L’Espresso: clan nel Governo

LA VICENDA GIUDIZIARIA CHE VEDE COINVOLTO IL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA NICOLA COSENTINO

Stampa ed opinione pubblica non hanno dato il giusto peso alla notizia diffusa da “L’Espresso” del 23 ottobre u.s. circa il coinvolgimento dell’attuale Sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi Nicola Cosentino in gravi circostanze.

Ben 5 collaboratori di giustizia lo hanno accusato di collegamenti con il clan dei Casalesi.

“Era a disposizione dei Casalesi”, ha dichiarato Dario De Simone, uno dei capi del clan, aggiungendo: ”Durante la mia latitanza molto spesso, ha riportato L’Espresso, molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Nicola Cosentino. Egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione”.

Forze dell’ordine e magistratura campane stanno verificando l’attendibilità di tali dichiarazioni, dichiarazioni che vengono corroborate da altri 4 pentiti di camorra: Domenico Frascogna, , Michele Froncilio, Gaetano Vassallo e Carmine Schiavone.

In un Paese “normale” il semplice sospetto di collusione con la mafia avrebbe indotto la persona accusata a presentare le dimissioni dal Governo.

In un Paese “normale”, il Capo dello Stato e quello del Governo, pur tenendo conto del principio di presunzione d’innocenza fino al giudizio definitivo della magistratura, avrebbero quanto meno invitato il Sottosegretario a fornire dei chiarimenti tesi a smentire le accuse dei 5 pentiti.

In un Paese “normale”, l’opposizione avrebbe quanto meno presentato una mozione in Parlamento al fine di fare chiarezza sulla questione.

In un Paese “normale”, la società civile, partiti politici, sindacati, associazioni, cittadini, sarebbero insorti manifestando la loro inquietudine.

Tutto sembra, invece, caduto nel dimenticatoio, come se si fosse trattato di una notizia come tante altre. Olio che scivola su uno specchio!

Questo ci inquieta perché dimostra che ormai questo Paese ha perso definitivamente la capacità di indignarsi e di reagire anche di fronte a fatti gravissimi che mettono in discussione la credibilità delle istituzioni.

Ci si lamenta, poi, dello scarso livello di considerazione del nostro Paese da parte delle altre nazioni.

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