Le mani della camorra su Gaeta e sul sud pontino

Bencivenga voleva acquistare immobili a Gaeta e può darsi che l’abbia anche fatto.

“A costo di vendere quelli di Sabaudia”, avrebbe detto.

Del forte interesse della camorra alla città del Golfo è cosa nota, almeno ai più attenti ed informati.

Non a caso Gaeta occupa il primo posto nella graduatoria dei comuni della provincia di Latina nei quali sono stati sequestrati e confiscati beni alla camorra: ben 21.

Sono stati scovati per lo più da operazioni fatte da magistratura e forze dell’ordine di altre province e regioni.

Anche il Sindaco ha lanciato più volte un grido di allarme.

Eppure noi avvertiamo una presenza asfissiante di gente piena di soldi che proviene tutta dalla Campania e, in particolare, da comuni in cui è fortissima la concentrazione mafiosa.

Un motivo per indurre ad un’attenzione particolare, con riflettori sempre accesi.

Cosa che, purtroppo, non notiamo.

Tutta, o quasi, la parte storica della città del Golfo – il quartiere S. Erasmo -, quella a ridosso delle spiagge -Serapo, Fontania, Arenauta, S. Agostino ecc. -, quella a monte della Flacca –ecc, sono state acquistate da cittadini campani che hanno pagato sull’unghia somme notevoli.

Anche al centro della città è avvenuta la stessa cosa.

In un periodo di crisi e, soprattutto, in una regione, come la Campania, le cui condizioni economiche non sono floride, ciò è molto sospetto.

Non è nostra intenzione generalizzare al punto da sostenere che tutti i campani sono camorristi.

Anzi.

Abbiamo molti amici che sono persone perbene.

Ma nessuno di questi si è potuto permettere il lusso, pur essendo professionisti e persone che rivestono ruoli anche importanti, di spendere cifre stratosferiche per acquistare, o costruire, appartamenti e ville a Gaeta e dintorni.

Più volte abbiamo chiesto alle forze dell’ordine di fare un’azione capillare di verifica presso gli Uffici competenti per accertare la presenza o meno di gente sospetta.

Il nostro invito, però, ad oggi, è caduto nel vuoto.

Oltre che impegnare la Guardia di Finanza a verificare se il piccolo commerciante rilasci o meno lo scontrino per la vendita delle caramelle o il pane, non sarebbe più utile utilizzarla anche per accertare se i capitali investiti per le compravendite di appartamenti, ville, terreni, esercizi commerciali, ristoranti, bar ecc. , sono di provenienza lecita o meno?

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