Le mani delle mafie sui prodotti simbolo del Made in Italy, un business che sfiora i 22 miliardi

La Stampa, Martedì 14 marzo 2017

Le mani delle mafie sui prodotti simbolo del Made in Italy, un business che sfiora i 22 miliardi
Un balzo del 30 per cento rispetto al 2015

di maurizio tropeano

Mozzarella di bufala. Olio extravergine d’oliva e poi arance, pane e pizza. Fino ai ristoranti. L’agricoltura e il sistema agroalimentare rappresentano per le mafie uno dei business più remunerativi. Il volume d’affari lo scorso anno è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30 per cento rispetto al 2015. I più noti clan della criminalità, almeno secondo quanto si legge nel quinto rapporto Agromafie 2017 elaborato ad Eurispes con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nel settore, si dividono “il business della tavola mettendo le mani sui prodotti simbolo del Made in Italy”. L’organizzazione agricola guidata da Roberto Moncalvo parla di infiltrazioni nel settore ortofrutticolo del clan Piromalli o dell’olio extra vergine di oliva di Matteo Messina Denaro fino alla vendita di mozzarelle di bufala del clan dei Casalesi. È ancora del controllo del commercio della carne da parte della ‘ndrangheta e di quello ortofrutticolo della famiglia di Totò Riina.

Reati in aumento

Il rapporto mette in evidenza come la filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita, «ha tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, come si diceva un tempo, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza 3.0». Secondo Coldiretti « le mafie, dopo aver ceduto in appalto ai manovali l’onere di organizzare e gestire il caporalato e altre numerose forme di sfruttamento, condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all’estero di centrali di produzione dell’Italian sounding e la creazione ex novo di reti di smercio al minuto».

Nel 2016 si è registrata un’impennata di fenomeni criminali che colpiscono e indeboliscono il settore agricolo: furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno prepotente dell’abigeato. A questi reati contro l’agricoltura si affiancano racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne.

I controlli

Il ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, intervenuto alla presentazione del rapporto, si è detto convinto che «sulle agromafie non si può abbassare la guardia». Il ministero «ha fatto un salto di qualità enorme negli ultimi anni con 370 mila controlli in tre anni che abbiamo realizzato autonomamente. E’ segno di un’attività molto capillare e bisogna andare avanti sapendo che alcune aree come quelle interne sono particolarmente riguardate dal fenomeno agromafie».

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