Le polemiche in Italia sul “modo” di fare antimafia.

Stiamo seguendo  da tempo  il dibattito in corso nel Paese sul “modo” di fare  antimafia  e  confessiamo di essere molto sconcertati da alcune notizie che riguardano comportamenti  che  a nostro avviso non  portano alcun contributo sul piano  della lotta alle mafie. Anzi !Noi dell’Associazione Caponnetto da sempre stiamo sostenendo che  la cosiddetta “antimafia sociale” ,se vuole assolvere  pienamente al suo compito di portare un contributo efficace  a tale lotta,DEVE assolutamente  adottare un nuovo “modello”:quello dell’INDAGINE,della DENUNCIA  e della PROPOSTA.Questo,soprattutto,se si considera che  le mafie sono entrate pesantemente nel tessuto,oltre che economico e sociale,in quelli politico ed istituzionale.Il limitarsi agli slogan,alle sceneggiate,alle gite ,ai palcoscenici ,alla retorica insomma e non ai FATTI,significa  perdere solo tempo senza che  ai mafiosi si riesca a torcere nemmeno un capello.Anzi ,si rischia di essere da essi addirittura derisi.Altro requisito essenziale  per fare un’azione seria  contro le mafie é quello dell’assoluta INDIPENDENZA  dai partiti  e dai gruppi economici. Ciò in quanto é proprio nella politica – e quindi nelle istituzioni ,che ne sono,purtroppo,l’espressione diretta – che  si annidano mafie e corruzione.Se si vuole veramente combattere le mafie bisogna tenersene alla larga,rifiutando finanziamenti ,convenzioni,agevolazioni di ogni sorta.E’ fondamentale questo  se si vuole  non correre il rischio di essere travolti da eventuali scandali e ,soprattutto,se non si vuole essere sospettati di  far parte del “sistema” che ,almeno a parole,tutti diciamo di voler combattere. Anni fa a Napoli alcune persone ci dissero .”Noi dobbiamo trovare  le alleanze per evitare di restare isolati e soli”.Quelle persone  volevano evidentemente che noi dell’Associazione Caponnetto ci alleassimo,deviando dal nostro percorso,con chi  intende l’antimafia in altro modo,che  ci trasformassimo in parole povere in instrumentum regni  del sistema al fine di trarne possibilmente qualche beneficio.Noi abbiamo preferito che quelle persone se ne andassero altrove  pur di non perdere la nostra identità , i nostri connotati di un’associazione seria che  vuole fino in fondo fare il proprio dovere .Noi siamo l’Associazione Caponnetto  e non possiamo macchiare il nome di uno dei più grandi e nobili Magistrati italiani ,il “papà”  di Falcone e Borsellino,con giochi sporchi che  ci farebbero perdere,peraltro,la credibilità.Da qui deriva il nostro rigore  anche nella selezione del personale che  accettiamo nelle nostre file. Vediamo,purtroppo,che la nostra linea é sposata da pochi  e questo ce ne duole in quanto ,a parte l’inefficacia e l’insignificanza  del ruolo in Italia del mondo della cosiddetta “antimafia sociale”,questo ci espone  tutti  al pericolo continuo di rimanere coinvolti  in vicende  affatto piacevoli  causate proprio dall’appiattimento di taluni su ambienti della politica e delle istituzioni,quegli ambienti,ripetiamo,dove   mafie e corruzione la fanno da padroni.Non si può servire Dio e mammona.O di qua o  di là,tertium non datur. Detto questo, ci piace moltissimo quanto leggiamo sul sito della Casa della Cultura e delle  Legalità di Genova  a firma di Cristian Abbondanza ,che ne é il fondatore e l’animatore, il quale scrive :  “Secondo me, secondo la Casa della Legalità, per fare concretamente antimafia servono fatti. La retorica non ci piace, così come non ci piacciono i fiumi di parole senza fatti. Noi abbiamo dimostrato, umilmente, che si può fare concretamente antimafia, raggiungendo anche risultati importanti (sia in materia di contrasto che di prevenzione), con poco. Non servono grandi risorse se si vuole fare volontariato, serve quel minimo per coprire le sole spese vive. Si deve essere professionali nell’opera che si promuove, ma non professionisti pagati. Altri, invece, preferiscono il business dell’antimafia e questo è un “essere” radicalmente all’opposto alla nostra idea di antimafia che onestamente non possiamo condividere. Saremo liberi di pensarla così? Se altri scelgono la via del compromesso e la ritengono insindacabile, noi abbiamo scelto di non cedere mai al compromesso e pretendiamo rispetto per questa scelta.

Per noi della Casa della Legalità fare antimafia significa fare inchiesta. Avere il coraggio di scavare e denunciare anche le storture della Pubbliche Amministrazioni, così come anche quelle che si possono riscontrare all’interno degli apparati dello Stato e della Magistratura. Non assumersi questa responsabilità, se si vuole fare antimafia seriamente, è incomprensibile per come la vediamo noi. Ed allo stesso modo se facciamo antimafia seriamente non si può prescindere dal prestare collaborazione fattiva nella raccolta di dati ed elementi utili ai reparti investigativi dello Stato, alla Magistratura ed anche alle Prefetture per quanto (e non è poca) loro competenza.”

Sono parole,quelle di Cristian Abbondanza,nelle quali noi dell’Associazione Caponnetto ci riconosciamo pienamente  perché le tesi da lui esposte sono le stesse tesi nostre.

Oggi,se si vuole  fare un’antimafia seria ,bisogna  assolutamente bandire la retorica,le chiacchiere e,peggio ancora,ogni proposito eventuale di fare business.

Combattere le mafie ,ormai padrone di quasi tutto in Italia ,é una cosa seria ed  occorre gente seria.Ed  onesta!!!!

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