Le Procure, le Procure, le Procure ordinarie e le forze dell’ordine. Questi sono i veri problemi della lotta alle mafie!!!

Questo articolo apparso sul nostro sito è di appena qualche mese fa.
Ci piace riproporlo perché il problema esposto, quello relativo alle Procure ordinaria del Lazio che non fanno indagini in materia di contrasto delle mafie, , resta il problema dei problemi.
A noi non piace che ci siano apparati importanti dello Stato che restino passivi di fronte ad un fenomeno, quello mafioso, che partiti ed istituzioni dovrebbero porre al primo punto dell’agenda delle cose da fare, ma che, invece, viene del tutto ignorato.
Da tutti, a destra come a sinistra ed al centro.
E ciò è semplicemente VERGOGNOSO perché induce a sospettare che le mafie facciano comodo a tutti, a cominciare dai vertici politici ed anche istituzionali.
Ecco perché sorge un’indignazione profonda da parte della gente onesta di questo Paese nei confronti di chi ci governa ed anche di chi dice di stare all’opposizione ma che, in effetti, fa parte del “sistema” anche egli.
E’ il “sistema” ormai che è mafioso ed è questo il motivo che chi scrive lo ha sempre definito IRRIFORMABILE.
Non a caso un ex magistrato di rilievo come Ferdinando Imposimato, che ha condotto inchieste e processi di grande importanza e non ai ladri di galline, nel suo ultimo saggio “La Repubblica delle stragi impunite”, non ha esitato a parlare di “due magistrature”, la prima sensibile ai veri problemi della vera giustizia e la seconda che rema contro.
Ci sono in effetti “due Italie”, quella delle persone oneste che lavorano, quando riescono a lavorare perché anche questo diritto viene negato ai nostri giovani e non solo, e quella dei ladroni e dei mafiosi, siano essi di Stato o meno.
Il problema è che l’Italia degli onesti, che, grazie a Dio resta ancora quella della maggioranza dei cittadini, non è riuscita mai finora, distratta dalle false ideologie e dalla partitocrazia, ad organizzarsi per cacciare a calci nel culo ladroni e mafiosi ubicati dapperttutto, senza esclusione per alcuna parte politica.
Riproponiamo l’articolo in questione, impegnandoci a batterci sui temi proposti fino alla loro soluzione.
Approfittiamo per risottolineare per l’ennesima volta la necessità urgente che il Capo della Polizia ed il Ministro dell’Interno rivedano tutto il quadro investigativo in provincia di Latina.
E’ inutile -ed appare quasi una presa in giro- continuare a parlare di lotta alle mafie e lanciare proclami quando, poi, nei Commissariati non ci sono persone preparate in materia di indagini sui patrimoni mafiosi.
Basti vedere quanto avviene nel Commissariato di Formia, un Commissariato di frontiera e su un territorio infestato letteralmente dalla camorra, dove da poco è venuto un solo Ispettore dalla Criminalpol della Capitale capace di fare indagini antimafia.
E’ così che si vuole combattere le mafie?
Gruppi e gruppuscoli, paraassociazioni ” antimafia”, anziché rendersi ridicoli con l’organizzazioni di parate, biciclettate, pizzate e quant’altro del genere, comincino ad affrontare, se vogliono apparire credibili, questi problemi, chiedendo ai loro “capi” la soluzione di questi problemi, che sono gli unici problemi che riguardano la lotta alle mafie.
“Quello delle Procure ordinarie che nel Lazio non indagano in materia di lotta alle mafie è un problema grosso che noi dobbiamo impegnarci a risolvere.
Non si può continuare ad addossare tutto il peso sulle sole spalle delle DDA e, nel caso del Lazio, della DDA di Roma.
Abbiamo chiesto al Ministro della Giustizia Severino di intervenire per fare in modo che venga applicato l’art.51 comma 3 bis del Codice di Procedura Penale e ci è stato assicurato un suo intervento al riguardo.
Ma temiamo che l’intervenuta crisi di governo pregiudichi un buon esito dell’intervento del Ministro costringendoci a reiterare la richiesta al Ministro che subentrerà all’Avvocato Severino.
La soluzione positiva di tale problema è assolutamente indispensabile anche per dare un rinnovato e più efficace ruolo ai Comitati Provinciali per la Sicurezza ed l’ordine pubblico in materia di lotta alle mafie in quanto la presenza in essi di Procuratori ordinari informati e responsabilizzati contribuirebbe inevitabilmente a dare impulso anche a tutto l’impianto investigativo delle singole province.
Un Procuratore disinformato e disinteressato sul piano delle indagini antimafia – oggi tutte a carico della sola Direzione Distrettuale Antimafia-non è in grado di attivare, come sarebbe necessario, tutti i corpi investigativi locali che, attraverso i loro vertici provinciali, fanno tutti parte dei predetti Comitati Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico.
La mancanza di informazioni genera inevitabilmente anche
inerzia.
L’assenza, poi, di un’adeguata cultura antimafia non solo nelle Istituzioni in genere, ma, purtroppo, anche nella Magistratura locale, fa il resto.
Se si pensa, al riguardo, che la Magistratura giudicante della Capitale solo da qualche mese ha cominciato ad applicare l’art.416bis – che riguarda il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, reato che non fu riconosciuto nemmeno nei confronti dell’ex Banda della Magliana-, possiamo, senza tema di essere smentiti dai fatti, manifestare tutte le più vive preoccupazioni per un esito positivo della lotta contro le mafie.
Con la Magistratura giudicante che lamenta così gravi ritardi culturali, con quella inquirente che non viene codelegata ad indagare e che, quindi, resta inerte a guardare l’avanzata quotidiana delle mafie nei territori, con le forze dell’ordine locali, di conseguenza, prive di input ed inutilizzate contro le organizzazioni criminali mafiose, ci troviamo di fronte ad un quadro oltremodo preoccupante.
Chi si propone di fare un ‘azione seria sul piano della lotta alle mafie non può e non deve prescindere da questi problemi.
E’ ingiusto e sbagliato prendersela con i vertici delle forze dell’ordine in quanto le responsabilità sono tutte e solamente di taluni Procuratori locali.
Se un Procuratore, infatti, dice ai vari Comandanti provinciali ed al Questore “voglio questo e quello”, quelli fanno quanto viene chiesto ad essi.
In Campania si sono compiuti passi da gigante contro la camorra grazie anche all’impegno diretto delle Procure ordinarie.
Perché nel Lazio non si fa altrettanto?
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione, che andrà con la prossima Assemblea rinnovato in parte e rafforzato al fine di rendere attivo al massimo ogni suo componente, dovrà affrontare questo delicato ed impegnativo argomento e dovrà compilare un piano di ristrutturazione, da proporre ali Ministeri competenti ed ai Comandi Generali delle varie forze
dell’ordine, di tutto l’apparato giudiziario ed investigativo del Lazio e dell’Abruzzo e Molise.
Questo piano lo prepareremo con il contributo di TUTTI noi (ed ognuno dovrà appunto portare idee e proposte) e con la supervisione del Dr. Antonio Esposito, Presidente della 2° Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, che eleggeremo durante la prossima Assemblea nostro Presidente Onorario e che il giorno in cui ci riuniremo a Formia, per fare Assemblea la mattina e Convegno la sera, sarà sempre presente.
Intanto vi rinnovo l’invito a regolarizzare la vostra posizione perché all’Assemblea- che ci sarà presumibilmente alla fine di gennaio-primi di febbraio pp. vv. – potranno partecipare SOLAMENTE coloro che avranno rimesso la quota per il 2003 di almeno 20 euro.
IL VERSAMENTO VA FATTO ESCLUSIVAMENTE TRAMITE BOLLETTINO DI VERSAMENTO POSTALE n.86015211 INTESTATO ALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.
COLORO CHE INTENDANO ISCRIVERSI PER LA PRIMA VOLTA PROVVEDANO, SE VOGLIONO PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA, A RIMETTERE VIA MAIL SUBITO UNA DOMANDINA CON I VARI DATI ANAGRAFICI, INDIRIZZO, MAIL, NUMERI DI TELEFONO E QUANT’ALTRO.
A NOSTRA SUCCESSIVA COMUNICAZIONE, DOVRANNO ANCHE ESSI RIMETTERE LA QUOTA DI CUI SOPRA.

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