Le polemiche al vetriolo fra De Magistris e Saviano.Confrontatevi anzichè insultarvi,ma alla presenza della società responsabile e dite qual’é la vostra idea della città

di Maria Chiara Aulisio
Nè con il sindaco e nè con lo scrittore. Sicuro con entrambi quando, e se, decideranno di smetterla di fare polemiche e lavorare insieme per il futuro di questa città. Il filosofo Aldo Masullo commenta lo scontro tra Luigi de Magistris e Roberto Saviano che negli ultimi giorni ha raggiunto un livello mai visto prima, un botta e risposta al vetriolo con la complicità dei social e il vivace supporto delle reciproche tifoserie. Il casus belli? Il commento a caldo dell’autore di Gomorra dopo l’ultimo raid a Forcella: tre senegalesi feriti e una bimba di 10 anni con una pallottola in un piede.

Professore, che cosa ne pensa di questa ennesima disputa tra Saviano e de Magistris?

«Meditavo proprio su questo. Innanzitutto devo dire che lo scontro riguarda un problema serio, serissimo ma così come viene giocato diventa una cosa stucchevole e grottesca. Stavo cercando, discutendo con me stesso, di capire un po’ meglio i termini della questione che però, a prima vista, mi appaiono abbastanza chiari».

Qual è il punto, dunque? 

«Più di uno direi. Da un lato c’è l’oggettivo narcisismo in cui essi si trovano imprigionati, dall’altro pensavo invece che questo scontro avviene, per così dire, sulla superficie della realtà. Una realtà, mi spiego, che non può essere quella dell’attuale illusione di nuova ricchezza fornita dal turismo e nemmeno, dal punto di vista opposto, della enorme dannosità che apporta la camorra in questa sua ultima versione».

Vuol dire che sarebbero entrambi fuori strada? 

«Direi piuttosto che ai due protagonisti di questa vicenda sfugga il fatto che Napoli non si perde per la camorra, nè si salva per questo turismo improvvisamente aumentato: la città si salva o si perde in base alla capacità che avranno tutte le sue componenti, soprattutto le classi dirigenti e le concentrazioni borghesi, di unirsi in una politica ragionata, anche di contestazione nei confronti del governo centrale, in nome di una ripresa soprattutto della vita lavorativa».

Il problema lavoro in primo piano? 

«Se pensiamo alla desertificazione industriale che negli ultimi decenni ha ridotto Napoli nelle condizioni in cui si trova, indipendentemente dall’illusione di giornate popolate di turisti, direi di sì. Ma in realtà la desertificazione industriale è solo il punto di arrivo di una serie di sventure che hanno colpito la città in diversi periodi»

A che cosa fa riferimento? 

«Penso alla situazione della Napoli post bellica, occupata dalle truppe straniere e salutate con grande sollievo ma che con il mercato clandestino hanno intensificato i vecchi gruppi criminali avviandoli alla “industrializzazione” della camorra. Poi la sventura del terremoto che, oltre ad aver prodotto danni enormi, ha permesso alla camorra di fare il salto di qualità grazie alla collusione con i settori della burocrazia e dell’amministrazione. Infine, come ho già detto, il vuoto industriale: tre grandi momenti negativi che spiegano la situazione nella quale ci troviamo. Effetti combinati, insomma: potenziamento criminale e impoverimento popolare».

Intanto de Magistris e Saviano si insultano. 

«Evidentemente il primo dimentica che i mali di Napoli sono antichi e profondi, l’altro invece non ricorda che quegli stessi mali, come ho spiegato, hanno una loro precisa realtà che non può essere nascosta e nemmeno attribuita al sindaco. Bisogna sempre ricordare che la camorra non è solo quella di strada ma è soprattutto quella dei compromessi di certi settori della borghesia».

C’è chi dice che invece di continuare a fare polemiche dovrebbero cominciare a lavorare insieme. 

«Sono d’accordo anche io con chi ritiene che il sindaco e lo scrittore dovrebbero mettersi insieme e collaborare, e non più per cercare di stabilire se è vero che Napoli sta risorgendo o invece sta morendo, piuttosto per cercare di stimolare questa disgregata borghesia napoletana, e poi la classe politica nazionale, a considerare la necessità di ridare a Napoli un respiro di carattere moderno e industriale. A questo punto però vorrei fare una domanda a tutti e due».

Che cosa vuole chiedere a de Magistris e Saviano? 

«Come vedono Napoli tra dieci anni? Qual è il loro progetto? La città non ha solo bisogno di essere liberata dalla camorra, è necessaria anche una crescita culturale, civile e politica per restituirle un ruolo nell’Europa e nel mondo. Su questo farebbero bene a trovare una sintonia, e non per farsi una partita a scacchi, ma per offrire idee concrete e convincere tutti i cittadini responsabili a rimboccarsi le maniche e a fare concordemente la propria parte». 

Domenica 8 Gennaio 2017, 
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