LE RIVELAZIONI DEL DIRIGENTE DI POLIZIA TOCCO sulla cattura di Zagaria: ‘Ecco chi utilizzò pen drive in un pc ben preciso e chi iniettò virus informatici nei computer custoditi…’

CASAPESENNA – [g.g.] Esiste una cattura di Michele Zagaria secondo Vittorio Pisani, al tempo capo della Mobile di Napoli seppur sospeso per un grana giudiziaria poi superata e una cattura di Michele Zagaria secondo il racconto di Alessandro Tocco, al tempo dirigente della sezione distaccata dalla Mobile di Casal di Principe, trampolino di lancio per la guida dell’ufficio generale della mobile di Caserta che Tocco avrebbe acquisito qualche tempo dopo.

Questi due racconti per molti versi coincidono. E tutto sommato non divergono mai. Nel senso che non c’è una ricostruzione, fatta da Vittorio Pisani e smentita da Alessandro Tocco. Non esistono ricostruzioni in difformità. Ma esistono domande, a cui Tocco ha risposto durante la sua testimonianza dentro al processo Medea che suscitano qualche interrogativo su quello che gli umoni di Pisani fecero all’interno del bunker, ma anche fuori dal bunker, cioè nella stanza della figlia di Vincenzo Inquieto e nel deposito dello stesso.

E siccome uno dei due uomini di maggior fiducia di Pisani, cioè Oscar Vesevo è stato così pesantemente sospettato di aver utilizzato impropriamente la famosa pen drive di Michele Zagaria, va da se che non tutto risplende in maniera adamantina nella trama di quella operazione tra le più importanti nella lotta alla camorra casertana del clan dei Casalesi. Perchè se tre persone, cioè Vittorio Pisani, l’altro poliziotto Roberto e Vesevo entrano nel covo del latitante più ricercato d’ Europa e tra i più ricercati del mondo e uno di loro poi finisce sotto processo, beh, è chiaro che certi dettagli, raccontati da Alessandro Tocco durante il controesame del pubblico ministeo della dda Maurizio Giordano, finiscono per lasciare il segno.

Una pen drive, racconta Tocco, fu inserita nel computer portatile custodito nella sua stanza dalla figlia di Vincenzo Inquieto e questo fu realizzato ad opera degli uomini della Mobile di Napoli. Ora, chi mastica anche dei piccolissimi rudimenti di infomratica, sa che una pen drive può scaricare dati o può anche caricarli o ricaricarli. A cosa servì quel dispositivo nel computer della figlia di Vincenzo Inquieto probabilmente utilizzato come archivio dallo stesso Zagaria, non si sa e forse non si saprà mai.

Trasferendoci nel deposito degli Inquieto, lì c’erano altri computer, altri dispositivi informatici. Questo racconta Alessandro Tocco, di questo Alessandro Tocco è sicuro, com’è sicuro del fatto che dei virus furono iniettati, sempre dagli uomini di Pisani, in quei pc, ufficialmente allo scopo di leggere il traffico informatico sviluppatosi in quei computer.

 

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL’INTERROGATORIO

 

02/01/2018

fonte:https://www.casertace.net

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