.
Cari Salvatore, Sonia, avvocato Repici, purtroppo state sbagliando clamorosamente il bersaglio.
Intanto erano sbagliate le premesse. Attilio Manca non è morto per mano della mafia. E la responsabilità non è del procuratore che segue il caso.
Voi che vivete in territori di mafia sapete bene come agisce questa organizzazione. Per entrare in un appartamento come quello in cui viveva Manca e fare un lavoro così perfetto ci vogliono i servizi segreti.
Ma anche ammesso e non concesso che sia stata la mafia, per un omicidio occorre un movente, e in particolare, per gli omicidi di mafia, occorre che la persona sia davvero scomoda, e che abbia preso decisioni molto forti contro la mafia. Ora, dato che sembra che Manca sia stato addirittura il medico che ha curato Provenzano in Francia, non si vede per quale motivo sarebbe stato ucciso proprio dalla mafia.
Le mie sono illazioni, comunque, non conoscendo a fondo il caso.

Ma ciò di cui sono sicuro è che per poter provocare la totale inerzia di una procura, l’indifferenza della polizia, l’inquinamento delle prove, delle perizie, il depistaggio dei giornali che volutamente trascurano il caso, e altri fenomeni del genere, non è sufficiente la mafia, Totò Riina, o Bernardo Provenzano che sia.

Ci vuole un sistema complesso, più potente della mafia e che sta al di sopra di essa.
Se una procura qualsiasi (non alludo alla procura di Viterbo, il fenomeno è comune a tutte le procure in Italia) rimane inerte su un caso come questo, vuol dire che sta commettendo un reato; come minimo un’omissione di atti di ufficio, ma nei casi più gravi sta rendendosi complice di un omicidio.
Quindi quando una procura rimane inerte di fronte a casi eclatanti, vuol dire che questa procura è sicura che l’eventuale denuncia contro chi ha male operato (denuncia che si deve fare presso una procura diversa) rimarrà lettera morta.
Vuol dire che nessuna altra procura mai indagherà, che nessun Ministro della giustizia mai interverrà, che nessuna forza di polizia, carabinieri, guardia di finanza, inizieranno mai un indagine per risolvere il caso, e se la inizieranno la insabbieranno.
Vuol dire cioè che la procura è parte di un sistema perfetto come un orologio, che ha i suoi vertici non nei capimafia che la letteratura sul tema ci ha consegnato fino ad oggi, ma nello Stato.

E quando dico Stato, non sto parlando di Dell’Utri, Berlusconi, Schifani, Mormino, ecc… i cui rapporti con la mafia sono accertati da anni; essendo un sistema complesso e perfetto come un orologio, sto parlando di tutti quei politici in cui riponete una speranza perché vi sembrano meno corrotti di altri.

L’avvocato Repici ha detto una cosa giusta. Per sapere quali sono le procure più inquinate, non bisogna vedere quelle che, negli anni, sono state accusate di qualcosa; occorre andare a vedere quelle che non sono mai state toccate da nessuno.
Ecco. Per i politici vale la stessa cosa.
I mandanti di un delitto del genere sono le persone cui spesso voi vi accompagnate e rivolgete perché vengono considerati paladini dell’antimafia.
Mi perdonerà Salvatore Borsellino se insisto con lui su un punto su cui ci siamo già confrontati, sia al telefono che via mail.
Caro Salvatore, non sono d’accordo quando dici che non hai tempo per occuparti di massoneria, Rosa Rossa, ecc…, quasi come se fossero due cose diverse.
Rosa Rossa e mafia sono due fenomeni che non potrebbero esistere l’uno senza l’altro, e che non possono essere capiti a fondo se non si capiscono entrambi i fenomeni. C’è un libro illuminante su questo, di recente pubblicazione, scritto da Antonella Randazzo, che parla delle origini della mafia, e di come tali origini vadano ricercate nello Stato.
Solo conoscendo entrambi potrai capire, ad esempio, le dichiarazioni di Riina che prende le distanze dalla strage che ha coinvolto tuo fratello.
E solo conoscendo entrambi si possono evitare situazioni paradossali come quelle verificatesi ieri, in cui i familiari di Manca sfilavano con una rosa rossa in mano, cioè con il simbolo di quell’organizzazione che probabilmente ha ucciso Attilio, e che controlla procure, politica ed imprenditoria italiana, oltre alla mafia.
Infine, due parole per l’avvocato Repici. L’ho ascoltata e ne ho potuto apprezzare la chiarezza e il coraggio soprattutto.
Vi stimo. Continuerò a seguirvi, ad appoggiare le vostre iniziative come ho fatto finora, sia col mio sito sia con Facebook.
Ma permettetemi di dirvi che state sbagliando il bersaglio.
Attilio Manca non è morto per mano della mafia.
E non è la mafia ad inquinare lo Stato, come ho sentito spesso affermare, anche durante la manifestazione di ieri. E’ lo Stato che permette la mafia, e che la controlla.
Nelle regioni di mafia, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, le persone scomode per il Sistema le uccide la mafia.
Nelle altre regioni, le persone scomode vengono uccise dai nostri servizi segreti, con un’overdose, con un incidente, con un malore provocato, oppure con un suicidio.
Potrei farvi un elenco lunghissimo di viterbesi morti in incidenti, suicidati, impiccati; e di processi del passato e del presente insabbiati.
Non devo fare troppa fatica. Non devo andare a cercare chissà quali articoli di giornale o fatti poco noti; mi basta vedere tra le mie amicizie, perchè anche in queste terre, come in tutta Italia, è stato fatto un bagno di sangue come al sud.
Stamattina ero a pranzo con una mia amica, il cui zio si è ucciso con un coltello nel petto, e poi si sarebbe estratto il coltello da solo. Suicidio, naturalmente.
Stasera cenerò con un mio amico di infanzia il cui padre, agente dei servizi segreti, è morto in un incidente stradale. Un incidente, appunto.
Lo Stato, per mezzo della mafia, ha fatto una strage nel sud. Ma per mezzo di incidenti, falsi attentati terroristici, suicidi, “omicidi in famiglia”, ecc., ha fatto una strage altrettanto grande al nord e al centro, solo più silenziosa.
Quel fenomeno che al sud voi chiamate “mafia”, al nord e al centro lo chiamiamo “incidente”.
PS. E scusate se il tono del mio articolo è un po’ antipatico. Volevo solo essere provocatorio.
Ero incorso anche io nel vostro stesso errore, anni fa, quindi il vostro atteggiamento è per me assolutamente comprensibile.
Con stima.
Archivi