20 Settembre 2026 | Cronaca
Dalla Lombardia alla Sicilia aumentano le intimidazioni contro le magistrate impegnate nelle indagini sulla criminalità organizzata. L’ultimo episodio riguarda la pm dell’inchiesta Hydra
AMDuemila
Le magistrate antimafia di Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Lombardia sono sempre più nel mirino dei clan a causa delle loro indagini. L’ultimo episodio riguarda Alessandra Cerreti, pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Milano e titolare, insieme al collega Rosario Ferracane, dell’inchiesta Hydra, considerata una delle principali indagini sulla mafia nel Nord Italia.
Mentre si trovava in autostrada, un Suv nero si è inserito nel cordone di sicurezza formato dalle due auto di scorta che procedevano con i lampeggianti accesi. Il veicolo si è mantenuto con insistenza tra le due vetture per diversi minuti. Solo dopo alcuni chilometri le auto di scorta sono riuscite a ricompattarsi e a seminare il Suv, che nel frattempo aveva tentato di inseguire la colonna.
L’episodio risale a un anno fa, ma è stato riportato in un’annotazione riservata che la Procura di Milano ha consegnato lo scorso aprile alla Commissione parlamentare antimafia. Nel documento vengono riferiti almeno dieci episodi intimidatori ai danni della magistrata. L’ultimo, non presente nella nota inviata alla presidente della Commissione, Chiara Colosimo perché avvenuto successivamente, riguarda il danneggiamento del vetro blindato dell’auto di scorta parcheggiata all’interno del Palazzo di Giustizia di Milano. L’automobile è stata colpita tre volte, probabilmente con un martello, e gli investigatori stanno verificando se si sia trattato di un gesto mirato. Su Cerreti, impegnata nel processo Hydra, è già stata rafforzata la protezione dopo che due collaboratori di giustizia hanno riferito dell’esistenza di un progetto di attentato nei suoi confronti e contro altri magistrati coinvolti nell’inchiesta. La pm è da tempo sotto scorta a causa delle minacce ricevute per la sua attività giudiziaria.
Le magistrate in Calabria
Insieme a Cerreti, sono nel mirino dei clan anche Annamaria Frustaci e Marisa Manzini, impegnate nella lotta alle cosche del Catanzarese.
Frustaci ha condotto, insieme all’ex procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, il maxi-processo Rinascita-Scott contro le cosche vibonesi. La magistrata vive sotto scorta dal 2019.
Minacciata a Catanzaro e finita sotto scorta è anche Marisa Manzini. Più a sud, e più recentemente, la tutela è stata assegnata anche a Sara Amerio, in servizio presso la Dda di Reggio Calabria.
Le minacce in Sicilia
Attraversando lo Stretto, a contrastare gli interessi criminali di Cosa nostra c’è Antonella Consiglio, presidente aggiunta della sezione gip del tribunale di Palermo. Durante l’estate la magistrata ha ricevuto una lettera dal boss Nino Madonia, detenuto al 41-bis. Per lei il Viminale ha disposto l’innalzamento del livello di protezione. Sempre nel capoluogo siciliano, la giudice Marta Maria Bossi è stata accerchiata e minacciata dopo un processo per un’estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Intimidazioni sono arrivate anche alla collega Emanuela Carrabotta, gip impegnata in procedimenti contro la criminalità organizzata. Non vanno poi dimenticate le minacce rivolte alla procuratrice minorile Claudia Caramanna, “rea” di avere allontanato alcuni minori da contesti di mafia e spaccio.
Il caso della giudice Mariano
In Puglia si sono verificati alcuni degli episodi intimidatori più eclatanti, la maggior parte dei quali ha avuto come bersaglio la gip di Lecce Maria Francesca Mariano.
La magistrata è finita nel mirino dei clan pugliesi tre anni fa, dopo essersi occupata del processo “The Wolf”, che ha smantellato la cosca Lamendola-Cantanna, radicata a Mesagne, in provincia di Brindisi.
Contro di lei sono state recapitate lettere minatorie, una testa mozzata di agnello e un coltello è stato collocato sulla tomba del padre. Più recentemente, la scorta ha trovato un ordigno rudimentale in un deposito appartenente alla famiglia della giudice a Galatina. L’ordigno, collegato a una bombola di gas, è stato individuato prima che potesse esplodere.rainews+1
Insieme a Mariano è finita sotto scorta anche Carmen Ruggiero, la pm antimafia che aveva chiesto le 22 misure cautelari nell’ambito dello stesso procedimento. Anche Ruggiero è stata oggetto di minacce.
Più a nord, a Potenza, la pm della Dda Annagloria Piccinni vive sotto scorta dopo le intimidazioni ricevute per avere indagato sulla criminalità organizzata del Metapontino.
Le minacce in Campania
In Campania, la pm della Dda di Napoli Simona Rossi è stata minacciata mentre indagava sui clan della zona orientale della città. Nel 2023 aveva ricevuto una lettera dal contenuto inequivocabile: “Fermati o fai bum”.
La solidarietà
“Colpire una donna magistrata in prima linea contro le mafie è colpire tutte le donne che ogni giorno scelgono di non abbassare lo sguardo davanti al potere criminale”, ha commentato Francesca Rispoli, presidente nazionale di Libera insieme a don Luigi Ciotti, riferendosi alle intimidazioni contro Cerreti.
Parole di solidarietà e condanna sono arrivate anche dall’Associazione nazionale magistrati, attraverso il presidente Giuseppe Tango. “L’Anm è al fianco delle colleghe e dei colleghi che sono in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata e che, purtroppo, sono costantemente oggetto di minacce, da Milano a Palermo e in tanti altri distretti”, ha dichiarato Tango.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/cronaca/le-magistrate-antimafia-nel-mirino-dei-clan-tra-minacce-e-inseguimenti