Le mafie dilagano anche in Emilia-Romagna.88 confische in regione, 3 nel Parmense

Sessantasei beni immobili e ventidue aziende confiscate alla criminalità organizzata in Emilia-Romagna. Anche a Parma, visto che due edifici sono stati sequestrati a Salso ed uno a Langhirano.

È il bilancio, aggiornato al 30 giugno 2009, della lotta alla mafia in regione, reso noto a Bologna durante la presentazione di ‘Politicamente scorretto’, la rassegna che lega giornalismo e mafie curata da Carlo Lucarelli. E proprio per lo scrittore questo «è un aspetto spesso sottovalutato e preso con fastidio: quando parli di mafia al nord c’è sempre qualche sindaco che salta su e ti chiede perchè offendi l’immagine del suo paese», ha sottolineato Lucarelli.

I numeri dell’Ufficio del Governo per i beni confiscati indicano che, seppur lontana da Piemonte e Lombardia, l’Emilia-Romagna si attesta sui livelli del Veneto e stacca di molto la Toscana. Dei 66 beni immobili, 31 sono in gestione al demanio, altrettanti sono stati trasferiti a enti locali e quattro mantenuti dallo stato. La maggior parte, 25, proviene dalla provincia di Forlì-Cesena, seguita con 16 da Bologna, con 8 da Ferrara e con 7 da Ravenna. Sul versante aziende, 10 delle 22 confiscate sono ora in gestione al demanio (tutte bolognesi), 11 hanno chiuso o sono fallite e solo una è stata ceduta o revocata. L’Emilia-Romagna è comunque la terza regione tra nord e centro per numero di imprese invischiate con la criminalità organizzata, dopo Lombardia e Lazio. «Non c’è da sorprendersi», ha spiegato Lucarelli, citando quanto accaduto a Castelfranco dove un imprenditore è stato gambizzato per non aver ceduto a pressioni illecite: «E’ lo stesso metodo usato a Corleone».

(Tratto dalla Gazzetta di Parma)

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