L’esempio di una persona onesta e dignitosa

La lezione di Maria Luisa Busi

Il gesto della giornalista è certamente solo una goccia versata in un grande oceano inquinato. Ma il valore educativo di quello che ha fatto è enorme e incoraggia tutti quei cittadini, angustiati da situazioni ingiuste nel lavoro o nella vita quotidiana, a non svendere o smarrire la propria dignità di persona; riafferma il valore del concetto di “empowerment” attraverso il quale ognuno di noi può fare qualcosa di creativo e di efficace per opporsi a situazioni piccole e grandi di ordinaria ingiustizia

Le lacrime di Maria Luisa Busi e i suoi occhi azzurri cerchiati di rosso sono un monumento alla dignità professionale dei giornalisti italiani. Dopo l’esempio coraggioso dato da Santoro, un’altra figura storica ha avuto la determinazione di mettere i piedi nel piatto del suo “capo” denunciando, ad alta voce, l’attuale processo di asservimento totale dell’informazione del Tg1 ai partiti.

Sia chiaro che non condivido interamente le analisi, come quelle di Giovanni Valentini su “Repubblica” e della stessa Busi laddove queste analisi tendono un pò a santificare l’informazione Rai dell’era pre-minzoliniana. Diciamo, a mio avviso più obiettivamente, che la lottizzazione partitica dell’azienda di viale Mazzini con le sue derive clientelari, in qualche caso con venature boccaccesche, ha sempre danneggiato il servizio pubblico e la qualità dell’informazione ed ha rafforzato nel tempo la forza magnetica esercitata dai “carri dei vincitori”.

Ma sia la scelta di Santoro, sia il coraggioso “ammutinamento” della celebre Maria Luisa Busi, che ha scelto di togliere la sua faccia dal tg1 di prima serata per difendere le sue prerogative e la sua dignità professionale, evidenziano, a mio avviso, due questioni grosse come macigni:

1) Esistono ancora in un’azienda venduta ai partiti e piena di collaboratori scodinzolanti assunti per grazia ricevuta, alcune donne e uomini di valore che, con le loro inchieste o con le loro missioni sui fronti di guerra o, semplicemente, con il loro apporto critico nelle riunioni, rappresentano l’ultimo fortino di resistenza a difesa del servizio pubblico radiotelevisivo. Ma è proprio contro questi pochi e minoritari professionisti e professioniste storiche che si sta sviluppando una strategia di sfiancamento offensiva, fatta di mobbing strisciante e vessazioni, tipica delle grandi holding industriali post-fordiste. Isolamento, demansionamento, etichettamento sono le classiche potenti armi dei nuovi “capibastone” che preludono al tentativo di rendere innocui e annientare tutti coloro che vogliono salvaguardare la propria identità etica e professionale e non intendono omologarsi al pensiero unico imposto dal “capo”.

2) Una tale situazione nasce proprio dall’impronta sempre più verticistica e soffocante data all’assetto redazionale del Tg1. Si è insediato, cioè, un direttore decisionista che, invece di fare squadra e conquistare i suoi collaboratori attraverso il confronto dal basso e la valorizzazione delle differenze, ha deciso di esercitare la sua leadership connotandola interamente come potere “rozzo” proveniente dall’investitura “regia”. Con obiettivi politici ben precisi che lo stesso Paolo Garimberti, presidente del Consiglio di Amministrazione Rai, sembra svelare quando mette in discussione le qualità giornalistiche del direttore di testata. Infatti, del Tg1 Garimberti dice: “… siamo oltre la disinformazione”.

Il gesto di Maria Luisa Busi è certamente solo una goccia limpida e trasparente versata in un grande oceano inquinato di petrolio. Ma il valore educativo di quello che ha fatto è enorme e, a mio avviso, incoraggia tutti quei cittadini, angustiati da situazioni ingiuste nel lavoro o nella vita quotidiana, a non svendere o smarrire la propria dignità di persona. La lezione magistrale che viene dalla giornalista riafferma il valore del concetto di “empowerment” attraverso il quale ognuno di noi può fare qualcosa di creativo e di efficace per opporsi a situazioni piccole e grandi di ordinaria ingiustizia.

Bastano solo questi pochi elementi per poter esprimere alla giornalista e alla sua collega rimossa dal video, Tiziana Ferrario, solidarietà e gratitudine per il lavoro che hanno fatto e per quello che faranno da “menti libere” dando così significato a quel concetto ormai in disuso noto come “deontologia professionale”.

Domenico Ciardullo

(Tratto da Aprile online)

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