Le tappe dell’inchiesta che riguarda Nicola Cosentino

E’ dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che è partita l’inchiesta della Dda di Napoli in seguito alla quale Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia, è destinatario di una richiesta di arresto. Al centro di tutto un’accusa: concorso esterno in associazione camorristica. Secondo quanto scrivono gli inquirenti nelle 351 pagine della ordinanza di custodia cautelare in carcere, Nicola Cosentino, avrebbe contribuito a rafforzare i Casalesi, negli anni Novanta. E, nella sua carriera politica, ha sempre potuto contare sui voti del clan camorristico: è diventato, così, consigliere provinciale, regionale, e poi deputato.
Il provvedimento del gip Piccirillo – Il provvedimento, firmato dal gip Raffaele Piccirillo su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, racconta tutto questo. Accuse pesanti, secondo le quali avrebbe “garantito la continuità dei rapporti fra imprenditoria mafiosa e le amministrazioni pubbliche” nel Casertano. Sono stati spesso i pentiti a puntare il dito contro Cosentino: tra gli ultimi verbali noti, quello con le rivelazioni di Gaetano Vassallo, imprenditore ritenuto continuo ai Casalesi che da tempo sta collaborando con la giustizia.
Comunanze di interessi dei Casalesi – L’imprenditore avrebbe, fra l’altro, fatto riferimento a comunanze di interessi dei Casalesi e di Cosentino per la realizzazione dell’inceneritore di Santa Maria della Fossa, accuse dalle quali Cosentino si è difeso sostenendo di essersi sempre opposto all’impianto. Intanto per l’accusa Cosentino “contribuiva, sin dagli anni Novanta a rafforzare vertici e attivita’ del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone”.
(Tratto da Tiscali Notizie)
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