Le mafie si impadroniscono dell’economia del Lazio

L’INVASIONE DELLA MALAVITA ORGANIZZATA CALABRESE NELL’ECONOMIA LEGALE DI ROMA E LAZIO

«La politica dica no ai corrotti»
L’intervista. Il vicepresidente della Commissione antimafia Luigi De Sena chiede un impengo maggiore sul fronte antimafia puntando sulla prevenzione

La repressione c’è. E funziona. Quello che manca, come al solito, è la prevenzione per combattere la corruzione e le collusioni della politica e della pubblica amministrazione con la «nuova» criminalità organizzata dei colletti bianchi. Luigi De Sena (Pd), vicepresidente della commissione bicamerale antimafia, non ha dubbi. È questo il punto. Qualcosa è cambiato, senatore? «La ‘Ndrangheta a Roma e nel Lazio c’è da tempo. Negli Anni ’80 faceva i sequestri di persona. Oggi è impegnata nel riciclaggio di denaro proveniente dalla droga. La ‘Ndrangheta gestisce un terzo del traffico mondiale di cocaina». Un’evoluzione silenziosa e quasi invisibile… «Un’evoluzione imprenditoriale e finanziaria che interessa anche numerose attività commerciali capitoline. Il fronte della repressione funziona. La magistratura fa il suo lavoro. E i risultati si vedono con i sequestri di beni, com’è accaduto l’altro giorno per il bar Chigi». Che cosa manca, allora? «La politica e la pubblica amministrazione devono rendersi credibili, dare l’esempio. La società civile seguirà. Quello che preoccupa è l’infiltrazione delle mafie nel mondo della finanza, dove l’offerta criminale è molto appetibile. C’è un’invasione dell’economia legale e questo vale per tutto il Lazio. Tanti anni fa non era così o almeno non si percepiva». Che si può fare dal punto di vista normativo? «C’è necessità di un aggiornamento». In che settori? «Ad esempio per quanto riguarda la tutela dei testimoni di giustizia e delle vittime del racket delle estorsioni. Bisogna sburocratizzare il tutto per rendere più celere ed efficace l’obiettivo della protezione e dare all’impresa la libertà di lavorare. Da un lato ci vogliono una maggiore tracciabilità dei profitti e più controlli per evitare la collusione fra mafie e imprenditoria, dall’altro l’imprenditore che rispetta le regole e denuncia i malavitosi non deve essere lasciato solo. Spesso, al contrario, non riesce più a lavorare e diventa “scomodo” come collettore di grandi appalti. Lo Stato deve dare sostegno. Oggi invece fa molto poco e molto male. Poi c’è la questione dell’autoriciclaggio…». Cioè? «In Italia non è sanzionato. E basterebbe una piccola modifica all’articolo di legge: il Pd preme in questo senso». Il codice antimafia in discussione in due commissioni parlamentari potrà essere uno strumento utile? «Potrebbe. Però ho alcune perplessità. Mi sembra più una ricognizione dell’esistente che un aggiornamento. Ma si può discutere…». Insomma, è la politica che deve fare il primo passo? «Solo così si può pretendere che anche i cittadini rispettino le regole. Manca quel completamento del fronte antimafia in termini di prevenzione generale che, oltre al mondo imprenditoriale e sindacale, devono portare a termine la politica e la pubblica amministrazione. Insomma, lo Stato».

(Tratto da Il Tempo)

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