Le trame di Filippo Barreca. Dal summit in ospedale con i De Stefano alla nuova alleanza con i Libri

Le trame di Filippo Barreca. Dal summit in ospedale con i De Stefano alla nuova alleanza con i Libri

Il boss lascia il 41-bis e dai domiciliari gestisce rapporti e alleanze con gli “arcoti”, capi storici del mandamento di Reggio centro

Pubblicato il: 16/02/2021 – 20:59

di Francesco Donnici

REGGIO CALABRIA Il primo filone d’indagine confluito nel procedimento “Metameria” ruota intorno alla figura del boss Filippo Barreca, reggente dell’omonima cosca, egemone nella zona sud della città, con epicentro nel quartiere Pellaro. Nelle oltre 700 pagine dell’ordinanza applicativa delle misure cautelari richieste dalla procura reggina, il gip Tommasina Cotroneo osserva come Barreca, «appena rientrato nel “suo territorio”, per nulla dissuaso dai tanti anni di carcerazione e con un’inusuale spregiudicatezza, abbia ricostruito l’associazione mafiosa di cui un tempo era già stato il capo». Barreca viola sistematicamente le prescrizioni imposte dal magistrato di sorveglianza non soltanto ricevendo nella sua abitazione di contrada Zambaldo sodali e vittime di allarmanti reati, ma anche organizzando summit con altri dirigenti delle consorterie alleate. Eppure, quella stessa abitazione «avrebbe dovuto costituire il luogo di ricovero di un anziano ergastolano malato». È il 10 gennaio del 1999 quando Filippo Barreca, classe 56, viene condannato all’ergastolo dalla Corte d’assise di Reggio Calabria nel processo “Barracuda”.
Il 17 novembre 2015, cessa la detenzione al 41-bis. Il magistrato di sorveglianza de L’Aquila, infatti, prende atto dello stato di salute di Barreca, affetto da “neoplasia stromale maligna di alto grado” ravvisando pertanto l’incompatibilità con il regime carcerario. L’uscita dal carcere segna però la rinascita della cosca di Pellaro, che fino a quel momento si riteneva non godesse di ottima salute per via degli arresti degli uomini di vertice, come lo stesso boss ammetterà in un’intercettazione. Anche per questo, Barreca non si limita a fare della sua abitazione il quartier generale degli affari della cosca, ma «ove necessario non esista a spostarsi in altri siti per incontrare suoi pari e pianificare strategie associative, sempre strumentalizzando le proprie condizioni di salute». Capita così che vengano organizzati dei summit con alcuni tra i principali esponenti delle “famiglie” storiche della ‘ndrangheta reggina anche durante le trasferte verso l’ospedale.

I rapporti con le cosche “arcote” e l’incontro con Carmine De Stefano

Scrive sempre il gip come «Barreca ben comprendesse che la definitiva riconquista del potere mafioso non poteva prescindere dal ripristino delle relazioni criminali coi rappresentanti delle cosche “arcote”».
Archi è il cuore pulsante della ‘ndrangheta reggina. L’attuale organigramma viene ben tracciato dagli inquirenti nell’inchiesta “Malefix” che riconosce l’odierna esistenza ed operatività, nel quartiere, delle storiche cosche De Stefano, Tegano, Condello e Libri. «La “leadership” è rivestita da Carmine De Stefano, unico in libertà dei figli del boss Paolo, il quale (sia pure con le spinte scissioniste della frangia riconducibile a Luigi Molinetti) ha continuato a governare un gruppo mafioso che, muovendo dallo storico feudo, è riuscito a controllare il sistema delle estorsioni anche nel centro cittadino».
Il 16 febbraio 2018, Barreca parla con Massimiliano Bellini, classe 76, marito di Mara Barreca (figlia di Giuseppe) di un appuntamento per l’indomani presso il nosocomio. Non sono previste visite mediche, pertanto è facile intuire come «la vera necessità era quella di individuare un ambiente riservato ove discutere al riparo da occhi indiscreti».
L’opportunità, secondo gli inquirenti, «sarebbe garantita da Antonino Monorchio, dipendente di una società operante nella struttura». La polizia giudiziaria segnala come «gli incontri tra Barreca e Monorchio saranno comunque diversi durante il periodo dell’attività investigativa».
Monorchio, in tal senso, fa da tramite per le richieste provenienti da fuori al boss di Pellaro – come quella di agevolare la riscossione di un credito vantato da un amico di Demetrio Condello – nonché da ambasciatore per combinare ulteriori incontri, come quello richiesto da Barreca con Totuccio Serio, storico killer della cosca “De Stefano-Tegano”.
Soprattutto, Monorchio si dimostra disponibile ad organizzare un incontro con Carmine De Stefano, «il leader della mafia di Archi», tra le varie, per comunicare alcune mire criminali come quella di «inserire un’impresa vicina ai Barreca nei locali dello stabilimento ex Socib-Coca Cola di Pellaro» sul quale pareva vi fosse una cointeressenza proprio dei De Stefano.
L’incontro, dapprima organizzato per il 5 maggio, avverrà il 26 maggio 2018.
Filippo Barreca viene come sempre accompagnato in ospedale da Antonino Labate quando nel parcheggio i due riconoscono la sagoma del boss degli “arcoti”. Di lì a poco si ritrovano in una stanza “riservata” della struttura. «Si trattava – si legge negli atti – di un vero summit mafioso, com’era desumibile già nella natura dei personaggi coinvolti».
Da un lato ci sono Barreca e il fido Labate, dall’altro De Stefano accompagnato da Giovanbattista Fracapane. Il tutto alla presenza di Monorchio, rappresentante in quella circostanza «dell’articolazione di ‘ndrangheta “Teganiana” di Santa Caterina». Non è dato sapere quale di fatto sia stato il contenuto dell’incontro, ma secondo  gli inquirenti «alla luce del calibro dei conversanti e delle eccezionali cautele utilizzate per scongiurare controlli o intercettazioni» gli intervenuti «non si erano limitati ad un’allegra rimpatriata tra vecchi amici, afferendo quel riservato incontro, in termini di palmare evidenza, a questioni della massima rilevanza per le rispettive cosche mafiose».

«Un manuale di ‘ndrangheta»: l’incontro con Totò Libri

Quella che avviene in contrada Zambaldo tra Filippo Barreca e Antonio Libri è una conversazione che il procuratore capo Giovanni Bombardieri ha definito «un manuale di ‘ndrangheta».
Antonio Libri detto “Totò”, classe 83 è riconosciuto come l’attuale reggente dell’omonima cosca, già condannato con sentenza passata in giudicato a seguito dell’inchiesta “Testamento”. Il nome ricorre nel procedimento “Malefix” dov’è stato accertato, tra l’altro, anche il suo ruolo di dirigente ed organizzatore della ‘ndrina Cannavò, perlomeno a decorrere dal 2016, dopo l’arresto di Filippo Chirico, genero del patriarca Pasquale Libri.
Il 9 marzo 2018, Barreca discute sempre con Marcello Bellini della prossima apertura di un cantiere edile nel quartiere di Pellaro. A gestirlo dovrebbero essere gli imprenditori Francesco e Demetrio Berna, finiti in carcere in via cautelare a fronte dell’indagine “Libro Nero”, in quanto considerati imprenditori di riferimento della cosca Libri di Cannavò.
Proprio in quella circostanza Bellini rende nota a Barreca la volontà del «plenipotenziario, per conto dell’omonima famiglia Libri, delle questioni concernenti gli appalti delle zone di competenza di quella ‘ndrina» di incontrare il boss di Pellaro. Nel presentarlo, Bellini identifica Totò Libri come il «responsabile dei lavori al Centro, Sant’Anna, Cannavò e San Sperato».
Dapprima Barreca confonde il giovane Libri con un Antonio Libri, classe 60, attualmente detenuto al 41-bis, ma una volta chiarito l’equivoco, accetta di buon grado l’incontro.
«L’occasione – scrive la procura – era infatti propizia per discutere dei lavori (in un terreno di proprietà della famiglia Calvieri) che, di lì a breve, l’imprenditore Berna avrebbe iniziato ed in relazione ai quali Barreca aveva in animo di incassare una congrua “mazzetta”». Come si evince non soltanto dalle premesse, ma anche dal contenuto dell’incontro, sono diverse le congruenze di interessi tra le due cosche, dall’imposizione del “pizzo” e la spartizione delle zone della città, al traffico di stupefacenti che Bellini e Barreca si erano riproposti di acquistare a Milano «per il successivo collocamento sul mercato dello spaccio, con cospicui margini di guadagno».
L’incontro avviene nel pomeriggio del 10 marzo 2018. Marcello Bellini porta a casa di Flippo Barreca, in quel momento in compagnia del genero Francesco Labate, Totò Libri accompagnato da un tale di nome “Tonino” non meglio identificato.
Il boss di Pellaro fa subito presente la sua necessità di entrare in contatto con Francesco Gattuso detto “Ciccillo”, capo della locale di ‘ndrangheta di Croce Valanidi in quanto «aveva bisogno di parlare con Falduto, quello del centro commerciale».
Nel centro commerciale sito in località Occhio di Pellaro, sta per aprire una nuova attività che attira le mire di Barreca. Ma la zona, stando alle regole separatorie della ‘ndrangheta, sarebbe di competenza della cosca di Croce Valanidi «che si estendeva dalla zona montana sino allo specchio di mare antistante per l’appunto il quartiere “Occhio”». Totò Libri si offre come mediatore «assicurando a Barreca tutto il suo impegno, garantendogli una risposta entro la settimana».
L’intesa tra le “famiglie” affondava le radici nel tempo, come lo stesso Barreca non disdegna dal far presente. «Sì, sì, sì…ma io mi ricordo di Nino Battaglia e Totò Libri (classe 60, ndr) purtroppo quando ci hanno arrestato a noi avevate quattro anni», racconta all’interlocutore. Il giovane Libri rilancia allora parlando della delicata situazione che investe il parente, «malato assai» di sclerosi multipla, ma nonostante questo detenuto al regime di carcere duro, a differenza del Barreca.
«Diciotto anni che ha il 41 e non vogliono sapere niente», dice Libri, che poi aggiunge: «Stiamo cercando in tutte le maniere, ma per la salute più che altro». Scrive la procura che Libri, «utilizzando un sintomatico “noi” associativo spiegava come il sodalizio stesse cercando in tutti i modi di ottenere la revoca del regime detentivo speciale».
Quell’incontro, serviva dunque a suggellare un’amicizia di vecchia data e fare il punto sulle nuove trame criminali. E infatti, Antonio Libri «parlando a nome della sua ‘ndrina», si metteva a disposizione di Barreca: «Per voi è inutile che ve lo dico…qua c’è Tonino (riferendosi a un terzo soggetto presente all’incontro, non meglio identificato, ndr)…a noi Libri…di quello che avete bisogno qualsiasi cosa». «Ci mettiamo a disposizione vostra». Barreca, conferma la sua reciproca disponibilità: «Sì, certo, certo…lo stesso pure noi compare ‘Ntoni».
Si consolidava così l’alleanza basata sulla complicità tra i gruppi criminali che, scrivono sempre gli inquirenti, «si spingeva a programmare estorsioni da perpetrare insieme – in relazione ai lavori di interesse comune – con conseguente spartizione dei proventi».
Da quel momento, i due cominciano a snocciolare i vari propositi. Libri chiede da subito a Barreca di coinvolgere un suo imprenditore di fiducia nella fornitura di calcestruzzo all’interno del cantiere per la costruzione del nuovo supermercato di Eurospin di Lazzaro. In seguito, la discussione si sposta sull’avvio del cantiere di Berna (dove Libri non cede alla richiesta di controllo esclusivo della pratica estorsiva da parte di Barreca) fino ad arrivare ai lavori per la fibra ottica. «Libri – scrivono gli inquirenti – coltivava l’ambizioso progetto di mettere le mani sull’intero appalto, estendendosi al di fuori delle aree tradizionalmente di competenza della sua ‘ndrina». Questi veniva però prontamente ridimensionato da Barreca: «Compare ‘Ntoni sapete…che…le nostre cose, la nostra disponibilità, voglio dire…A livello di amicizia eeee…rispettosa! (…) Perché io, è…Antonio se io non vi rispetto voi non mi dovete rispettare». 
(redazione@corrierecal.it)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/2021/02/16/le-trame-di-filippo-barreca-dal-summit-in-ospedale-con-i-de-stefano-alla-nuova-alleanza-con-i-libri/

 

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