Leggiamo sul giornale online Forum l’articolo che sotto riportiamo. Chiediamo all’Autorità Giudiziaria di verificare la fondatezza o meno delle notizie in esso contenute.

L’OMBRA DELLA MALAVITA SUL PORTO DI GAETA

Proprio nella settimana in cui Forte (Enrico, non Michele ndr) dichiara a gran voce : “ Nel sud-pontino c’è la camorra”, il porto di Gaeta balza agli onori (o oneri, come preferite) della cronaca per una faccenda in cui l’odore del malaffare è forte e pungente. È cosa nota ormai che il mercato dello smaltimento dei rifiuti sia altamente redditizio per la malavita, al punto da essere forgiato un termine apposito come Eco-mafia. E la montagna di materiale ferroso, classificato come “rifiuto speciale”, di quasi 3000 tonnellate che torreggia sotto sequestro nel porto più importante tra quello di Civitavecchia e quello di Napoli sembra essere proprio frutto di movimenti poco chiari su cui gli inquirenti stanno investigando. La storia ha radici nel dicembre dello scorso anno quando la Procura rileva delle irregolarità fiscali in un carico di rifiuti ferrosi stoccati dalla Interport di Nicola Di Sarno , i materiali vengono quindi sottoposti al sequestro, ma le indagini non si fermano lì e si spostano anche sui rifiuti che erano già fermi nel porto e anche in questo caso risultano esserci grandi incongruenze e irregolarità sia fiscali che ambientali. I materiali infatti presentano quantità di oli superiore a quella prevista dalla normativa Europea in questi casi, una percentuale che per legge cataloga il rifiuto in “rifiuto speciale” che prevede diversi tipi di stoccaggio e trattamento (oltre che procedure fiscali). Scattano così le prime denunce, verso la società di Di Sarno, i camionisti e le società da cui arrivano i suddetti rifiuti, il reato contestato è quello di “traffico internazionale di rifiuti speciali” in quanto, con ogni probabilità, il materiale ferroso era secondo gli inquirenti pronto per essere imbarcato verso paesi extracomunitari (India o Turchia) dove il loro smaltimento ha un costo di molto inferiore rispetto a quello previsto dall’UE. Ma il marcio continua a venir fuori. Tra gli autotrasportatori indagati vi sono molti elementi già noti alle forze dell’ordine per vari reati tra cui l’estorsione e per legami con frange dei casalesi. Anche le ditte che hanno fornito i rifiuti sembrano non essere linde e immacolate. Tra gli inquirenti c’è il sospetto che le 3000 tonnellate che ora sono nel porto gaetano fossero solo una parte di quelli che sarebbero dovute essere caricate su una nave per essere trasportati all’estero. Ma come questo ci sono ancora alcune ombre su questo caso; non è ancora chiaro infatti quale sia la ditta acquirente dei rifiuti, spunta il nome di una società maltese che però avrebbe successivamente ceduto il carico ad altre due società (una svizzera e l’altra inglese). In questa settimana si avranno i primi interrogatori, ma la sensazione che questa sia solamente la punta di un iceberg criminale è molto, moto forte.

Archivi