Le mafie a Formia ed in provincia di Latina. I mafiosi solo solo quelli di cui sentiamo parlare da decenni? Che fine ha fatto la “Formia Connection”?

Quando qualcuno si deciderà a rendere pubblici gli atti relativi alla vecchia inchiesta della “Formia Connection”, soprattutto della parte relativa al cosiddetto” voto di scambio”, allora tutti potranno rendersi conto del livello di inquinamento della vita pubblica in provincia di Latina.

E del “come” e dei “perché” siamo invasi dalle mafie.

A distanza di ben 6 anni, noi stessi non riusciamo a comprendere il motivo per il quale non si è proceduto a carico delle persone i cui nomi sono apparsi invischiati in quella inchiesta.

Alla DDA di Napoli o di Roma noi suggeriamo di riprendere quei fascicoli, con le relative bobine delle intercettazioni effettuate e di ripartire di là per ridisegnare la mappa vera delle mafie in provincia di Latina e nel Basso Lazio.

Noi siamo fortemente arrabbiati prima di tutto con i cittadini, con quelli che, pur sapendo alcune cose relative ai rapporti esistenti fra tizio e caio, non hanno parlato e non parlano e, poi, con quei soggetti delle Istituzioni che non hanno voluto – o forse saputo – approfondire, scavare, dare impulso ad ulteriori indagini per inchiodare tutti alle proprie responsabilità.

Le forze dell’ordine in quella vicenda hanno fatto il proprio dovere fino in fondo, ma, purtroppo, i loro sforzi non sono stati coronati da un successo pieno perché qualcuno ha ritenuto di agire come ha agito.

Ecco perché noi imputiamo alla classe politica, fatta ovviamente qualche eccezione, la responsabilità di quanto si è verificato in una provincia, come quella di Latina, ormai invasa dalle mafie.

Responsabilità pesanti, pesantissime, che non possono trovare alcuna giustificazione.

Di fronte ad un’archiviazione, nessun parlamentare, nessun consigliere ha sentito il dovere di fare un’interrogazione, una domanda.

Tutti zitti ed oggi le conseguenze di quei silenzi sono sotto gli occhi di tutti.

Ancora oggi, quando noi parliamo della “Formia Connection” o del misterioso suicidio del Capitano Conti già Comandante della Guardia di Finanza di Fondi o di altri casi e situazioni del genere, notiamo nei nostri interlocutori un senso di fastidio e di ostilità.

Argomenti scomodi chiusi in tutta fretta malgrado i mugugni di un tessuto sociale omertoso di cui solo un lavoro paziente e lungo di intelligence avrebbe potuto raccoglierne umori e notizie.

Ma parlare di queste cose in provincia di Latina significa parlare di arabo.

Per fare queste cose occorrono volontà e capacità.

E qui cade l’asino.

Lo ripeteremo fino ad annoiare tutti:

in provincia di Frosinone la Guardia di Finanza in un anno ha fatto ben 140 verifiche; in provincia di Latina solamente 3.

Questi sono i fatti e tutto il resto sono chiacchiere.

Ed anche qui le responsabilità sono tutte politiche perché nessuno –e ripetiamo, nessuno – ha avuto ed ha il coraggio di affrontare e risolvere questi problemi.

Finiamola, perciò, di parlare di mafie continuando a fare nomi e cognomi noti e stranoti, perché, se vogliamo cominciare a parlarne seriamente, dobbiamo finalmente iniziare a guardarci attorno, in mezzo a noi.

Nei partiti e nelle istituzioni, oltre che nelle professioni.

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