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Le mafie riciclano in bitcoin, la nuova cupola all’ombra del Duomo

TECNOLOGIE E CRIMINALITÀ – Una soffiata anonima rivela un bunker a Lainate, nel capannone di una cooperativa. Gli inquirenti trovano mezzo milione di euro in contanti, decine di server e altrettanti computer: il fascicolo ora è sul tavolo dell’Antimafia

DI DAVIDE MILOSA – Il Fatto Quotidiano

24 MAGGIO 2023

Una telefonata anonima alza il velo sui nuovi importanti affari milanesi collegati al crimine organizzato, con centinaia di migliaia di euro riciclati anche all’interno del circuito dei bitcoin. Affari che in via generale al momento, per come spiegato qualche mese fa in un incontro pubblico dall’antimafia, vedono federate insieme le tre principali mafie: Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra.

Ora chi fa la telefonata anonima è un professionista nel settore imprenditoriale. Chiama direttamente la Guardia di finanza di Magenta. Spiega in modo chiaro che in via Varese 2 a Lainate all’interno di un capannone in uso a una cooperativa, la Yxel, si trova un deposito di armi. È il 14 aprile scorso. I militari arrivano poco prima di pranzo. All’interno c’è una sola persona, evidentemente il custode. Gli investigatori cercano le armi che però non troveranno. Dietro a degli scaffali vengono invece individuati ben 465mila euro. Circa mezzo milione, dunque, diviso in decine di mazzette e su ognuna indicato un nome di fantasia. Di chi sono e a chi erano destinati? Nella palazzina di Lainate a forma esagonale c’è una sola persona che non risulta avere cariche all’interno della cooperativa. La perquisizione però non si ferma al primo piano. I militari proseguono nel sottoscala e qui trovano un vero e proprio bunker allestito con decine di server e altrettanti computer. Il tutto, emerge subito e chiaramente, per investire denaro nel campo dei bitcoin.

Il materiale viene sequestrato e ora è al vaglio della polizia giudiziaria. Pochi giorni dopo succede dell’altro. Il sequestro d’iniziativa viene, infatti, inizialmente seguito dal pm di turno quel giorno. A stretto giro, però, l’intero fascicolo viene trasferito sul tavolo dell’antimafia per alcune importanti convergenze investigative. Torniamo, però, all’anonimo. Per quanto risulta, il professionista ha segnalato il capannone con le armi per timore di finire in guai peggiori, collegati alle persone con cui negli ultimi tempi ha avuto rapporti. Ora, come detto, le armi non saranno trovate, ma secondo gli inquirenti, sarebbero state presenti all’interno del capannone fino a pochi giorni prima della perquisizione.

Cristallizzato il fatto, gli investigatori si concentrano ora sulla cooperativa, riferibile al momento a un giovane imprenditore, il quale risulta indagato per riciclaggio (non per mafia) assieme ad altri due soggetti, entrambi legati alla cooperativa. Storia misteriosa, dunque, che da Lainate ci porta nel centro di Milano, al civico 31 della tranquilla via Nino Bixio dove la società ha sede legale. Società che da visura risulta trasferita nel 2021 da Brescia a Milano con l’ingresso dell’attuale amministratore. Secondo il ragionamento investigativo, poi, la Yxcel con un valore della produzione di oltre mezzo milione di euro e un totale attivo di circa due milioni, rappresenta solo uno snodo di una rete di società ben più ampia e tutte collegate agli interessi della nuova cupola mafiosa all’ombra del Duomo. Tanto che perquisizioni e sequestri hanno creato una certa inquietudine in alcuni ambienti vicini ai clan.

Cosche due punto zero, dunque, i cui interessi erano stati descritti in un convegno pubblico a margine della grande manifestazione di Libera a Milano, riportato dal Fatto il 22 marzo scorso. Qui il capo dell’antimafia milanese Alessandra Dolci aveva spiegato: “Nel nostro territorio oggi le mafie non si fanno la guerra e vista l’accentuata propensione economica” dei clan, in questo senso “si creano alleanze”. Dopodiché aveva citato alcuni passaggi delle intercettazioni: “Meglio un brutto accordo di una bellissima guerra, la guerra porta disgrazie, la pace è buona per tutti”. Perché, aveva proseguito “oggi tutto è cambiato, i reati spia sono azzerati, vediamo un grande coinvolgimento in una miriade di attività economiche. Oggi scopro che i crediti di imposta valgano per il settore dell’innovazione, nel quale agisce la ’ndrangheta”. E ancora: “La mafia è impegnata in un settore di devianza specifica del nostro Paese e cioè l’evasione fiscale, i nostri arrestati dicono: mai io non sono mafioso faccio solo fatture false, e questo li rende meno criminali davanti all’opinione pubblica”. Insomma, la notizia del sequestro di mezzo milione può rappresentare solo un primo capitolo di un nuovo e inedito romanzo criminale.

Fonte:https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/05/24/le-mafie-riciclano-in-bitcoin-la-nuova-cupola-allombra-del-duomo/7171910/