Le mani della criminalità mafiosa sul Paese.

La maggioranza degli  italiani,anche fra quelli
cosiddetti più avveduti ed informati,preferiscono
dribblare questa realtà,ignorandola in maniera
pietosa,
Basta leggere quello che molti scrivono e
dicono!!!!!!!!!
Saranno costretti a prenderne atto quando anche
ognuno di essi ne diventerà vittima e non ci sarà
piu’ tempo per correre ai ripari!

Umbria e Brianza terre di mafia
Ovunque, dal Sud al Nord, l’economia italiana è inquinata dalla
criminalità. 
E non solo le imprese, anche le amministrazioni
pubbliche sono sotto schiaffo. È tempo che la politica smetta di
negare il fenomeno e lo affronti
L’inchiesta dei Ros “Quarto passo” sulle attività della ’ndrangheta in Umbria è
passata in questi giorni inosservata. Eppure io la considero fondamentale: spiega
come in Umbria la ’ndrangheta abbia modificato il Dna culturale del territorio e
come funziona tutta l’economia italiana.

Ci sono delle intercettazioni incredibili: «Vuoi comprare un locale a Perugia?
Non prenderlo – Perché? – Perché il giorno dopo te lo devi chiudere».

Non stiamo parlando della periferia campana o calabrese, ma di Perugia. Anche
qui, ormai, aprire un locale diventa impossibile a meno che non si paghino certi
costi e non si accetti di interagire con certi mondi.

L’Umbria è una terra meravigliosa di tradizione e cultura, eppure negare la
presenza delle organizzazioni criminali in territori che ci appaiono bellissimi è
una pratica nefasta che le istituzioni portano avanti da sempre. Il risultato è un
territorio in cui gli imprenditori sono esposti, senza protezione, totalmente in
balia della liquidità delle organizzazioni criminali. Suonerà iperbolico ma
l’economia italiana è un’economia mafiosa. L’Italia è un Paese in cui ci sono i
grandi gruppi che hanno la forza del mercato internazionale e piccole aziende
che sono completamente strozzate dalla tassazione ed egemonizzate dalle
organizzazioni criminali. Allora forse è lecito domandarsi a cosa servano i probi
viri dietro cui il governo sempre si nasconde se non si è capaci di attuare
politiche che sostengano un’imprenditoria completamente preda delle
organizzazioni criminali. Questi sono gli argomenti antimafia, da qui bisogna
partire, perché laddove la burocrazia è farraginosa esiste un’organizzazione che

saprà come oliarla. E quando le organizzazioni criminali strozzano le attività con
il racket, non è solo per un guadagno immediato, ma perché racket significa
controllo. Vuol dire imporre servizi alle aziende taglieggiate, e poi di
impadronirsene quando, strozzate dai debiti, falliscono. È così che le
organizzazioni criminali entrano nella vita quotidiana di un territorio. È ancora
possibile negare e sottovalutare?

Ma non è finita qui: Lombardia, Brianza, Cadorago. Siamo nel 2010. La
proprietà del bar Bulldog di Caslino al Piano è riconducibile a Bartolomeo
Iaconis, ’ndranghetista di peso in Lombardia, già condannato a metà degli anni
’90. Il bar resta aperto tutta la notte e i carabinieri multano i proprietari. Perché
la multa venga tolta interviene, secondo le accuse, Angelo Clerici all’epoca
assessore alla Sicurezza. Ecco cosa scrivono i carabinieri: «Si è reso disponibile a
intercedere con il sindaco di Cadorago per sistemare una contravvenzione
comminata dai carabinieri al bar Bulldog. Il sindaco, su richiesta dello stesso
Clerici, ha voluto quindi predisporre una delibera fittizia con effetto retroattivo
con la quale giustificare l’apertura del locale e aiutare quindi i gestori
dell’esercizio, molto noti nella comunità come pregiudicati, a non pagare la
contravvenzione». Non in Calabria ma in Lombardia, una giunta comunale
lavora per la ’ndrangheta. Come è possibile parlare di ripresa economica se lo
Stato non ammette di avere come concorrenti organizzazioni che hanno un tale
grado di penetrazione nel tessuto sociale?

Berlusconi ha sostenuto per anni che parlando di mafia si infanga il Paese. Ora
che è lontano dalla ribalta, con chi se la prendono coloro che sostenevano che era
lui l’ostacolo alla legalità? Chi è che impedisce alla politica di affrontare di petto
il tema criminalità? È tempo di discorsi di fine anno. Ne farà uno chiunque abbia
un pulpito. Capo dello Stato, Presidente del Consiglio, Presidenti di Camera e
Senato, segretari dei sindacati. Quello che vorrei chiedere loro è: provate a
spiegare agli italiani come sia possibile che il vostro lavoro non sia stato in grado
di risolvere l’emergenza criminalità, che non significa arrestare spacciatori o
tossicodipendenti, ma impedire ai flussi di capitali criminali di condizionare il
Paese. Pretendete, pretendiamo tutti, adesso che ci parleranno e che ci
guarderanno negli occhi e ci saranno gli auguri per un nuovo anno, che questo
diventi il tema principale dell’agenda politica sociale ed economica. Altrimenti
andremo avanti con i proclami ma dalla crisi non usciremo mai.
Da L Espresso.

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