Le ragioni della crisi dell’edilizia pontina dovuta anche all’invasione di ditte tutte di origine campana e alcune probabilmente controllate dalla camorra

I dati sono ormai ufficiali:
centinaia di imprese edili della provincia di Latina hanno chiuso i battenti.
E’ la crisi, dicono.
Intanto va sottolineato che il problema non è solo pontino, ma di tutto il Lazio.
L’analisi del problema richiede, però, degli approfondimenti.
Il settore dell’edilizia è in crisi non solamente per la situazione generale del Paese.
Ci sono fattori tutti interni al nostro Paese e, in particolare, ai territori delle Regioni centro-settentrionali.
L’invasione massiccia di imprese che vengono da territori controllati dalla camorra e che, praticando prezzi stracciati, hanno sbaragliato la concorrenza locale, ha inflitto il colpo mortale all’imprenditoria indigena.
Non è solamente un problema, quindi, di realizzazione di opere perché quelle imprese, beneficiando dell’utilizzo di materiale e personale, tutti di provenienza dai territori storicamente dominati della camorra, da esse pagati a prezzi notevolmente più bassi di quelli richiesti sul mercato legale, sono in grado di vincere tutte le gare.
Materiale presumibilmente di bassa qualità, talvolta, e manovalanza in nero, mal retribuita e costretta a lavorare in condizioni di semischiavismo.
Dove non si vincono gli appalti, si ottengono comunque i subappalti.
Comunque.
Con gravi ripercussioni anche sul piano occupazionale per i lavoratori indigeni.
Il sistema dei lavori “ di somma urgenza”, poi, consente alle amministrazioni pubbliche di chiamare le imprese che vogliono.
Senza gara.
E talvolta si verifica che sono proprio alcune amministrazioni pubbliche a servirsi di quelle imprese e non di quelle locali.
Le cause di tale grave crisi andrebbero, quindi, analizzate più approfonditamente, anche alla luce delle considerazioni suesposte.
Cosa che, purtroppo, pochi fanno.

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