Le verità del manager milanese:«Così portavo la droga dei narcos»

 Le verità del manager milanese:«Così portavo la droga dei narcos»

Il Corriere della Serta, Venerdì 27 gennaio 2017

Le verità del manager milanese:«Così portavo la droga dei narcos»
Guido Andrea Guidi, 68 anni, è stato arrestato in Albania dopo un incidente aereo. Ora è stato messo dalla polizia sotto assoluta protezione: sta svelando i nomi e i traffici della malavita dei Balcani

di Andrea Galli

Inizialmente era stato silente fino a negare l’evidenza, a cominciare dai duecento chilogrammi di marijuana sul suo aereo da turismo quasi schiantatosi a settembre mentre decollava da una striscia di terra a Ishëm, vicino a Durazzo. Adesso il manager milanese Guido Andrea Guidi, 68 anni, non la smette più di «parlare». Confessioni su confessioni. Tanto da allarmare la malavita albanese, che l’aveva assoldato e contro cui s’è schierato facendo i nomi, e tanto da costringere gli investigatori di Tirana a ritirargli il passaporto, metterlo sotto assoluta protezione e nasconderlo in località segrete, per evitare vendette omicide. Rischia, rischia molto Guidi, una vita avventurosa e di guai giudiziari (aveva già patteggiato per un incidente aereo con la morte di due piloti della sua piccola compagnia aerea), e legatosi ai «narcos dei Balcani» per sistemare alcuni problemi economici. Il «contratto» prevedeva il trasporto della droga dall’Albania alla Lombardia, con destinazione finale il mercato di Milano. Viaggi pagati tra i 20 e i 25mila euro, da effettuare sul velivolo con voli in «incognito» (a bassa quota evitando i radar), con gli atterraggi nelle decine di aeroporti da turismo (ne esistono anche di privati, ricavati nelle campagne), e con il prelievo della marijuana da parte di uomini dell’organizzazione.

Tutto facile, a patto di non venir sorpresi. E con quell’incidente di settembre, peraltro avvenuto in una zona sì isolata ma riconducibile ai trafficanti, il manager s’era completamente rovinato la copertura. I poliziotti avevano anticipato l’arrivo dei complici di Guidi; l’avevano prelevato e portato negli uffici per l’interrogatorio; nell’attesa, l’avevano sistemato in un albergo. Forse il milanese aveva pensato a organizzare la fuga senza però trovare adeguati appoggi, abbandonato com’era stato dall’organizzazione; forse era sicuro che col tempo l’avrebbero liberato o quantomeno avrebbero messo a tacere la faccenda. E invece le cose erano peggiorate in fretta, anche per la scoperta di un’agendina, nelle tasche di manager, che conterrebbe cognomi «caldi», sembra di personaggi influenti nella vita pubblica albanese. Dall’albergo Guidi era stato nascosto nelle caserme. Troppo scomodo, troppo delicata la sua posizione. Meglio prenderlo in consegna e lavorarci con calma. Il fatto è che, ritrovata fiducia in se stesso o piuttosto negli investigatori, il 68enne ha iniziato a «cantare». Con informazioni presto riscontrate. Difficile ipotizzare quando Guidi rivedrà l’Italia e Milano.

 

Ci vorrà tempo. Gli albanesi non avrebbero nessuna intenzione a lasciarlo partire. Prima deve concludersi l’inchiesta. Una delle tante, in verità, tra l’Adriatico. Di queste ore la conferma, da parte di poliziotti e carabinieri in Puglia, dell’incessante arrivo, specie in Salento, dei gommoni carichi di droga. Nonostante l’inverno e il mare mosso. Gli scafisti non conoscono tregua. La domanda è insistente e l’offerta non può essere da meno. Secondo stime ufficiose della Guardia di finanza, i ricavi con la marijuana equivalgono a un quarto del Pil albanese. Ci sono stati criminali arricchitisi con il trasporto dei migranti negli anni disperati della guerra civile che hanno comprato case e alberghi a Valona, che si sono acquietati per sperperare i guadagni in feste, macchine di lusso, cocaina e prostitute, ma che alla fine non han saputo resistere alla passione criminale. Sono tornati in pieno nei traffici. Uno dei più attivi, dicono, ha un soprannome nato per «meriti» sul campo: lo chiamano «lo sciacallo».

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