Le strategie per battere i clan :«Tutti i partiti rifiutino i loro voti».AH AH AH AH AH AH AH AH  MA SE QUA LA MAFIA E’ PROPRIO NELLA POLITICA E NELLE ISTITUZIONI  DI COS’ALTRO VOGLIAMO PARLARE PIU’????????

FATE PARLARE I MAGISTRATI – GLI UNICI A POTER PARLARE DI MAFIA ED ANTIMAFIA  –  E FATEVI DIRE DA LORO CHI SONO I VERI MAFIOSI !!!!!!!

Il Corriere della Sera, 24 Novembre 2017

Le strategie per battere i clan :«Tutti i partiti rifiutino i loro voti»

Gli Stati generali contro le mafie. Minniti: serve un patto tra le forze politiche

di Giuseppe Guastella

Le leggi italiane sono un esempio mondiale, forze di polizia e organizzazione giudiziaria tra le migliori, ma per fare un salto decisivo nella lotta alle mafie che riciclano il denaro sporco nelle imprese del Nord, corrompono e vanno al potere con il voto di scambio gli Stati generali della lotta alle mafie si chiudono con la certezza che è necessaria un’azione che incida profondamente nella società italiana. A cominciare dai partiti ai quali il ministro degli Interni Minniti chiede di firmare un «patto solenne» di rifiuto dei voti delle mafie.

IL Capo dello Stato

È quella che il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha voluto la due giorni milanese, definisce «Antimafia 2.0». Un nuovo concetto di lotta alla mafia che, per arrivare alla «rigenerazione istituzionale» del Paese, potrà partire dal lavoro dei 16 tavoli di esperti che hanno discusso per oltre un anno su altrettanti argomenti. «Cosa nostra non è sconfitta. Ha smesso di usare armi ed esplosivi ed ora corrompe e si infiltra nella politica. Per batterla ci vuole il lavoro», specie al Sud, esordisce il presidente del Senato Pietro Grasso aprendo la giornata di ieri, che nel pomeriggio ha visto la presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella. «Le mafie trasformano le vittime in complici con la corruzione», dice il presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi che invita a non «immaginare revisioni affrettate» del 41 bis (carcere duro) e del reato di associazione mafiosa.

Nord e Sud

Sul piano dell’azione giudiziaria, tutti concordi sulla necessità di aumentare il coordinamento tra le Procure distrettuali antimafia e a livello internazionale, l’unico modo per aggredire un fenomeno mafioso che ormai e divenuto trasnazionale con interessi economici e criminali in tutto il mondo. Come il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, che però vorrebbe fare un «tagliando» al reato di associazione mafiosa per «rafforzarne la portata». Al pari di Bindi, non è d’accordo su questo il Procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone che, intervenendo nel pomeriggio ad una tavola rotonda, avverte che eventuali modifiche legislative possono avere rischiose ripercussioni anche sui processi già chiusi e invita a combattere la mafia «metro per metro», sia quella globalizzata che investe nella finanza, sia quella che fa le singole estorsioni di quartiere. La strategia del Procuratore di Milano Francesco Greco punta sull’organizzazione interna e sullo scambio di informazioni abbattendo dentro le Procure le rigide compartimentazioni tra la Dda e gli altri dipartimenti, mentre Nicola Gratteri, capo a Catanzaro, invita i colleghi a non sottovalutare e a colpire a fondo il traffico della droga, fonte dei capitali mafiosi. «Le mafie più evolute e dinamiche si sono stabilmente insediate al Nord», al Sud sono rimaste quelle più tradizionali sostiene il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato convinto che fino ad ora si è solo riusciti a contenere le organizzazioni criminali, non certo a vincerle.

Le scuole

Le mafie si combattono anche nelle scuole fornendo agli studenti «cultura e conoscenza della legalità», dichiara il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli durante il dibattito finale coordinato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, al quale partecipano anche il coordinatore del comitato scientifico degli Stati generali Gaetano Silvestri, e il presidente della Conferenza dei rettori italiani Gaetano Manfredi. Per il presidente dell’Autorità anticorruzione,Raffaele Cantone, è fondamentale l’azione per prevenire e colpire la corruzione nelle amministrazioni locali, mezzo attraverso cui i mafiosi controllano gli appalti pubblici, mentre il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, lancia l’allarme sull’infiltrazione mafiosa nella filiera dell’agroalimentare. Dall’osservatorio del ministero degli Interni, Marco Minniti vede come imprescindibile una superprocura europea che indaghi a livello Ue su mafia e terrorismo perché «è il momento che l’Europa si renda conto che tutto questo va affrontato in maniera forte e unitaria».

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