Le mani dei clan sui rifiuti, in manette anche due avvocati

Infiltrazioni delle cosche negli appalti anche in Veneto e Francia, 24 arresti tra cui spiccano i nomi dei due penalisti Giulia Dieni e Giuseppe Putortì

REGGIO CALABRIA. Ci sono anche due noti penalisti reggini – gli avvocati Giulia Dieni e Giuseppe Putortì – fra i ventiquattro soggetti arrestati nel corso dell’operazione che i Carabinieri del Ros e del Comandoprovinciale di Reggio Calabria stanno eseguendo fin dalle prime luci dell’alba in Calabria, Veneto e Francia. Contro di loro, le accuse sono a vario titolo di associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia di beni e sottrazione di cose sottoposte a sequestro, con l’aggravante delle finalità mafiose. Al centro delle indagini del ROS, il clan Alampi – nota cosca “imprenditrice”, con forti interessi economici in tutta Italia e all’estero, gestiti all’ombra del più potente clan Libri – i cui capi e sodali erano riusciti ad allungare i propri tentacoli soprattutto nel settore dei rifiuti, ma anche in altri contesti nel settore degli appalti ecologici, nel cui ambito sono stati accertati gli accordi tra le cosche reggine per la spartizione degli enormi profitti derivanti dalla gestione fraudolenta delle discariche regionali, che i boss anche dal carcere riuscivano a spartirsi, grazie anche – stando a quanto emerso dalle indagini – ai messaggi che da dietro le sbarre i legali dei detenuti facevano filtrare. Documentato, anche, il controllo da parte degli indagati di imprese già sequestrate alla cosca, mediante la complicità di un amministratore giudiziario – Rosario Spinella – anch’egli destinatario di un provvedimento restrittivo.
Ma in manette è finito anche l’imprenditore ‘ndraghetista Matteo Alampi arrestato in Francia dal servizio regionale della polizia giudiziaria di Nizza e dal Ros, grazie al servizio di cooperazione interpol, insieme alla moglie Maria Giovanna Siclari. Subito dopo la scarcerazione avvenuta nel mese di marzo 2014, al termine di un periodo di detenzione per associazione mafiosa, Alampi si era trasferito a Villefranche sur mer, per sottrarsi alla notifica della sorveglianza speciale. La polizia giudiziaria di Nizza ed il Ros lo hanno rintracciato, notificandogli il mandato di arresto europeo emesso dalla procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, per associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni.
Alampi è ritenuto la mente imprenditoriale dell’organizzazione criminale, già capeggiata dal padre Giovanni Alampi, quest’ultimo tratto in arresto nel 2010 nel corso dell’operazione “il crimine”, che ne aveva delineato il ruolo di capo del “locale” di Trunca, attivo nell’omonima frazione del capoluogo reggino.

Alessia Candito

(Tratto dal Corriere della Calabria)

Archivi