Lenola, un comune in provincia di Latina ed al confine con quella di Frosinone, vicino a Pastena, devastato da un processo inarrestabile di cementificazione

LA CEMENTIFICAZIONE DI LENOLA

Appelli, richieste, riunioni, esposti, inchieste, non sono bastati a frenare un processo di cementificazione e di distruzione dell’ambiente naturale di Lenola, in provincia di Latina.

Un processo inarrestabile, dove le mafie forse non c’entrano niente – forse- , ma che ha distrutto uno degli ambienti più incontaminati e unici della terra pontina, al confine con la Ciociaria.

Gli ambientalisti e la minoranza consiliare le hanno tentate di tutte, ma, complice anche il silenzio-assenso di una Regione fin troppo distratta di fronte a certi fatti (vogliamo parlare di certi atti compiuti dalla gestione Marrazzo???), le operazioni –e che operazioni! – sono andate avanti alla grande.

Abbiamo sotto gli occhi una serie di appunti, di documenti, di articoli, che documentano una serie di anomalie, di elementi sui quali varrebbe la pena promuovere un’inchiesta approfondita, ammesso che non sia stata già fatta.

Roba vecchia, di un paio di anni fa, ma che rivestono ancora un carattere di attualità essendo rimaste immodificate, se non peggiorate, le situazioni.

Dal “caos” (chiamiamolo così) dell’Ufficio Tecnico comunale dal quale “A seguito di un accesso effettuato dai consiglieri di minoranza e dall’esame della documentazione successivamente acquisita con formale richiesta, tra l’altro non completamente fornita, è emerso che tale ufficio è organizzato in modo pessimo. Le irregolarità rilevate sul limitatissimo campione di documentazione acquisita sono talmente elevate che ciò lascia presumere che un esame più approfondito di tutte le carte potrebbe far emergere ulteriori elementi di preoccupazione sulla corretta gestione dell’ufficio. In particolare il problema riguarda il settore edilizia privata, relativamente quindi al rilascio dei permessi di costruire e del controllo delle denunzie di inizio attività. Sulle DIA per cui vale il silenzio assenso non vi è alcuna attestazione di regolarità. In sostanza non si sa chi abbia esaminato la pratica. Tale elemento risulta, poi, particolarmente importante se si considera che molte DIA sono state presentate in qualità di tecnico dal figlio di un tecnico comunale…, e poi “su diverse domande non è stata apposta la marca da bollo, in alcune pratiche non si capisce se siano stati pagati i diritti di istruttoria e di costruzione. Per una DIA i diritti di istruttoria sono stati pagati solo dopo la nostra richiesta di documentazione…” (vedi “Latina Oggi”, pagina 26, del 12 giugno 2008), alle ville di Chiavino, agli abusi di Vallebernardo, centro agricolo, dove le case sono sorte come i funghi.

Tutta roba, insomma, sulla quale Finanza e Carabinieri non farebbero male ad accendere i riflettori.

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